Quella Topolino volata sul portone

La Storia dei gruppi geofisici dell’Agip raccolta dall’Associazione Pionieri e Veterani Eni (APVE) e pubblicata dall’Archivio Storico dell’Eni è un prezioso esempio di public history. Grazie ai ricordi e alle testimonianze dei tecnici che hanno operato nei gruppi geofisici e gravimetrici dell’Agip è infatti possibile ricostruire un capitolo finora piuttosto sconosciuto (o conosciuto soltanto attraverso i documenti ufficiali) di una bella storia italiana: la scoperta di tanti giacimenti di petrolio e di gas, sia in Italia che all’Estero, grazie all’applicazione delle tecnologie più moderne della geofisica da parte dell’Agip.
Come scrive Francesco Guidi nella Introduzione «è questo un modo particolare di raccontare la storia, che risulta così ricostruita dal di dentro e non solo dall’esterno, attraverso i documenti. Un sistema, quest’ultimo senza dubbio più preciso, ma che non dà però il sapore della vita vissuta che viene invece dal racconto di chi vi ha partecipato.»
Diverse testimonianze hanno un interesse particolare anche per Foggia e per la Capitanata perché documentano l’interesse dell’ente di Stato verso questo territorio, ancora prima che vi fossero scoperti enormi giacimenti metaniferi nel Subappennino Dauno, alla fine degli anni Sessanta.
Torneremo sull’argomento. Oggi vogliamo regalare ad amici e lettori un’inedita testimonianza su una delle più drammatiche giornate vissute dal capoluogo dauno nella sua storia: il cruento bombardamento del 22 luglio 1943.
Il volume ospita una testimonianza oculare di grande interesse.
Quel giorno Gildo Da Rold aveva soltanto 16 anni. Si trovava a Foggia perché suo padre Luigi era il responsabile della squadra gravimetrica dell’Agip che mese prima, a marzo del 1943, si era trasferita a Foggia per effettuare i rilievi nell’area del Tavoliere. Per i non addetti ai lavori, è il caso di specificare che la gravimetria è un particolare tipo di rilievo geofisico che, misurando piccole variazioni del campo gravitazionale terrestre, riesce a individuare differenze di densità nel sottosuolo che possono rivelare la presenza di giacimenti di idrocarburi, come petrolio e gas naturale.
La dislocazione della squadra a Foggia conferma l’attenzione rilevante dell’Agip verso quest’area.
Ma veniamo a racconto di Gildo Da Rold che pubblichiamo di seguito.


Nel marzo del 1943 la squadra gravimetrica si trasferì a Foggia ed io fui costretto ad iscrivermi al Liceo scientifico di Foggia. I rilievi credo abbiano interessato il Tavoliere delle Puglie.
La famiglia che ci aveva ceduto l’appartamento, aveva pensato bene di sfruttare il bagno, riempiendolo di terra, per seminarci carote, cipolle, insalata, prezzemolo e quant’altro.
La guerra si faceva sentire sempre più vicina. Su piccole cittadine nei dintorni di Foggia c’erano stati bombardamenti e mitragliamenti, come pure sull’aeroporto di Foggia, (diventato importantissimo per i tedeschi), distante qualche chilometro dalla città. Poi l’obbiettivo divenne la città. Il 15 luglio 1943, due settimane dopo che si erano chiuse le scuole, ci fu il primo bombardamento devastante sulla stazione ferroviaria e contemporaneamente sull’aeroporto. I morti furono contati a decine. Un secondo attacco, ancor più devastante, ebbe luogo il 22 luglio 1943 sulla stazione ferroviaria, usando bombe più potenti, che malauguratamente oltre a sfondare la copertura dei sottopassaggi, colpirono anche vagoni cisterna in sosta, provenienti dalla Germania, pieni di benzina per aerei, che scoppiarono e si incendiarono. Il liquido infiammato fuoriuscito, entrò nei sotto passaggi e fece una strage. Tutti i presenti in stazione per lavoro o per viaggiare si erano rifugiati là sotto. Furono contati quasi ottomila morti solo nella stazione.
Quando uscimmo dalle cantine dei palazzi, nei quali abitavamo, trovammo all’interno dei nostri giardini enormi spezzoni di acciaio della lunghezza di oltre un metro, residui delle bombe sganciate sulla stazione, pesantissimi. Ricordo anche un piccolo particolare. Sulla strada che costeggiava la nostra cancellata, era sempre parcheggiata una Fiat 500. Dopo il bombardamento la Fiat 500, per lo spostamento d’aria si era alzata e si era infilata, sfondando la griglia di ferro fatta a semicerchio che lo sovrastava, sopra il portone del palazzo di fronte, metà dentro il palazzo e metà a penzoloni sulla strada.
Mio padre, d’accordo con il resto del Gruppo gravimetrico, decise di partire immediatamente per il Nord. I treni non potevano più arrivare alla stazione di Foggia, completamente distrutta. Quelli diretti al Nord si fermavano sulla linea ferroviaria, qualche chilometro a sud di San Severo e si doveva raggiungerli a piedi lungo la ferrovia, con tutte le valigie, che furono trascinate faticosamente sui binari. Quando Dio volle finalmente riuscimmo a raggiungere il treno ed a salire, sempre con la paura che arrivassero bombardieri nemici.


La foto che illustra l’articolo è una ricostruzione dell’episodio della Fiat Topolino raccontato dall’autore, effettuata dall’intelligenza artificiale. Non è dunque una vera documentazione dell’accaduto, ma una sua rappresentazione visiva, realizzata sulla base del racconto del testimone e proposta al solo scopo di restituire al lettore, per quanto possibile, l’immagine di quella scena rimasta impressa nella sua memoria.
Per quanto ne so, la Storia dei gruppi geofisici dell’Agip non è mai stata pubblicata a stampa, ma soltanto in versione digitale, che potete trovare a questo link.
Geppe Inserra

2 commenti su “Quella Topolino volata sul portone”

  1. Impressionante, la ricostruzione Foggia veramente pagò un prezzo altissimo durante la seconda guerra mondiale! Complimenti per la testimonianza!

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  2. Come sempre un articolo molto interessante. La curiosità della notizia per me è ancora maggiore in quanto un fatto analogo avvenne durante l’incursione del 13 luglio 1943 su Torino.
    Qual giorno la città subì il più grave bombardamento della sua storia con circa 800morti e quasi 1000 feriti. Tra i tanti interventi ve ne fu uno analogo dove una Topolino finì in un enorme cratere provocato da una bomba ad alto potenziale. Una foto in possesso nel nostro Archivio Storico dei Vigili del Fuoco di Torino, documenta quella scena che, non fosse per la drammaticità della situazione, provocherebbe molta ilarità.

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