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incoronat6 
Che
lo sviluppo prossimo venturo del capoluogo dauno passi da Borgo
Incoronata? Sembra proprio di sì. Se l’apertura dello stabilimento A.R.
viene a risolvere un’antica e drammatica contraddizione dell’economia
provinciale (siamo la terra che produce più pomodoro, ma prima di oggi
non c’erano industrie di trasformazione), altri progetti si agitano,
altri fermenti. Mentre stamattina Antonino Russo presentava il suo
“gioiello” ad giornalisti ed autorità, da Bari rimbalzano le confortanti
notizie riguardanti la conferma degli investimenti decisi dall’Alenia,
che sorge sempre nell’area industriale di Borgo Incoronata.
IL PROGETTO SFIR
Altrettanto ambizioso il progetto di riconversione dell’ex zuccherificio
presentato dalla Sfir. Tra i diversi progetti, è quello che divide
maggiormente, data la previsione di realizzare un’area
espositivo-commerciale che, secondo i timori ripetutamente espressi
dalla Confcommercio, altro non sarebbe che un mega centro commerciale
della bellezza di 50.000 metri quadri di superficie.
La precedente giunta comunale ha approvato, qualche mese fa, un atto di
indirizzo che ha determinato (coerentemente con i parametri regionali,
va detto) in 60.000 metri quadrati la superficie massima che nel
capoluogo dauno può essere adibita a grande distribuzione commerciale.
Dato che il solo centro attualmente esistente, l’Ipercoop presso la
Mongolfiera, si estende su 10.000 metri quadrati, i numeri ci sarebbero.
C’è comunque da ricordare che l’ambizioso progetto di riconversione e
di riqualificazione dell’area non si limita soltanto alla eventuale
realizzazione del centro commerciale. Il masterplan a suo tempo
presentato (ed al centro di un’intesa tra la Sifr, la regione Puglia e
gli enti locali) prevede la realizzazione di cinque aree: quella dello
stabilimento Sfir dove si continuerà con l’impacchettamento dello
zucchero, quella per le attività di servizio alla zona ASI dove sorgerà
un albergo di 10mila mq e dove è previsto un edificio che ospiterà tutte
le attrezzature di servizio per i mezzi meccanici (elettrauto,
gommista, officine meccaniche); l’area di attività di servizio alle
imprese dove saranno collocati anche un centro di gestione import-export
di tutte le merci in transito da e per Foggia, centri di formazione
professionale e asili nido; quella dedicata ad un Polo di logistica
integrata che sfrutterà anche i binari della ferrovia che entrano
nell’area Sfir ed infine la zona espositiva-commerciale, la più ampia ed
anche la più discussa. Ma si tratta di un progetto che potrebbe
cambiare volto all’intera area industriale, e dare un impulso
notevolissimo all’economia cittadina. Proprio per questo sarebbe
auspicabile un confronto leale,costruttivo, a carte scoperte.
IL CASELLO AUTOSTRADALE
Tutto questo fermento trova un ulteriore punto di riferimento nel nuovo
casello autostradale, che sorgerà proprio in prossimità dell’area ASI. È
stata una battaglia vinta, uno dei pochi fiori all’occhiello  di cui
possa vantarsi la classe politica foggiana in questi ultimi anni. La
mancanza di uno svincolo autostradale a servizio dell’area industriale
di Incoronata ha creato problemi seri alle aziende della zona. Tanto per
fare un esempio, pare che la decisione di trasferire a Grottaglie la
lavorazione della fusoliera del Boeing Dreamliner 787 che avrebbe potuto
essere realizzata presso l’Alenia di Foggia sia stata dettata proprio
dalla inadeguatezza della viabilità di servizio dell’area industriale. I
mezzi pesanti non avevano spazi sufficienti di manovra, qualora
avessero dovuto trasportare parti del velivolo così ingombranti, come la
fusoliera.
Il casello Foggia Sud è stato compreso tra le opere del piano di
investimenti di Autostrade allegato alla Convenzione siglata con l’Anas
stipulata nell’ottobre 2007, che di fatto ha sbloccato i finanziamenti.
Il progetto ha un costo di 5 milioni di euro , e prevede la
realizzazione una stazione autostradale innovativa, totalmente
automatizzata al fine di contenere i costi di realizzazione e di
gestione. è pensata come casello satellite di quello già esistente
poichè prevalentemente al servizio dell’area industriale di Borgo
Incoronata. In base alle caratteristiche del contesto territoriale e
alle analisi di traffico si stima che la nuova stazione potrebbe
assorbire un flusso medio fra i 4mila e i 5mila transiti giornalieri (di
cui 2mila nuovi), con un’alta percentuale di mezzi pesanti. 11, 5
chilometri la distanza dall’attuale svincolo, che diventerebbe “Foggia
Nord”.
SCALO MERCI A CERVARO
Quest’altra qualificata infrastruttura rientra nel progetto dell’alta
capacità ferroviaria,sulle cui prospettiva di finanziamento e di
cantierizzazione si è steso però un velo di pesante incertezza. Foggia 
era rimasta in un primo momento tagliata fuori dall’alta capacità
Napoli-Bari, con la previsione progettuale di un “by-pass” che avrebbe
portato alla costruzione di una nuova stazione a Cervaro, con tutti gli
inconvenienti per i viaggiatori che ne sarebbero derivati (distanza dal
centro abitato, impossibilità di poter usufruire di “coincidenze” tra i
convogli che viaggiano sulla Napoli-Bari e quelli che viaggiano
sull’Adriatica).
Alla fine, l’ipotesi del by pass è stata sostituita dal progetto di un
un nuovo scalo merci, indispensabile per decongestionare la stazione di
viale XXIV maggio, che non sarebbe stata comunque in grado di sopportare
i più consistenti volumi di traffico che deriveranno, appunto,
dall’alta capacità ferroviaria, sembra soprattutto per quanto riguarda
la movimentazione delle merci.
GLI ATTORI DELLO SVILUPPO SONO IN PIENA FORMA
Qualcuno, anche a Foggia, era del parere di non cestinare subito
l’ipotesi di una nuova stazione passeggeri a Cervaro – zona molto vicina
ad Incoronata -, proprio in considerazione delle nuove prospettive che
si stanno schiudendo per l’area meridionale del capoluogo dauno,
prospettiva tra cui vanno annoverati anche il trend positivo che tuttora
sostiene lo stabilimento Alenia, che assieme a quello di Grottaglie sta
diventando la punta di diamante del polo aeronautico pugliese, grazie
alla megacommessa giunta dalla Boeing, e il recente protocollo d’intesa
sottoscritto tra il Consorzio Zona Industriale di Padova, la
Confindustria di Foggia, il Consorzio Asi di Foggia e Mip Engineering
srl. L’intesa punta ad una più avanzata infrastrutturazione del
territorio, con iniziative mirate alla promozione della logistica e
delle telecomunicazioni. Al di là del valore intrinseco dell’accordo, il
“tavolo” che lo ha partorito mostra che i cosiddetti “attori dello
sviluppo” stanno attraversando uno stato di forma più che positivo, a
cominciare da quel Consorzio ASI, che la lunga gestione commissariale
sembra quasi aver fatto eclissare.
Tra le occasioni perdute, c’è invece da ricordare c’è da ricordare il
progetto per la costruzione di una centrale termoelettrica: progetto
discusso ed oggetto di numerose controversie, ma che era innegabilmente
utile per “mettere le ali” all’area industriale.
LA CENTRALE TERMOELETTRICA, OCCASIONE PERDUTA
Nonostante ci fosse stata perfino la cerimonia della “prima pietra” 
dell’opera si sono perse le tracce. Le ultime notizie si perdono tra
Roma, dove il progetto non venne esaminato stante l’assenza
dell’autorizzazione comunale (il consiglio comunale non ci occupò mai
del progetto) e la lettera d’intenti inviata dall’allora sindaco
Ciliberti alla Regione, in cui il progetto veniva approvato dalla civica
amministrazione.
Proprio il tormentato iter del progetto della centrale termoelettrica
(che vedeva impegnata anche l’Amgas) conferma la necessità che sui
progetti di largo respiro che riguardano la città, vi sia un confronto
più approfondito, senza furberie, e senza fughe in avanti, che alla fine
non pagano.
Quanti pensarono di organizzare la fastosa cerimonia inaugurale dei
lavori per la realizzazione della centrale termoelettrica, per mettere
quanti non erano d’accordo di fronte al fatto compiuto, non possono
certamente rallegrarsi. Il progetto si è arenato: come a dire che la
furbizia non paga, e che forse sarebbe stato meglio che il progetto
venisse effettivamente preso in esame nelle sue sedi competenti.
Lo stesso discorso vale per il presunto centro commerciale che sembra
dovrà sorgere nell’area: una mega struttura di grande distribuzione che
si estende su una superficie complessiva della bellezza di 50.000 metri
quadrati provoca fatalmente scompensi, presenta i suoi vantaggi (per
esempio sotto il profilo occupazionale), ed i suoi svantaggi. Ma nessuno
può pensare di risolvere il problema semplicemente mettendo la testa
sotto la sabbia a mo’ degli struzzi, oppure elevando steccati
La sfida, adesso, sta proprio nella capacità di prendere coraggiosamente
in mano le redini dello “sviluppo possibile”, di governarlo, di
cavalcare l’onda lunga che si sta profilando, una volta tanto dal punto
di vista degli interessi generali della città, e non da quello del
proprio orticello.

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