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Matteo Salvatore. Dimenticato nella sua terra, ma per
fortuna esaltato altrove. Sull’indifferenza che ha accompagnato il decennale
della morte del grande folksinger, praticamente dimenticato, La Gazzetta del
Mezzogiorno
va giù pesante: “Lo hanno dimenticato. Tutti – scrive Antonio D’Amico,
in un articolo intitolato Quel poeta dimenticato dalla sua gente -. Coloro che
si ritenevano i suoi amici, quelli che invece utilizzando il suo lavoro continuano
a riempire reertori musicali per serate effimere, contaminando (nella migliore
delle ipotesi) e pasticciando (sempre più spesso) i suoi testi.”

Parole durissime, che fanno il paio con quelle che avete
potuto leggere nella lettera meridiana sul decennale dimenticato che ha
suscitato diverse prese di posizione: alcune sono sostanzialmente d’accordo con l’amarezza
per il silenzio con cui è stata accolta la ricorrenza, altre invece contestano
la tesi dell’oblio, esaltando le sparute iniziative messe in campo.
Due commenti mi hanno colpito in modo particolare, perché
pur rappresentando le due tesi opposte, hanno un fondo comune. Maria Luigia
Cirillo
non è d’accordo con la tesi del disinteresse: “c’è solo poca attenzione
su quello che si fa in Capitanata ed in giro. Angelo Cavallo con Eugenio
Bennato hanno in tour il premio Matteo Salvatore 2015 e ad Apricena l’Arci ha
una mostra su Matteo.”
Gianni Sollitto da Vieste mi manda la locandina dell’evento
che il 4 settembre aprirà nel cinema resttaurato della cittadina garganica il tour cui si riferisce Maria Cirillo e che toccherà
successivamente Apricena (10 settembre) , Riccia (12 e 13), per concludersi il
24 alla Masseria Sant’Agapito di Lucera. Una bella iniziativa senza dubbio, ma
mi sembra che il problema sia proprio questo: possiamo ritenere giustamente
custodita e valorizzata l’eredità di Matteo Salvatore, soltanto con il Premio a
lui intitolato?
L’ impegno profuso da Angelo Cavallo (che fu manager e amico di
Matteo Salvatore  fino alla fine dei suoi
giorni) in questi dieci anni è stato encomiabile, e va riconosciuto ed additato
come esempio. Ma, ahimè, non basta. È mancato il resto. Il territorio. Sono
mancati quegli intellettuali che dovrebbero scandire l’identità culturale di una
comunità.Custodendola e tramandandola.
Sono d’accordo con molte delle cose che scrive, a commento della
lettera meridiana tanto discussa, Gino Longo. Un intervento che è il
classico sasso gettato nell’acqua stagnante, ma che – potete giurarci – sarà accolo dal solito disinteresse. “Intellettuali? Vedo solo cazzari. Le
associazioni ? Pensano solo a raccattare soldi e a fare i coveristi. Le
Istituzioni? Il Comune e l’Assessorato alla “cultura” ,dovrebbe fare
una programmazione e non lasciarla fare ai guitti che vivono dietro la porta.
La provincia? ha qualche l’attenuante,poteva però proporre qualcosa al comune o
alla fondazione banca del monte. Ma cosa vuoi che frega ad un territorio dove
si fanno feste delle birra,notti bianche, 34 festivals Internazionali, 18 Premi
interplanetari e cagate varie, di un personaggio come Matteo Salvatore
strettamente ancorato alla cultura delle nostre radici?”
Come ho già detto, se la Capitanata lo dimentica, Matteo
Salvatore viene ricordato ed esaltato altrove, e da nomi di primissimo piano
della cultura e della spettacolo. Ecco un delizioso gioiello che ho trovare su
YouTube e che giro ad amici e lettori di Lettere Meridiane. Andrea Satta,
Alessio Lega, Guido Baldoni e Lella Costa
cantano Lu Furastiere di Matteo
Salvatore. La registrazione è stata realizzata qualche anno fa, a Gheroarté locale milanese.
Ascoltate cosa dice Satta presentando il brano, e poi emozionatevi,
cantatelo, amatelo, condividetelo.

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