Ricordare il passato, costruire il futuro: l’appello di Dario Corsico

Ferroviere e capostazione, con un passato da dirigente sindacale della categoria, Dario Corsico, pur vivendo da molti anni a Roma, non ha mai smesso di seguire e interrogarsi sui problemi della sua terra d’origine. Nato a Bari, ha infatti trascorso una parte significativa della sua vita a Foggia, città alla quale resta profondamente legato.

Corsico ha pubblicato un intervento in risposta al nostro articolo dedicato alla recente inaugurazione del Monumento alle Vittime dei Bombardamenti del 1943 e alla ricollocazione della storica locomotiva nel piazzale della stazione. Si tratta di una riflessione che merita attenzione e che pertanto pubblichiamo come contributo al blog.

La sua tesi di fondo è pienamente condivisibile: perché il «risarcimento di memoria» rappresentato da queste iniziative possa tradursi in una concreta prospettiva di futuro, la società civile che si è battuta per raggiungere questo risultato dovrebbe affrontare con la stessa determinazione le numerose questioni ancora aperte nel settore dei trasporti. A cominciare dalla fermata dell’Alta Velocità, «sulla quale sembra essere calato un preoccupante silenzio», osserva giustamente l’autore.

Nel ringraziare l’amico Dario per questo stimolante contributo, cogliamo l’occasione per offrire ad amici e lettori di Lettere Meridiane una piccola anteprima che lo riguarda. È infatti imminente l’uscita di un suo prezioso romanzo, destinato a riportare alla luce una vicenda poco conosciuta della nostra città.

«La vita di Guido, una storia sospesa» ricostruisce il percorso umano di Guido Tatafiore, direttore della Caritera di Foggia, assassinato il 1° giugno 1960. Dietro quel tragico fatto di cronaca emerge però una vicenda ben più ampia e articolata, che attraversa diversi decenni della storia cittadina e restituisce uno spaccato significativo della società dell’epoca.

Chi desidera prenotare il volume può farlo qui.

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Caro Geppe,

ho letto con grande interesse e partecipazione il tuo articolo.

Ora che l’evento del 28 maggio è entrato nella storia della città, credo si possa dire che Foggia abbia finalmente colmato due vuoti della propria memoria collettiva.

La Stele restituisce dignità e visibilità al ricordo delle vittime civili dei bombardamenti del 1943. La locomotiva 880.009, invece, è tornata finalmente nel luogo che più le appartiene: la stazione ferroviaria.

Da ferroviere e da capostazione non posso nascondere l’emozione provata nel vedere quel ritorno. Ricordo bene quando, nel 1985, la locomotiva fu collocata nella Villa Comunale. Molti di noi avrebbero preferito fin da allora una sistemazione davanti alla stazione, là dove quella macchina aveva svolto il proprio servizio e dove poteva continuare a raccontare la storia del lavoro ferroviario foggiano.

Per questo il suo ritorno non rappresenta soltanto il recupero di un bene storico. È il ritorno di un simbolo nel luogo della sua memoria.

La Stele e la locomotiva dialogano tra loro. La prima racconta il dolore della guerra e delle vite spezzate. La seconda racconta il lavoro, la ricostruzione, il progresso e l’impegno di generazioni di ferrovieri che hanno contribuito allo sviluppo della città.

A tutti coloro che hanno reso possibile questo risultato va il ringraziamento sincero della comunità cittadina. Hanno dimostrato che quando istituzioni, associazioni, cittadini e competenze si incontrano, anche obiettivi che sembravano irraggiungibili possono diventare realtà.

Mi permetto però di aggiungere una riflessione.

La memoria è fondamentale, ma una città vive davvero quando sa unire il rispetto per il proprio passato alla capacità di progettare il proprio futuro.

Per questo mi auguro che lo stesso entusiasmo, la stessa determinazione e la stessa capacità di fare squadra che hanno consentito di realizzare la Stele e riportare la 880.009 davanti alla stazione possano essere oggi messi al servizio delle grandi scelte che riguardano il futuro ferroviario di Foggia.

Penso in particolare al tema della fermata dell’Alta Velocità, sulla quale sembra essere calato un preoccupante silenzio. Eppure si tratta di una questione decisiva per il ruolo che Foggia potrà svolgere nei prossimi decenni nei collegamenti tra il Mezzogiorno e il resto del Paese.

La locomotiva che oggi ammiriamo ci parla della grande storia ferroviaria di Foggia. Sarebbe un errore fermarsi alla celebrazione del passato senza interrogarci su quale futuro vogliamo costruire per la città e per il suo sistema ferroviario.

La memoria, per essere davvero viva, deve saper indicare una direzione.
Dario Corsico

1 commento su “Ricordare il passato, costruire il futuro: l’appello di Dario Corsico”

  1. Vorrei ricordare anche il papà di Dario, grande segretario dello S.F.I ora FILT CGIL Ulisse Corsico che tanto ha dato alla grande famiglia dei Ferrovieri di Capitanata.

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