Foggia, città ad anelli: il sogno di Antonucci

Non è la prima volta che Franco Antonucci propone ad amici e lettori di Lettere Meridiane letture visionarie su Foggia com’è e come potrebbe essere. Questa volta si supera. Partendo dalla nuova strada Orbitale e dall’idea di Foggia come città concentrica, ad anelli, capoluogo naturale di una Capitanata provincia-cerniera, Antonucci disegna una suggestiva ipotesi di sviluppo urbano che potrebbe dare all’espansione edilizia prossima ventura della città un’identità forte, affrontando in modo originale anche annose e irrisolte questioni come la valorizzazione delle borgate rurali che circondano l’abitato e il miglioramento delle cosiddette porte urbane. Vi invito a una lettura approfondita, centellinata, di questo articolo. Denso, intelligente, visionario, appunto (g.i.).

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Ciao Foggia! Hai di recente realizzato e inaugurato il primo lotto della cosiddetta Orbitale, attorno all’abitato consolidato. Rinforzi così la tua caratteristica di città compatta, inanellata a più riprese, che promette di stringersi con l’intesa simbolica di sentirci ancor più uniti, alla ricerca delle nostre identità profonde. Non certo per soffocarci. Per estendere lo spirito della Città mediterranea, allargandola psicologicamente, non fisicamente (aborrita espansione di suolo urbano).

La circonvallazione esterna Anas, che un tempo sembrava definire il limite del contesto urbano inanellato rispetto al territorio infinito, viceversa aperto, quasi vuoto, definisce ancora una mediazione leggera e temporanea tra interno ed esterno. Tra breve saremo pronti a superarla e a traguardare più lontano, nello spazio cosiddetto vasto, con una serie di anelli progressivi (e relative radiali), con un’accezione moderna, diversa dalle banali espansioni di città e di territorio. Non per invadere, quindi, bensì per coinvolgere lo spazio indifferenziato e le vocazioni necessarie.

Il continuo superamento verso l’esterno, con altri e più evanescenti anelli, in una più evanescente successione verso il cosmo territoriale, sarà un processo diverso dal solito, con nuovi significati interconnessi, più complicati, non lineari. Ed è già così nei fatti, mai del tutto compresi e risolti, se consideriamo il mega anello fantasma delle storiche borgate rurali, che ancora aspettano un loro giusto riconoscimento periurbano, nonché di congiunzione con il territorio rurale di profondità vasta; quindi la multicinturazione omologa, storica, dei grandi anelli delle bonifiche rurali dei primi decenni del ’900; quindi la cosiddetta cintura della mirabolante Pentapoli, da riconnettere in un arcipelago urbano metafisico e non in eterna competizione di supremazie fasulle; quindi il suo circuito perimetrale massimo, costituito dal comprensorio del Gargano verso mare e, ancor più, dalla sua cintura interna subappennina e dauna, territorio pedemontano dimenticato a più riprese.

Per mia esperienza, dovrei anche riconsiderare, in senso strategico economico-produttivo di fine anni ’70 (visionario, quindi deluso), il grande circuito delle aree industriali del Piano regolatore territoriale vasto (ante litteram) ASI, centrate sul baricentro paraurbano di ASI/Incoronata, in uno alla città capoluogo, Foggia, che attraverso la stessa ASI/Incoronata doveva essere veicolata verso il suo territorio di riferimento.

Il sistema ASI era uno sviluppo di mezzo, allora troppo di mezzo (come dire niente; in anticipo di concetti e tempi?), in un territorio immenso come un mare, dove galleggiano città in effetti paritarie. Il Piano ASI si è così frantumato in tanti villaggi produttivi autonomi, deboli.

La loro funzione sistemica, in realtà, è venuta meno anche per una scarsa attrattività territoriale generalizzata, non solo economico-produttiva (?), disperdendo i vari agglomerati ASI in distinte realtà comunali (disattente). Alcuni sono rimasti fantasmi sulla carta. Non è colpa dell’ASI.

La visione consortile era, invece, proprio quella di creare un grande cerchio di attrazione mediata, di ribaltamento contro la prepotenza dello storico e principale canale dello sviluppo adriatico longitudinale, fondendo, in tal caso, la peculiarità anulare essenziale con quella radiale lunga, interterritoriale, anche attraverso uno specifico sistema territoriale di scali ferroviari intermodali per ciascuna area ASI (superattivo, per ora, solo lo scalo ASI/Incoronata-Lotras).

La Capitanata, per i motivi sopra individuati, era stata a suo tempo ipotizzata (anche a livello regionale) come una grande provincia-cerniera alto-meridionale orientale, con potenzialità diffuse, poi non del tutto sfruttate in tal senso (logistica territoriale mancata).

La Capitanata, a nord della Puglia, doveva irradiare lo sviluppo regionale sottostante in tutte le direzioni, soprattutto in direzione tirreno-adriatica, con Bari metropoli mediana.

Questa originale struttura anulare-radiale assoluta di Capitanata resta comunque motivo ancora valido, almeno per ora, solo nei confronti delle singole realtà urbane, rimandando la dimensione provinciale vasta a chissà quando, di una proiezione futura, quando ci sarà maggiore consapevolezza e intensità, soprattutto sulle complementari strutture radiali lunghe verso i territori provinciali e regionali contigui e viceversa (espansione in rete della Cerniera Capitanata).

Il recente progetto del primo (e poi secondo) tratto di Orbitale della città di Foggia potrà eventualmente servire alla messa in moto di questo grande modello urbano-territoriale vasto, contraddicendo le tendenze centralizzate?

Comunque è opportuno limitarsi alla nostra giustificata scala urbana, magari esaltando, come qui si propone, una potenziale foresta urbana e territoriale in forma anulare, quindi radiale, come detto. E ciò a prescindere da ogni opzione superiore, comunque in divenire.

Congegnando, pertanto, una pianificazione urbana e territoriale classica, con contestuali anelli e radiali verdi alberate, opportunamente connesse alle figure urbanistiche primarie.

Anche riscoprendo e recuperando i tracciati tratturali antichi (archeologia tratturale), evidenziandoli come linee identitarie forti, per trekking dolce, tempo libero, cultura e quant’altro, in termini di crescente valore a scala urbanistica superiore.

Foggia e la Capitanata intera potrebbero in tal senso aspirare a diventare originali modelli-pilota per altri territori lontani, possibilmente contigui, con analoghe potenzialità e reciprocità.

Il modello che scaturisce da tutto questo mi piace ricondurlo spesso a una mia suggestiva esemplificazione, confrontandolo con la sezione trasversale di un albero vero e proprio.

Foggia come il nostro albero di vita urbana, descritto anch’esso attraverso i suoi anelli vitali. Ogni anello come una successione di storie urbane, circolari più in generale (Foggia è circolare in tutti i sensi), procedendo in avanti e indietro.

Il modello urbano concentrico di Foggia originaria, in effetti, è sembrato essere stato a suo tempo distorto dalla fuga della città compatta verso sud e verso il CEP, allora quartiere autonomo. Poi, invece, successivamente rianellato e assorbito, rilegandolo al tronco principale dell’albero della vita foggiana, essenzialmente e univocamente concentrica. Una sinergia urbana, in ogni caso, riequilibrata, anche se la tendenza allo sbilanciamento verso sud rimane.

La nuova strada orbitale, inaugurata a marzo 2025, sviluppa per ora 6,7 km e andrà oltre per definire meglio il nostro nuovo circuito urbano tra via Napoli e la periferia ovest. Allo stato attuale, con piste ciclabili, 8 rotatorie, opere artistiche (la città comincia a dare segni artistici anche sui grandi edifici interni. Bene!), telecamere di sicurezza, otto ettari di verde, 455 alberi e 1.925 arbusti.

Il nuovo progetto sembra suggerire e facilitare l’istituzionalizzazione di sequenze arboree forti (ancor più da rinforzare), come vere e proprie infrastrutture urbane, alla pari di strade e reti.

Proprio da questo nasce l’idea di Foggia, città concentrica più che mai, ma anche attraverso fitti anelli e raggi alberati, che difendono la città di Foggia, al centro di un naturale imbuto geomorfologico, dove il nostro favonio scivola facile da padrone, ammorbidendo ogni questione di isola del calore e/o di isola-città più calda d’estate a scala nazionale.

L’insieme così immaginato può anche intervenire sulla vecchia questione del degrado delle cosiddette porte urbane, non certo allo stato attuale esteticamente invitanti. La porta urbana di via San Severo, di via Lucera, di via Napoli, di via Manfredonia, di via Bari, in quest’ultimo caso riconnettendo la grande area ASI di Incoronata alla città come parte urbana essenziale, non da nascondere, ma da coinvolgere, riportandola nel concetto di parco urbano di attività.

Un piccolo sforzo ancora e Foggia potrebbe raggiungere traguardi impensabili, soprattutto in termini di recupero delle sue identità connaturate, cioè di sostanza.

Sono un visionario? Sì.

Franco Eustacchio Antonucci

P.S.
Mi piacerebbe che si usassero a Foggia termini più vicini a una maggiore semplicità e comprensione terrena. Orbitale è in effetti un termine tecnico per strada ad alto scorrimento.
Così come una volta si usava il termine orribile di Cassone, per indicare Comparto edificatorio. Cassone sembrava essere, per una popolazione di solare cultura mediterranea, una vera e propria costrizione.

2 commenti su “Foggia, città ad anelli: il sogno di Antonucci”

  1. Eustacchiofranco Antonucci. sono visionario? Si.
    Però i Visionari non lasciano lo spazio che trovano. sono i Visionari che muovono le onde del mare
    Sono i Visionari che producono Eros, inteso come amore universale e spingono l’uomo ad andare verso il futuro

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  2. Queste sono le persone che mai Foggia avrebbe dovuto lasciare andare. Un professionista di tali competenze e visione lunga,a distanza di tempo, fa capire la perdita. Amico di mio marito Marcellino Giuseppe architetto avrebbe dato alla città una diversa evoluzione urbanistica. Il tempo ahimè, è tiranno e non torna indietro. A questo grande personaggio va la mia stima più grande. Prof. Tina de Michele

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