«Memoria che vive e parla al futuro». Non potrebbero esservi parole migliori per definire lo storico momento che Foggia si appresta a vivere. Domani (ore 10, piazzale della Stazione) verranno inaugurate la Stele alle Vittime Civili dei Bombardamenti e la locomotiva monumentale restaurata, che finalmente verrà esposta nel luogo che più le compete.
Per la prima volta dopo molti decenni, quella ferita collettiva trova finalmente un segno visibile, capace di custodire la memoria e trasmetterla alle generazioni future, nella speranza che diventi condivisa, e sprigioni identità.
La scelta della data e del luogo non è affatto casuale. Il 29 maggio 1943, con la prima incursione aerea degli Alleati, ebbe inizio quella che sarebbe passata alla storia come la tragica estate del 1943. I raid colpirono con ferocia la stazione ferroviaria, per la sua posizione strategica nei collegamenti tra Nord e Sud, provocando un’ecatombe di vittime il 22 luglio. Centinaia di inermi cittadini, che avevano cercato scampo nel sottopassaggio, furono uccisi nel rogo provocato dall’esplosione di un treno che trasportava combustibile. Solo l’eroismo dei Vigili del Fuoco e dei ferrovieri evitò una tragedia ancora più immane.
Il bilancio di quello che fu uno dei più tragici capitoli dei «bombardamenti strategici» anglo-americani sull’Italia fu pesantissimo. Le incursioni imperversarono fino al 17 settembre (dunque protraendosi oltre l’armistizio): migliaia di vittime, buona parte dell’abitato rasa al suolo, tanta memoria perduta insieme alle vite spezzate.
Ecco perché non potevano esserci una data e un luogo più simbolici. La città aspettava da decenni un luogo capace di custodire il ricordo delle vittime civili del 1943.
Il sogno è stato coronato grazie al tenace impegno del Comitato «Un Monumento per le vittime del ’43 a Foggia», al quale si sono uniti l’Associazione Vittime di Guerra, la Fondazione dei Monti Uniti, la CGIL e naturalmente l’amministrazione comunale.

Alta cinque metri, la stele è stata realizzata dall’artista Nemo, pseudonimo di Alfredo Romagno. Lavorata in pregiata pietra di Apricena, riproduce, sulle sue quattro facciate, i diversi volti del dolore e della memoria spezzata, raccontando la tragedia che cancellò vite, case e interi frammenti dell’identità cittadina
Altrettanto significativo è l’approdo — ma è il caso di parlare di un vero e proprio ritorno — della storica locomotiva a vapore 880.009 che, pur avendo prestato servizio sui binari dello scalo foggiano, era stata collocata fin dal 1985 in un’area appositamente attrezzata della Villa Comunale. Una scelta che aveva deluso i ferrovieri foggiani, i quali si aspettavano una collocazione più significativa: presso la Stazione, appunto.

Qualche anno dopo, la locomotiva era stata trasferita in una posizione più periferica e marginale della Villa, finendo progressivamente abbandonata a se stessa.
A battersi con lodevole impegno per sottrarre lo storico cimelio al degrado e trasferirlo nel luogo dove avrebbe dovuto trovarsi fin dal primo momento è stato Pasquale Cataneo, forte anche dell’appoggio di una vasta rete di associazioni che hanno chiesto e ottenuto l’interessamento della Fondazione FS Italiane, che ha curato il restauro e il trasferimento nel piazzale della Stazione. L’uno e l’altro operazioni complesse e costose.
Per inciso, la «locomotiva dimenticata» si è presa una bella soddisfazione venendo riconosciuta dalla competente Sovrintendenza «bene di interesse storico e culturale».
Cara Foggia mia, questa volta concediti pure un po’ di orgoglio e goditi questa storia a lieto fine. Domani non inaugurerai soltanto un monumento e una locomotiva restaurata: restituirai finalmente un luogo e un volto alla tua memoria.
Geppe Inserra
Sono figlio di un ferroviere cresciuto nel quartiere ferrovia e sono particolarmente felice di leggere questa notizia. Farò il possibile per partecipare all’inaugurazione. Il 22 luglio del 1943 tra le vittime dei bombardamenti alleati c’era anche Tommaso Lagonigro, mio bisnonno materno. Lavorava in officina m.m., come riporta la lapide sul lato destro dell’atrio della stazione. Conservo una foto, a cui sono particolarmente affezionato, che lo ritrae davanti ad una locomotiva, sicuramente di fabbricazione antecedente a quella immortalata nel monumento. Non sapendo come postarla te la manderò, Geppe. Grazie per il tuo blog.
Ti ringrazio di cuore per le belle parole
Caro Geppe,
ho letto con grande interesse e partecipazione il tuo articolo.
Ora che l’evento del 28 maggio è entrato nella storia della città, credo si possa dire che Foggia abbia finalmente colmato due vuoti della propria memoria collettiva.
La Stele restituisce dignità e visibilità al ricordo delle vittime civili dei bombardamenti del 1943. La locomotiva 880.009, invece, è tornata finalmente nel luogo che più le appartiene: la stazione ferroviaria.
Da ferroviere e da capostazione non posso nascondere l’emozione provata nel vedere quel ritorno. Ricordo bene quando, nel 1985, la locomotiva fu collocata nella Villa Comunale. Molti di noi avrebbero preferito fin da allora una sistemazione davanti alla stazione, là dove quella macchina aveva svolto il proprio servizio e dove poteva continuare a raccontare la storia del lavoro ferroviario foggiano.
Per questo il suo ritorno non rappresenta soltanto il recupero di un bene storico. È il ritorno di un simbolo nel luogo della sua memoria.
La Stele e la locomotiva dialogano tra loro. La prima racconta il dolore della guerra e delle vite spezzate. La seconda racconta il lavoro, la ricostruzione, il progresso e l’impegno di generazioni di ferrovieri che hanno contribuito allo sviluppo della città.
A tutti coloro che hanno reso possibile questo risultato va il ringraziamento sincero della comunità cittadina. Hanno dimostrato che quando istituzioni, associazioni, cittadini e competenze si incontrano, anche obiettivi che sembravano irraggiungibili possono diventare realtà.
Mi permetto però di aggiungere una riflessione.
La memoria è fondamentale, ma una città vive davvero quando sa unire il rispetto per il proprio passato alla capacità di progettare il proprio futuro.
Per questo mi auguro che lo stesso entusiasmo, la stessa determinazione e la stessa capacità di fare squadra che hanno consentito di realizzare la Stele e riportare la 880.009 davanti alla stazione possano essere oggi messi al servizio delle grandi scelte che riguardano il futuro ferroviario di Foggia.
Penso in particolare al tema della fermata dell’Alta Velocità, sulla quale sembra essere calato un preoccupante silenzio. Eppure si tratta di una questione decisiva per il ruolo che Foggia potrà svolgere nei prossimi decenni nei collegamenti tra il Mezzogiorno e il resto del Paese.
La locomotiva che oggi ammiriamo ci parla della grande storia ferroviaria di Foggia. Sarebbe un errore fermarsi alla celebrazione del passato senza interrogarci su quale futuro vogliamo costruire per la città e per il suo sistema ferroviario.
La memoria, per essere davvero viva, deve saper indicare una direzione.
Dario Corsico