
Quando, nel 2004, i cittadini foggiani furono chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco, ai più sembrò naturale che il candidato del centrosinistra fosse Antonio Pellegrino, che fino a pochi mesi prima aveva guidato la Provincia per nove anni con eccellenti risultati, vincendo sempre al primo turno le elezioni del 1994 e del 1998 e dando prova di una politica capace di coniugare visione e concretezza.
Stimato primario urologo, Pellegrino si era distinto sia per l’attenzione riservata alla città capoluogo — «Foggia Capitale» era lo slogan che spesso risuonava nei corridoi di Palazzo Dogana — sia per il rilancio della Provincia quale ente intermedio in grado di promuovere e coordinare processi di sviluppo su area vasta. «La Grande Provincia» fu l’altro slogan che ispirò e accompagnò la sua azione amministrativa.
La sua candidatura a sindaco venne però osteggiata da diversi partiti che fino ad allora lo avevano sostenuto. Il centrosinistra si divise e ai nastri di partenza si presentarono due candidati: Antonio Pellegrino, sostenuto da due liste civiche, Udeur, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, e Orazio Ciliberti, già assessore provinciale nella giunta Pellegrino, sostenuto da Margherita, Democratici di Sinistra, Socialisti dello SDI e del Nuovo PSI, Lista Segni, Repubblicani Europei, Lista Di Pietro e altre liste minori. Il centrodestra candidò un altro stimato primario, Costanzo Natale.
Pellegrino conquistò al primo turno un risultato sorprendente, ottenendo il 19,35 per cento dei voti. Ciliberti e Natale si fermarono rispettivamente al 41,12 e al 33,79 per cento e furono costretti al ballottaggio, che premiò il candidato del centrosinistra con il 59,7 per cento dei consensi.
La storia della mancata candidatura unitaria di Pellegrino alla fascia tricolore è stata ricostruita da Pino Marasco nel volume Un’occasione perduta. Il centrosinistra e la candidatura Pellegrino nel 2004, che sarà presentato questo pomeriggio, lunedì 8 giugno 2026, a Palazzo Dogana.
Già coordinatore dell’Ulivo, Marasco fu una figura centrale nelle campagne elettorali provinciali del 1994 e del 1998 che portarono alla vittoria di Pellegrino e si batté con convinzione per la candidatura unitaria del 2004, destinata purtroppo a naufragare.
«La vicenda — ricorda — ebbe origine dallo scontro tra due diverse concezioni della politica. Da una parte una visione fondata sul ruolo dei partiti, ma orientata da un progetto condiviso di cambiamento e prevalentemente al servizio degli interessi generali delle comunità amministrate; dall’altra una concezione che tendeva a subordinare tutto agli interessi particolari dei partiti e ai loro equilibri interni.
La natura autentica della sfida rappresentata dalla candidatura di Antonio Pellegrino stava tutta qui.
Una precisazione, tuttavia, è necessaria. Quella proposta politica era l’espressione di una strategia finalizzata a indicare Pellegrino come naturale e autorevole guida del centrosinistra. Non aveva, né poteva avere, anche alla luce delle concomitanti elezioni europee — caratterizzate dalla lista unitaria DS, Margherita e SDI, “Uniti nell’Ulivo”, premessa della futura nascita del Partito Democratico — l’obiettivo di candidare Pellegrino contro il centrosinistra, provocando una lacerante spaccatura della coalizione.
Eppure fu proprio questo che, purtroppo, accadde. Non tanto per responsabilità personali di Pellegrino, quanto per responsabilità politiche che coinvolsero, in misura e tempi diversi, DS, SDI, UDEUR e Verdi. Responsabilità differenti, maturate nelle varie fasi di una vicenda complessa e travagliata. Nella fase conclusiva, tali responsabilità finirono per coinvolgere anche la Margherita, attraverso un’operazione destabilizzante concepita all’esterno e veicolata con spregiudicatezza all’interno del partito.
Presentando il volume non vogliamo celebrare inutili e fuorvianti processi al passato o ai protagonisti di quella stagione politica, ma cercare di comprendere meglio i contorni reali della vicenda, le sue implicazioni e il suo significato politico. Un’occasione per andare oltre interpretazioni sommarie, luoghi comuni e percezioni distorte che, ancora oggi, continuano ostinatamente a persistere nell’immaginario collettivo della nostra città».
A conversare con l’autore sarà il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, Filippo Santigliano.
Marasco ha voluto affidarmi l’apertura dei lavori e gliene sono particolarmente grato. Da ex dirigente della Provincia e collaboratore di Antonio Pellegrino, parlerò della «Grande Provincia», un altro grande progetto politico e amministrativo che, come molte delle intuizioni più avanzate di quella stagione, non riuscì a compiersi pienamente.
Geppe Inserra