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Una vita trascorsa tutta nei campi, quella di Nino Diliddo, da Cerignola. Da quando, all’età di 14 anni, a causa di necessità di famiglia
venne chiamato a condurre il fondo agricolo di suo padre, lasciando l’attività
di commerciante di scarpe, non c’è stato giorno che non si sia recato in
campagna per seguire la crescita delle coltivazioni.
Sulla vita di Diliddo è incentrato il documentario Una vita
per la terra
di Maria Grazia D’Andrea presentato fuori concorso al XII Festival
del Cinema di Foggia, nella sezione riservata al Cinema di Capitanata. Il cortometraggio
è una intervista a Nino ed a suoi figli, realizzata nei loro campi, nell’agro
di Cerignola. Il taglio asciutto dato dalla D’Andrea al suo lavoro e l’efficacia
con cui il protagonista spiega gli odierni problemi dell’agricoltura danno al
film un particolare valore documentario. Apprendiamo dalla visione quanto sia
precaria l’attività di un contadino, e come basti una gelata o viceversa una
giornata di calore eccessivo a mandare in malora un campo di carciofi o di cime
di rape. 

La parte più suggestiva è proprio quella in cui Diliddo
mostra i danni provocati dalle avverse condizioni atmosferiche alle piantine,
tenendole delicatamente tra le mani e parlandone come un padre farebbe dei suoi
figli. Ma non è soltanto il cattivo tempo a creare problemi agli agricoltori: a
rendere oggi quanto mai problematico il reddito prodotto dal comparto primario
ci sono i costi di produzione saliti alle stelle, che Diliddo sottolinea
comparando i costi attuali a quelli di qualche anno fa, e  mostrando tra l’altro una memoria di ferro,
com’è tipico di chi ami profondamente il suo lavoro. “Non pretendo di diventare
ricco, ma almeno di sbarcare il lunario”: l’azienda del protagonista si estende
su venti ettari, che in altri tempi sarebbero bastati a sfamare diverse
famiglie. Ma oggi non è più così: “Dobbiamo lavorare tutti i giorni, io e i
miei figli, senza poter neanche assumere manodopera perché non ce lo possiamo
permettere, per arrivare alla fine del mese.”
La simpatia e la carica umana del personaggio rendono Una
vita per la terra
(2012, durata 20’, Produzione: Settemezzo Production, regia e
musiche di Maria Grazia D’Andrea) un esperimento perfettamente riuscito. L’autrice
è la nipote di Nino Diliddo, emigrata al Nord dove lavora in televisione, ha voluto con questa intervista capire e far capire i problemi di un settore che
una volta rappresentava l’asse portante della nostra economia, ma che è andato
in crisi proprio per i problemi efficacemente illustrati dal protagonista nella
intervista. L’obiettivo di Maria Grazia D’Andrea è stato raggiunto.
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