Lo schiaffo della Rai a Foggia e a Umberto Giordano

Con la messinscena di Andrea Chénier di Umberto Giordano, Foggia ha vissuto uno dei più importanti eventi culturali della sua storia recente. Ma la Rai lo ha ignorato, suscitando sgomento e indignazione nella popolazione.

I soli che possono rallegrarsi di questo incredibile episodio di sciatteria e insipienza che ha visto protagonista il servizio pubblico radiotelevisivo sono i discendenti di quei foggiani che una sera del lontano 1892 provocarono la storica rottura tra il compositore verista e la sua città natale, al Circolo Daunia. Giocavano a carte mentre il maestro, seduto al pianoforte, eseguiva alcune arie di Mala Vita, l’opera che da poco lo aveva consacrato tra i grandi autori del teatro musicale italiano. Giordano si infuriò, prese cappello e se ne andò.

Per oltre centotrent’anni il Circolo Daunia ha convissuto con quella macchia. Oggi può finalmente tirare un sospiro di sollievo. La Rai è riuscita a fare di peggio, oscurando la storica rappresentazione di Andrea Chénier andata in scena sabato scorso nel suggestivo scenario di Piazza Cavour, con la regia di Mario Martone, la direzione musicale di Gianna Fratta e un cast di livello internazionale. A rendere la vicenda ancora più incomprensibile c’è un particolare: il manifesto ufficiale dell’iniziativa riportava il patrocinio della Rai. Una circostanza che rende ancora più difficile comprendere il totale silenzio del servizio pubblico.

Non si trattava di uno spettacolo qualsiasi. Andrea Chénier rappresentava il momento culminante del Giò Festival – Giordano International Opera Festival, la prima manifestazione internazionale interamente dedicata al grande compositore foggiano.

Promosso dalla Camera di Commercio di Foggia, dal Comune di Foggia, dalla Regione Puglia, dalla Provincia di Foggia, da Puglia Culture e da numerose istituzioni culturali del territorio, con la direzione artistica di Gianna Fratta e Dino De Palma, il festival è nato con l’ambizione di trasformare il patrimonio artistico di Umberto Giordano in uno strumento di promozione culturale e di sviluppo del territorio, attraverso concerti, opere, incontri, mostre e iniziative diffuse tra Foggia, il Gargano e i Monti Dauni. Un obiettivo bellamente raggiunto, come dimostrano la straordinaria risposta del pubblico e la capacità di fare rete mostrata dalle istituzioni e dagli operatori culturali coinvolti.

Eppure, per il TGR Puglia quell’evento semplicemente non è esistito. Andrea Chénier non è comparso neppure nell’Agenda degli Spettacoli, la rubrica con cui il telegiornale regionale segnala quotidianamente gli appuntamenti culturali della Puglia. Nell’edizione del 20 giugno hanno trovato spazio il Teatro Metamorfosi di Rutigliano, il concerto dei Pet Shop Boys al Medimex di Taranto, il Combattimento di Tancredi e Clorinda a Monopoli, Mille e una notte al Teatro Cittadino di Noicattaro, una mostra fotografica a Pozzo Faceto e la rassegna Tavole a Festa di Ruvo di Puglia. Non una parola, invece, per l’allestimento di Andrea Chénier firmato da Mario Martone, interpretato da artisti di fama internazionale, con l’Orchestra e il Coro della Fondazione Petruzzelli di Bari, rappresentato nella città natale del compositore davanti a migliaia di spettatori.

Va precisato che il TGR Puglia aveva dedicato al Giò Festival un paio di brevi servizi nei giorni precedenti, annunciandone l’avvio e alcune iniziative. Proprio per questo il silenzio sulla serata conclusiva appare ancora più incomprensibile. La rappresentazione di Andrea Chénier non costituiva un evento qualsiasi, ma il culmine dell’intero festival: il momento più atteso, destinato a celebrare il compositore foggiano con un allestimento di livello internazionale nella sua città natale.

Il paradosso è che l’edizione del TGR Puglia del 21 giugno si è aperta proprio con una notizia proveniente da Foggia: il tragico incendio nel quale ha perso la vita un’anziana donna ipovedente. Una scelta editoriale del tutto comprensibile, trattandosi di un grave fatto di cronaca. Ciò che sorprende è che, nello stesso telegiornale, non abbia trovato spazio neppure un servizio dedicato alla straordinaria rappresentazione della sera precedente. Così Foggia è finita ancora una volta sotto i riflettori della televisione pubblica per una tragedia, mentre, quando offre al Paese uno dei più importanti eventi culturali della sua storia recente rimane, semplicemente, invisibile.

Naturalmente ogni redazione è libera di stabilire le proprie priorità informative. Nessuno pretende che un’opera lirica apra un telegiornale. Ma è difficile comprendere come un evento che, per valore artistico, rilevanza simbolica e richiamo nazionale, rappresentava una delle più importanti iniziative culturali dell’anno in Puglia non abbia trovato spazio neppure tra gli appuntamenti segnalati al pubblico.

La vicenda pone una domanda che va oltre la legittima amarezza dei foggiani. Quale idea di servizio pubblico trasmette una televisione che riesce a raccontare con puntualità tragedie, incidenti e fatti di cronaca, ma non trova il tempo di documentare la rinascita culturale di un territorio? Se il servizio pubblico ha anche il compito di valorizzare il patrimonio culturale del Paese, quale migliore opportunità della rappresentazione di Andrea Chénier nella città che diede i natali a Umberto Giordano?

Il servizio pubblico non è chiamato soltanto a raccontare ciò che accade. È chiamato anche a riconoscere ciò che ha valore. E sabato scorso, a Foggia, quel valore è stato sotto gli occhi di tutti. Tranne che della Rai.

Geppe Inserra

12 commenti su “Lo schiaffo della Rai a Foggia e a Umberto Giordano”

  1. Seguo sempre il tg3 e in quei giorni mi è sembrato proprio strano il silenzio, soprattutto dell’ evento del 21 giugno. Anche perché è un tg che mette in evidenza ogni iniziativa del barese e perché tacere si quelle foggiane. Continuerò a Chiamarlo tg Bari, come facevo fino ad ora, non ci sono eventi per ricredermi.

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  2. Condivido puntualmente ogni passaggio ma ora vorrei che questo rammarico sia trasmesso proprio alla Rai e chiederei spiegazioni ufficiali a questo comportamento di superficialità e banalità.
    Io, che seguo esclusivamente Rai 3, sono tentata dall’abbandonarla e a questo punto non solo per la deriva di Fazio, di Licia Coló, dell’annunziata ma per una politica che non riesco più a comprendere. Sempre più Baricentrica

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  3. Una vergogna! Poi dice che uno “cade nel qualunquismo” e scappa, nella nostra sacra lingua: “so’ barise, che te putive aspettà”. PUNTO
    Michele Sepalone

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  4. Ha stancato questa informazione fatta di cronaca nera e rosa, anziché puntare su notizie buone e positive che danno speranza e trasferiscono ottimismo e sulla cultura, cioè informazione seria, puntano su episodi che sono all’ordine del giorno da che mondo è mondo.
    È verissimo c’è un preciso disegno per cui Foggia finisce sotto i riflettori solo per cose negative, morti e mafia, ma è volutamente nascosto quanto di positivo esiste in questa città e gli sforzi che si fanno per vincere e costruire un’altra visione.
    Il marketing territoriale lo deve fare la stessa città perché altrimenti lo spazio per l’economia che ne deriva se lo prendono gli altri centri in Puglia, vedi Bari e Lecce.

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  5. Sono daccordissimo con lei , frequentemente la RAI snobba gli eventi culturali e di prestigio che si svolgono a Foggia e di contro invece danno rilievo alla sagra della porchetta nel comune sperduto dell’entroterra pugliese. Mi chiedo se questo è un comportamento calcolato per far risultare Foggia solo una città dove la malavita la fa da padrona. 🤷🏻‍♀️

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  6. Sinceramente credo, aldilà di tutto, che la tgr DOVREBBE scusarsi con noi Foggiani che, oltre a pagare il canone come i baresi, leccesi, brindisini, e tarantini, siamo pugliesi. Abbiamo diritto a delle motivazioni con relative SCUSE!!!!

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  7. Condivido in totto. Oltre alla RAI anche la rappresentanza politica del territorio avrebbe dovuto spingere affinché l’evento fosse degnamente pubblicizzato, come succede quando si inaugurano strade, palazzi ed altro.

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  8. L’articolo di Geppe Inserra non è soltanto la denuncia di una grave disattenzione della Rai. È una riflessione sul modo in cui il servizio pubblico sceglie di raccontare il Paese.

    La rappresentazione di Andrea Chénier a Foggia non era un semplice spettacolo lirico. Era il punto di arrivo di un progetto culturale che ha saputo unire istituzioni, artisti, imprese e cittadini attorno alla figura di Umberto Giordano, restituendo alla sua città un pezzo importante della propria identità.

    Il servizio pubblico ha certamente il dovere di raccontare la cronaca, anche quella più dolorosa. Ma ha anche una missione diversa e altrettanto importante: far conoscere ciò che produce bellezza, cultura, memoria e sviluppo. Perché è anche così che si costruisce il senso di una comunità nazionale.

    Quando un evento di questa portata viene ignorato, il problema non riguarda soltanto Foggia. Riguarda l’idea stessa di servizio pubblico. Se non si accorge di ciò che valorizza il patrimonio culturale italiano, finisce per raccontare un Paese incompleto, nel quale le periferie compaiono solo quando accade una tragedia e scompaiono quando diventano protagoniste di un’eccellenza.

    Per questo credo che questa non debba diventare una polemica di parte, ma una battaglia civile della città. Foggia deve imparare a fare squadra quando sono in gioco la propria dignità, la propria storia e il proprio futuro. Le istituzioni, le associazioni, il mondo della cultura, dell’informazione e i cittadini dovrebbero parlare con una sola voce, chiedendo che eventi di questo livello ricevano l’attenzione che meritano.

    Essere uniti non significa rivendicare un privilegio. Significa chiedere rispetto. Perché una città che sa produrre cultura, bellezza e qualità ha il diritto di essere raccontata anche per questo, e non soltanto quando è teatro di fatti di cronaca.

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  9. Io mi chiedo se non sia stato un Atto voluto,per chissà quale mancanza di accordi..! E poi,dove erano tutti i nostri “giornalisti”? Forse sarebbe stato un loro dovere garantire la presenza di quella Televisione, così come avviene per tante altre manifestazioni.Non diamo sempre la colpa generica ai Foggiani! Tutti hanno apprezzato quella Meraviglia.

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    • E pensare che recentemente un giornalista della RAI di Bari ha sposato una foggiana, ritengo in seconde nozze vista l’età.

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  10. È una cosa vergognosa quello che la TGR Puglia non ha fatto. Mi chiedo se qualche responsabile di tale testata giornalistica avrà la capacità e la faccia per spiegare il perché.

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  11. CREDO, in Dio Padre Onnipotente e in Nostro Signore Gesu’Cristo e non nei mezzi di informazione qualunque testata essi sanno, come fuorviarci.I mezzi d’informazione sono tutti al soldo dei partiti, è ciò che la politica vuole gare del ping pong, la sinistra parla di cultura e la destra del problema della violenza, entrambi straparlano perché di fatto siamo già in campagna elettorale. La prima batosta è arrivata al Referendum quando alla destra, è la sinistra pensa di metterci il cappello sopra e scimmietta che hanno Vinto. In Verità ha vinto il popolo Sovrano che vuole una democrazia e non una democratura,cosa che voleva anche la sinistra ma poi sembrerebbe che ci abbia ripensato Quindi il popolo ha spiazzato I partiti.

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