22 luglio 1943, come la propaganda nascose la tragedia di Foggia

Ricorre oggi l’83° anniversario del tragico bombardamento che il 22 luglio 1943 insanguinò Foggia, provocando una delle più gravi stragi di civili della seconda guerra mondiale in Italia. Su quella drammatica giornata si è scritto molto: studi storici, testimonianze, documenti e ricerche hanno ormai permesso di ricostruire minuto per minuto quella tragedia.

Lettere Meridiane dedica ogni anno all’anniversario una pagina di memoria: ricordare è sempre importante, tanto più quando il mondo, come sta accadendo in questi anni continua ad essere sconvolto dalle guerre. Quest’anno vogliamo proporre ad amici e lettori di blog un punto di vista diverso. Non una nuova ricostruzione dei fatti, né una discussione sul numero delle vittime, ma la lettura di una fonte ufficiale che consente di comprendere meglio di ogni altra il clima politico e culturale nel quale quella tragedia maturò e venne raccontata agli italiani: i Bollettini di Guerra del Comando Supremo delle Forze Armate, diffusi quotidianamente dal regime fascista, pubblicati nella loro interezza nel 1970 dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano .

È una lettura che colpisce ancora oggi. Mentre Foggia veniva progressivamente trasformata in uno dei principali obiettivi della campagna aerea alleata e la popolazione civile pagava un tributo di sangue senza precedenti, la comunicazione offriva una narrazione del tutto riduttiva della tragedia.

Nei bollettini le incursioni sulla città si susseguono con frequenza crescente, anche se non tutte le incursioni venne «censite» del Comando Supremo delle Forze Armate (sono del tutto assenti quelle di settembre). I danni vengono definiti, di volta in volta, «notevoli», «di notevole importanza» o «ingenti», ma lo spazio riservato alle vittime è minimo e, spesso, del tutto assente. Al contrario, gran parte dei comunicati è dedicata agli aerei nemici dichiarati abbattuti, all’efficacia della contraerea e ai successi attribuiti alla caccia italiana e germanica. È il linguaggio della propaganda di guerra, che tende a minimizzare gli effetti dei bombardamenti sulla popolazione e a mantenere alto il morale attraverso l’esaltazione delle capacità difensive.

Il caso più emblematico è quello del 23 luglio 1943. All’indomani del bombardamento più devastante della storia di Foggia, mentre la città è ancora sconvolta dalle macerie e dalle migliaia di vittime, il Bollettino del Comando Supremo si limita a riferire che le incursioni hanno provocato «danni di notevole importanza», senza dedicare una sola parola alla dimensione della catastrofe umana. Un silenzio eloquente, che oggi costituisce esso stesso una testimonianza storica.

Da questa prospettiva, la sequenza dei bollettini permette di seguire, quasi in controluce, l’intensificarsi degli attacchi contro Foggia e, nello stesso tempo, di misurare la distanza tra la realtà vissuta dalla popolazione e la narrazione ufficiale costruita dal regime. Proprio per questo quei documenti conservano ancora oggi un valore che va ben oltre la semplice cronaca militare. Eccoli, di seguito.

29 maggio 1943 (Bollettino n. 1099)

Foggia viene indicata tra gli obiettivi dell’aviazione alleata, insieme alla zona di Lucera. Il bollettino riferisce che la città è stata attaccata con bombardamenti e azioni di mitragliamento, precisando che i danni sono stati meno gravi rispetto a quelli subiti da Livorno. Vengono segnalati sei morti e nove feriti nei dintorni di Lucera.

31 maggio 1943 (Bollettino n. 1101)

Nuove incursioni interessano la provincia di Foggia, insieme a quelle di Bari e Potenza. Il bollettino non fornisce particolari sui danni né sulle vittime nel territorio foggiano.

1° giugno 1943 (Bollettino n. 1102)

L’aviazione nemica bombarda nuovamente Foggia. Il Comando Supremo parla di «danni notevoli» e comunica un primo bilancio di 27 morti e 33 feriti tra la popolazione civile.

21 giugno 1943 (Bollettino n. 1122)

Foggia è ancora una volta colpita nel corso di una serie di incursioni che interessano anche Napoli, Spinazzola, Reggio Calabria e numerose località della Sicilia. Il bollettino non riporta dati sulle vittime o sui danni subiti dalla città.

16 luglio 1943 (Bollettino n. 1147)

Napoli, Foggia e Genova sono indicate come obiettivi di nuove incursioni aeree. Per Foggia viene comunicato soltanto un primo bilancio di 15 feriti.

23 luglio 1943 (Bollettino n. 1154)

All’indomani del devastante bombardamento del 22 luglio, il Comando Supremo si limita a riferire che incursioni aeree su Foggia hanno provocato «danni di notevole importanza». Il bollettino segnala inoltre l’abbattimento di un aereo nemico nel cielo di Foggia e informa che, nelle operazioni degli ultimi due giorni, otto velivoli italiani non sono rientrati alle basi. Non compare alcun riferimento all’entità della tragedia umana che aveva colpito la città.

17 agosto 1943 (Bollettino n. 1179)

Nuove incursioni interessano Torino e la zona periferica di Foggia. Danni e vittime sono dichiarati «in corso di accertamento». Il bollettino sottolinea invece l’attività della difesa contraerea e della caccia germanica, alle quali attribuisce l’abbattimento di quindici quadrimotori nei dintorni della città. Per l’intera Puglia vengono comunicati 7 morti e 22 feriti. Una rappresentazione molto distante dalla realtà: i raid del 16 agosto furono i più virulenti assieme a quelli del 22 luglio.

20 agosto 1943 (Bollettino n. 1182)

Formazioni di quadrimotori anglo-americani attaccano nuovamente Foggia, provocando, secondo il bollettino, «danni ingenti». Ampio spazio viene dedicato ai combattimenti aerei e all’abbattimento di quarantaquattro velivoli nemici da parte della contraerea e della caccia italo-tedesca.

26 agosto 1943 (Bollettino n. 1188)

Il Comando Supremo riferisce di una «pesante azione aerea» sulla città di Foggia, precisando che «i danni risultano gravi». Anche in questo caso l’attenzione si concentra soprattutto sull’attività della difesa, alla quale vengono attribuiti dodici abbattimenti di aerei alleati nei dintorni della città.

Fin qui i bollettini. Come già detto, vengono del tutto ignorate le incursioni di settembre, che infierirono sulla città perfino dopo l’armistizio. Ma proprio per questo perfino ottantatré anni dopo, quei bollettini sono importanti. Non tanto per ciò che raccontano, quanto per ciò che scelgono di non raccontare.

4 commenti su “22 luglio 1943, come la propaganda nascose la tragedia di Foggia”

  1. Caro Geppe, sai con quanto impegno, difficoltà e contro quanti muri di gomma mi sia scontrato dal febbraio 2013 a tutto il 2022, nel condurre – per conto degli ultimi due Direttori della Biblioteca “La Magna Capitana” di Foggia – il famoso Censimento delle Vittime dei bombardamenti dell’estate 1943.
    E ciò che leggo ora mi pare contraddire ciò che lo stesso Comando del IX Corpo d’Armata riferiva nei Bollettini sugli avvenuti bombardamenti sulla nostra città. Li ha raccolti e pubblicati per primo l’ing. Antonio Guerrieri (figlio del preside del Liceo Lanza, Luigi Guerrieri, morto proprio quel 22 luglio) nel celebre e insuperato volume “La città spezzata”, edito postumo nel 1996, e curato nella parte finale dalla nipote Marina Mazzei e, soprattutto, da suo marito, il prof. Saverio Russo.
    Ebbene, la realtà che emerge leggendo le schede riassuntive delle singole giornate toccate dai bombardamenti anglo-americani, è esattamente opposta a quanto sostieni. In ogni dettagliata scheda vi è il dato numerico delle vittime – e, qui sì, gioca l’aspetto propagandistico del Regime – ingigantito in maniera abnorme e tale da permettere, nel 1954, l’assegnazione della prima delle due Medaglie d’Oro al Valore, che Foggia – con poche altre città italiane martoriate – può vantare.
    I famosi 20.298 morti – per fortuna mai esistiti, diciamolo a voce alta una volta per tutte! – sono il risultato di un “gioco al rialzo” che nel 1945 si tentò – me lo svelò in una intervista Antonio Vitulli poco prima della sua morte – per sollecitare il Governo provvisorio dell’epoca a impegnarsi nell’invio celere di massicci fondi per la ricostruzione di Foggia, distrutta per il 76% del suo abitato e a fronte di (mai dimostrati!) 20.000 morti. Morale: arrivarono molti meno fondi di quelli richiesti e in tempi più lenti. Andò meglio a Bari!
    Fra l’altro, la cosa sorprendente è che in ognuno di quei Bollettini compaiono due dati contrapposti.
    Il primo riferisce di tot. numero di morti – generalmente pochi – mentre a fine giornata quel dato contabile finisce moltiplicato per 10 se non per 100 volte il numero di morti iniziale!
    Ma la sorpresa finale è un’altra e si lega al nostro Censimento.
    Se osserviamo il 1° dato pubblicato nel Bollettino del 22 luglio 1943, emerge plasticamente la quasi totale aderenza al dato dei morti di quella giornata del nostro Censimento! Ovviamente diverge radicalmente col dato di fine giornata quando dai circa 450 deceduti – quanti ne documentai io, con generalità e fonti citate – si arriva ai fantomatici 7.500 circa!!
    La tragedia di Foggia non si misurerà mai col bilancino dei morti né con quanto patrimonio edilizio e storico andò distrutto (quest’ultimo molto meno di ciò che si è sempre pensato), ma con le responsabilità di un Regime che invece di difenderla adeguatamente smise di considerarla centro nevralgico sul piano militare e delle vie di comunicazione.

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  2. Ho letto con grande interesse sia la riflessione di Geppe sia il contributo di Maurizio .

    A me sembra che, più che contraddirsi, affrontino due aspetti diversi della stessa tragedia.

    Geppe richiama l’attenzione sulla propaganda del regime fascista, che nei Bollettini del Comando Supremo minimizzava il dramma umano, privilegiando gli aerei abbattuti e i presunti successi militari. Maurizio, invece, ricorda come, nel dopoguerra, si sia sviluppata anche una narrazione che finì per enfatizzare il numero delle vittime.

    È una lezione che va ben oltre la storia di Foggia. La propaganda non consiste soltanto nel dire il falso. Talvolta consiste nel tacere una parte della verità; altre volte nel selezionare solo quei fatti che confermano una determinata tesi.

    Ricordo che il 21 ottobre 2002, sulle pagine de l’Unità, Aldo Varano pubblicò l’articolo “Foggia, per il Polo gli Alleati furono criminali”. L’articolo nasceva dalla polemica aperta dall’allora sindaco di Foggia Paolo Agostinacchio e dalla sua amministrazione, che avevano annunciato iniziative giudiziarie per far dichiarare gli Alleati “criminali di guerra”, spostando l’attenzione quasi esclusivamente sui bombardamenti e mettendo in secondo piano il contesto storico e le responsabilità del fascismo, che aveva trasformato Foggia in una gigantesca base militare e nascosto perfino la presenza del Centro Chimico Militare.

    In quello stesso articolo, Saverio Russo metteva in guardia da un uso ideologico della memoria, osservando che una parte della destra tendeva a costruire una narrazione che finiva per rimuovere le responsabilità del fascismo e del nazismo, piegando la storia alle esigenze del presente.

    Forse è questa la lezione più attuale. Ottant’anni dopo, il rischio non è soltanto dimenticare. È continuare a usare la storia come uno strumento di propaganda. Cambiano i protagonisti, cambiano le tecnologie, ma il meccanismo resta identico: scegliere i fatti che fanno comodo e lasciare nell’ombra quelli che li contraddicono.

    Per questo la memoria delle vittime di Foggia non ha bisogno né di silenzi né di ricostruzioni di parte. Ha bisogno della verità. Perché solo la verità rende giustizia a chi ha perso la vita e ci aiuta a comprendere davvero il nostro passato.

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  3. Nel 1942 da Benevento, ove mio padre prof. Oronzo Marangelli con la famiglia aveva trascorso tre anni per trasferimento d’ufficio senza alcun addebito. Se non la sua palese avversione al Regime.
    Il clima era già di disfatta con addebito di colpa al Duce. Basta osservare le persecuzioni e gli arresti di professori Tommaso Fiore, Antonio Vivoli, Francesco Perna e tanti altri che trovavano condiscendenza nel condannare la scesa in campo del Duce a fianco di Hitler del 10 giugno 1940 in una entusiastica plaudente adunanza oceanica.
    In questa ottica vanno letti i risultati dei bombardamenti trasmessi dalle autorità di Foggia a Roma. “Foggia rasa al suolo”, “Morti a profusione”.
    Se si osservano le foto prodotte si notano singoli edifici colpiti e distrutti e palazzi adiacenti integri. Quanto poi alle piante aeree presentano intere zone intonse.
    Mia madre alle voci predette, si precipitava a Foggia dopo ogni bombardamento e ne subiva il successivo ritornando a Conversano subito dopo. Se li è subiti quasi tutti. Temeva la distruzione della sua consistente proprietà edilizia. Nessun locale o appartamento leso. Subito dopo l’8 settembre l’ho accompagnata. La zona impraticabile andava dalla stazione alla villa, ove oltre le macerie c’erano spezzoni di bombe.
    Gli abitanti in gran parte sono rimasti nella città che durante i bombardamenti era preda di sciacalli che depredavano abitazioni e negozi.
    Molti tra quelli che avevano avuto distrutta la casa si rifugiavamo nei palazzi pubblici. Il tribunale era pieno.
    Il risentimento contro gli alleati si manifestò quando il 21 settembre 1943, entrarono in Foggia. Rimasero chiusi in casa.
    Sfollare presentava tante difficoltà logistiche ed economiche.
    Purtroppo si raccontano fatti dando interpretazioni avulse dalla realtà

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