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Cento anni fa,  il 17 febbraio del 1916 padre Pio arrivava a Foggia, in un momento delicatissimo della sua vita. La ricorrenza è stata commemorata domenica scorsa, con l’accoglienza delle spoglie mortali del frate, proclamato santo dalla chiesa cattolica, che giungevano da Roma, dov’erano state esposte ai fedeli in occasione del Giubileo della Misericordia.
Il ritorno di San Pio nella chiesa di Sant’Anna che lo vide giovanissimo frate, è stato al centro di una solenne concelebrazione presieduta dall’arcivescovo di Foggia, mons. Vincenzo Pelvi.
La parentesi foggiana della vita di padre Pio è stata documentata in un’approfondita ricerca del compianto Savino Russo, cui si deve l’opuscolo ”P. Pio nel convento di Sant’Anna di Foggia”, a cura del Cenacolo Culturale “Contardo Ferrini”– Foggia, da cui traggo le notizie che seguono.
Padre Pio giunge a Foggia da Pietrelcina, accompagnato da padre Agostino da San Marco in Lamis. Ha 29 anni, e da 6 è stato ordinato sacerdote.
Chiamato alle armi nel novembre dell’anno prima, a causa di gravi problemi di salute è in licenza di convalescenza. Il malessere fisico, unito a profondi tormenti spirituali, lo aveva costretto ad abbandonare il convento di Venafro e a far ritorno nella sua cittadina natale.

Qui si era trovato come sospeso tra il desiderio dei suoi compaesani che non vorrebbero lasciarlo  andar più via e la necessità dei suoi superiori di farlo rientrare a tutti i costi in convento. Provvidenziale sarà in questo periodo della sua vita la corrispondenza epistolare che egli intrattiene da  qualche anno con un’anima pia, di famiglia nobile di Foggia: Raffaelina Cerase, terziaria francescana, la sua prima figlia spirituale, la quale, da tempo gravemente inferma, aveva  espresso il desiderio di incontrare il suo direttore spirituale e poter essere confessata da lui.
Raffaelina rappresenterà così  “il gancio” con cui il disegno provvidenziale porterà padre Pio a rientrare in convento, in quello di Sant’Anna a Foggia, e  percorrere così la via della sua nuova e definitiva missione; ogni giorno si recherà a far visita alla sua figlia spirituale la cui salute peggiora  sempre più velocemente fino alla sua morte all’alba del 25 marzo 1916: la sua anima il santo frate dirà di aver visto salire in Paradiso.
Il periodo foggiano di padre Pio è decisivo perché durante la permanenza nel convento di Sant’Anna il frate campano visita per la prima volta San Giovanni Rotondo. Accade la sera del 28 luglio del 1916, quando accompagnato da padre Paolino da Casacalenda, padre Pio giunge per la prima volta a San Giovanni Rotondo, con il proposito di trattenersi per il periodo estivo, e così sfuggire alla calura del Tavoliere.
Il fresco della montagna garganica si rivela un toccasa per la salute di padre Pio che però soltanto dopo una settimana fa ritorno a Foggia: il permesso chiesto al padre provinciale, anche se non necessario, tardava a venire. Qualche giorno dopo, il 13 agosto, il futuro San Pio scrive al provinciale, chiedendo di poter “passare un po’ di tempo a San Giovanni Rotondo” anche perché, a suo dire, Gesù gli avrebbe assicurato che là sarebbe stato meglio[13].
Il direttore consente e dispone il trasferimento a San Giovanni Rotondo, affidandogli la responsabilità di direttore spirituale del seminario serafico.
Nonostante il difficile rapporto con Foggia e con il suo clima, il breve soggiorno foggiano rappresenta nella vicenda umana e spirituale del santo frate di Pietrelcina uno snodo importante.
Come dirà fr. Gerardo Di Flumeri, il vice postulatore della sua causa di beatificazione,  in una indimenticata omelia in occasione di un anniversario della venuta a Foggia del santo di Pietrelcina, il convento di Sant’Anna, fu come l’altare sul quale padre Pio sarebbe stato preparato quale vittima sacrificale, per essere poi  definitivamente immolato su quello di San Giovanni Rotondo.
Vivrà tale permanenza a Foggia soggetto a febbri altissime, a continui e terribili assalti del demonio ma soprattutto nella cura di “una turba di anime assetate di Gesù” come definì con parole sue la moltitudine di persone che gli chiesero aiuto e conforto.
Lascerà a causa delle sue malattie e del caldo soffocante dell’estate foggiana il convento di Sant’Anna il 4 settembre del 1916 per recarsi nel convento di san Giovanni Rotondo, dove resterà fino al giorno della sua morte.

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