
Naturalmente, l’immagine che accompagna questo post è una ricostruzione realizzata con l’intelligenza artificiale. Ci piace però immaginare che, se fossero stati contemporanei, padre Antonio Silvestri e don Tonino Intiso si sarebbero riconosciuti come compagni di strada: uniti dall’amore per gli ultimi, protagonisti di tante opere di carità e, alla fine della giornata, seduti fianco a fianco su una panchina a condividere idee, speranze e silenzi.
In occasione del 189° anniversario della morte del Servo di Dio padre Antonio Silvestri, che sarà celebrato domani nella chiesa di Sant’Eligio, il Pensatoio don Tonino Intiso, coordinato da Maria Lagrasta, dedica un’ampia sezione della «Scheggia di pensiero» settimanale agli scritti che don Tonino ha dedicato alla grande figura del sacerdote foggiano, mentre il suo processo di canonizzazione si avvia alla conclusione della fase diocesana.
Insieme a don Fausto Parisi, Roberto Papa, Savino Russo e ad altri studiosi e sacerdoti, don Tonino Intiso è stato uno dei più convinti custodi della memoria di padre Silvestri, protagonista di straordinarie opere di solidarietà e di carità.
Per don Tonino, tuttavia, ricordare padre Antonio non significava limitarsi a ricostruirne la biografia o celebrarne la memoria. Significava soprattutto trasformarne l’esempio in un impegno concreto per il presente. La santità, sosteneva, si «osa» attraverso la carità: non basta desiderare gli onori degli altari, occorre ritessere nella città la stessa trama di fraternità, vicinanza ai poveri e attenzione agli ultimi che padre Silvestri seppe incarnare.
In questa prospettiva, la figura del Servo di Dio diventa anche il simbolo della migliore tradizione solidale di Foggia, una città capace, nei momenti più difficili della sua storia, di aprirsi ai più fragili. E la strada per rinnovare quello spirito passa, secondo don Tonino, attraverso il rilancio dell’esperienza dell’Oratorio voluto da padre Silvestri: un luogo di accoglienza, educazione e condivisione, capace ancora oggi di parlare alle periferie e di costruire comunità.
Potete scaricare la «scheggia» cliccando qui, oppure sfogliarla sotto.