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Il concetto di opinione pubblica è relativamente recente nella storia dell’umanità. Come ha mirabilmente scritto Habermas, è indissolubilmente connesso all’idea della sfera pubblica e alle sue trasformazioni, pesantemente influenzate dalla evoluzione dei mass media, ma oggi rilanciate dall’avvento del social network.
Ogni volta che la cittadinanza diventa attore pubblico, ovvero prende parte in modo attivo alle dinamiche pubbliche e politiche, produce opinione pubblica.
Se le cose stanno così, al di là dei toni a volte esasperati e dei livelli talvolta eccessivamente polemici del confronto, mi pare che il dibattito sul Gino Lisa rappresenti un caso importante di produzione di opinione pubblica in un contesto, quale quello foggiano, in cui è spesso è stata proprio la scarsa partecipazione il vulnus che ha prodotto scelte politiche inadeguate, se non proprio infelici.
Una tensione così elevata è stata raggiunta di rado nella storia recente della Capitanata, e sempre a proposito di grandi scelte che hanno poi influenzato lo sviluppo, sia in modo positivo che negativo. Ricordo, negli anni Sessanta, quella che è passata alla storia come la marcia per il metano, poi la mobilitazione per l’Università, negli anni Ottanta. E ancora, in tempi più recenti la lotta – purtroppo frustrata – per ottenere l’istituzione a Foggia dell’agenzia nazionale per la sicurezza alimentare e infine quella contro le trivellazioni petrolifere alle Tremiti.

Queste battaglie si sono concluse a volte positivamente per il territorio, altre volte non hanno sortito gli effetti sperati. Ma, parafrasando de Coubertin, quel che conta è partecipare, anche quando non si vince. La posta in palio è sempre la democrazia, che viene sempre rinvigorita dai processi di partecipazione.
Altre volte, infatti, scelte politiche d’importanza cruciale per il futuro del territorio sono passate sulla testa della cittadinanza, senza che questa venisse coinvolta o riuscisse a prendere parte alle decisioni che andavano maturando. Per citare un solo caso, quando venne deciso il tracciato dell’autostrada Bari – Napoli, in pochi si avvidero che questo bypassava (diversamente da quanto alcuni decenni prima era accaduto per la ferrovia) quasi del tutto la Puglia Settentrionale.
In questo caso, il deficit di opinione pubblica si è risolto in un danno pesante pesante per il territorio: forse, è stata la premessa per quella marginalizzazione della Capitanata di cui la crisi dell’aeroporto Lisa è uno dei capitoli più amari.
È per questo che Lettere Meridiane cerca di dare spazio a tutte le opinioni che riguardano l’aeroporto, e si sforza di raccontare il dibattito. 
Per far valere le proprie ragioni, non bisogna né urlare, né battere i pugni sul tavolo.  Ma adoperarsi affinché le proprie ragioni diventino anche buone ragioni: il che accade imparando ad ascoltare l’altro, a valutare anche le tesi che non coincidono con le nostre, ad essere disposti a rivedere ciò che pensiamo, per migliorarci.

Se riusciremo a farlo, la storia del Gino Lisa non soltanto si concluderà con una vittoria per le istanze del territorio, ma potrà diventare un modello di impegno civile e di cittadinanza attiva che produce opinione pubblica, e buone ragioni.
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