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Maurizio De Tullio mi scrive una lunga, e stimolante, lettera aperta, che voglio naturalmente condividere con gli amici e i lettori di Lettere Meridiane. Al termine la mia risposta. Buona lettura.
* * *
Caro Geppe, forse
non accetterai questo mio sfogo ma, almeno, lo comprenderai e vorrai tenerne
conto per una qualche modifica al modo di comunicare attraverso questo
bellissimo luogo della memoria condivisa che è ‘Lettere Meridiane’.
Scrivo per
contestare, a voce alta, la schiavitù psicologica prodotta dall’uso di Facebook. Non ce l’ho col suo fondatore
ma con chi lo utilizza, rendendosi spesso avulso dal resto del mondo, un mondo
supertecnologizzato sì, ma non per questo privo di alternative. Due di queste
sono la carta e internet.
Su
quest’ultimo media (possiamo ormai chiamarlo pacificamente così) potrei sembrare
andare controcorrente, visto che FB è
una sua diretta emanazione, ma resto dell’avviso che FB sia una cosa (al di là che si tratti, ovviamente, di un Social)
e il web un’altra.
Scrivo,
entrando nel merito di LM e di FB, perché trovo incomprensibile, fuorviante
e dispersivo lanciare un tema, proporre una ricerca (a volte impegnativa) o
fare una proposta e farlo dalla… casa madre che è ‘Lettere’ e dover aspettare che qualche anima buona, necessariamente iscritta su FB, ci faccia sapere come la pensa, ci corregga,
integri le nostre osservazioni, arrivando talvolta anche a insultare o a
offendere, e facendo tutto questo dalla… porta secondaria.
Io questa
dittatura continuo a non accettarla!
Scrivo
partendo da un interesse di parte ma mi rendo conto che vale per la quasi
totalità degli interventi di un certo tipo presenti su LM. Il mio interesse è dettato dal fatto che le cose scritte per il
tuo blog (e come sai scrivo volentieri solo su LM) mi piacerebbe trovassero una evoluzione in un punto d’incontro che
non fosse forzatamente ‘esterno’ qual è la pagina di FB di ‘Lettere’.

Non tutti
sono iscritti a FB (io non lo sono
per legittima scelta) e, quindi, per correttezza dovrebbe essere il blog la
voce ufficiale mentre lo trovo succube di suo figlio, quello stupido strumento
attraverso il quale mezzo mondo rovescia addosso di tutto e molto di più,
consumando preziose energie orarie e cerebrali, e qui mi fermo. Non fingo di
non sapere che v’è anche una indubbia utilità, quella cioè di mettere tutti in
agevole contatto, di inserire contenuti multimediali prima impensabili. Ma io
rivendico il diritto di fare un passo indietro perché farlo è possibile.
Occorre
restituire dignità al senso delle nostre ricerche, delle nostre discussioni.
Ecco perché – per esempio – rivendico la purezza e la forza della carta.
Lettere Meridiane’ – e vengo ora ad una
seria proposta – dovrebbe e potrebbe tranquillamente diventare una rivista
cartacea (anche con versione telematica) perché l’enorme quantità di materiali
finora inseriti, attraverso i contributi dei tanti che ti scrivono, merita una
evoluzione che, per quanto apparentemente in controtendenza, rivaluti
quell’incomparabile ricchezza e bellezza che è la carta, con la sua ‘umanità’
fatta di odori, tatto, lavoro degli uomini, economia in movimento. E, non
ultimo, anzi: documento per l’eternità inteso come bene di conservazione.
Chi ci
garantisce che un file oggi presente
e leggibile sul web resterà di dominio pubblico per altri secoli? Neanche la
carta gode di questa certezza ma Boccaccio – dopo sei secoli – è arrivato fino
a noi, e lo preserviamo alla “Magna Capitana” come una reliquia, mentre decine
di miei articoli scritti sul Vadonline
solo undici anni fa, non sono più leggibili! E gli stessi miei articoli, quello
sulle figurine dei calciatori della Panini stampate a Foggia e quello sulla
nascita del baseball italiano avvenuta a Foggia, sono letteralmente scomparsi
se li si cerca all’interno della pagina di FB
di ‘Lettere’!!
Insomma Geppe, perché tutto questo tuo (e, in parte, nostro)
lavoro deve sopravvivere al tempo solo per qualche anno al massimo?
Perché non deve conoscere la calda ospitalità di una Biblioteca, di un archivio
che non sia solo quello telematico che oggi c’è e domani chissà!
Perché non
possiamo pensare ad una idea di micro-imprenditorialità (quale fu, per esempio,
la bellissima esperienza di cui fui protagonista, con altri amici, al tempo
della rivista “Diomede. Tra passato e
futuro
”, durata solo due anni e che ancora avverto, nei tanti che me lo
chiedono, particolarmente amata e ricercata)?
Con poche
risorse, oggi, LM può essere ciò che
fu l’esperienza interrotta di “Diomede”.
Tu – che ti
avvii tra pochi mesi ad una meritata pensione, caro Geppe – hai tutte le carte
in regola per realizzare, a Foggia, una rivista di sicuro spessore, di qualità,
accurata, ricca di proposte e stimoli. E non lo dico per un fare nostalgico. Come
allora, sostengo – perché vi ho sempre creduto – che anche con microimprese sia
possibile dar lavoro a un po’ di gente, a quegli stessi giovani che piangiamo
se vanno via da Foggia ma che non facciamo nulla per farli rimanere, facendo
fare loro quello che sanno fare.
Con la Cultura si può, non dico
“mangiare” (perché rende male l’idea), ma almeno sopravvivere dignitosamente,
lasciando che i tempi, nella evoluzione naturale delle cose, producano i
successivi risultati.
Hai un
patrimonio d’immagine che non puoi lasciar degradare nel piacere
autoconsolatorio di un blog dove ognuno può dir la sua. Questo va bene se si
tratta di un blog tecnico, per appassionati.
Tu hai
scommesso (partendo da una passione) su un’idea di blog fatto per dire come la
pensavi, magari captando qua e là opinioni altrui che poi trascinavi in LM per discuterle meglio. Erano degli
“editoriali”. Poi, forse senza neanche volerlo, sono arrivati la terza pagina,
le inchieste, gli approfondimenti, i supplementi. Così, da almeno tre-quattro
anni, il tuo blog si è trasformato, arricchito, qualificato per diventare
altro. Dovresti esserne fiero.
Ricordo che
quando ci fu il disastro ambientale sul Gargano, causato dalle forti piogge di
due anni fa, ti scrissi sollecitando il “ripristino” del Geppe giornalista,
quello che ho conosciuto tanti anni fa (se non fu proprio questo avvenimento fu
un altro più o meno dello stesso periodo). Mi ero accorto che da tempo i tuoi
interventi erano privi dell’anima indagatrice tipica del giornalista di razza
(quale sei). Non oso credere che sia stato quel mio intervento a stimolarti ma,
poco tempo dopo, cominciarono ad apparire tuoi bellissimi articoli in perfetto
stile giornalistico, frutto di ricerche, dati precisi, fonti attendibili,
opinioni poste a confronto. Era questo il Geppe Inserra che mi mancava!
Ecco, per
dire che LM non è più il blog
personale dei primi tempi. È altro e si è trasformato, e dovresti fermarti un
momento per chiederti cosa vorrai fare da grande, visto che ti aspetta un’altra
importante pagina da riempire riccamente.
Mi sono
sicuramente lasciato andare dimenticando di articolare meglio la proposta
iniziale, propedeutica al discorso che ho poi avviato, circa l’idea di LM formato rivista.
Mi piacerebbe
che al momento – in attesa di conoscere le tue determinazioni rispetto a quanto
ho provato a suggerirti – sia data più “dignità” a chi scrive (a cominciare da
te, ovvio!), valorizzando il palcoscenico naturale che è il blog. In questo
modo chiunque, in qualunque momento e senza necessariamente essere iscritto a FB, saprà dove trovare un certo articolo
e i commenti che ne sono conseguiti.
Ho trovato
francamente curioso, e irrituale, che dopo aver dato un contributo (che,
modestamente, ritenevo importante) al presunto ambiente culturale cittadino che
si inorgoglisce (non alludo a te, ovviamente) di avere Umberto Giordano tra i
suoi concittadini illustri, ci sia stato qualcuno che non abbia scritto una
virgola sulla “romanza inedita” del Nostro, da me scovata su una rivista del
1931; anzi, costui ha trovato il tempo solo per spiegare, in chiave
autoreferenziale, che un’altra composizione del Giordano era stata invece
eseguita sul suo antico pianoforte e inclusa in un loro CD!
Così come
sulla pagina di FB di LM leggo di un interessante
dialogo a tre su un testo curato da Mario Gesualdi ritenuto introvabile quando
invece bastava cercarlo sul sito della nostra Biblioteca Provinciale, altro
vanto della nostra Comunità che rischia di andare in malora ma viene dimenticata
quando dovrebbe essere utilizzata, almeno per lo scopo per cui esiste.
Insomma, ti
ho messo un bel po’ di carne al fuoco, ma tu, che ami una certa enogastronomia,
saprai certamente proporre il piatto ideale.
Cordialmente.
Maurizio De
Tullio
* * *
Quella che segue è solo una risposta iniziale (e perciò sintetica) alle numerose riflessioni indotte della considerazioni dell’amico e collega Maurizio. Cominciamo dal social network. Sono d’accordo con le sue riserve su Facebook. Però, dati alla mano, il 90 per cento circa delle letture e/o delle interazioni giunge da questo social… Il restante dieci per cento si divide abbastanza equamente tra gli altri social network, ovvero Twitter e Google+
Una tale dispersione (i contenuti vengono pubblicati in un certo contesto e vengono discussi in altri contesti) è sicuramente un problema, tenuto conto anche che Facebook è a sua volta un contesto di discussione tutt’altro che univoco: i diversi commenti si disperdono tra le bacheche dei diversi gruppi in cui vengono postati gli articoli del blog, i profili degli utenti, ecc.ecc.
Mi sforzo di attenuare questa frammentazione pubblicando, di tanto in tanto e sulle questioni maggiormente dibattute, lettere meridiane riassuntive della discussione tra gli amici e i lettori. Un certo ruolo potrebbe averlo lo spazio dei commenti all’interno del blog, che riesce ad intercettare tanto quelli depositati in Google+ tanto quelli pubblicati nella pagina facebook di Lettere Meridiane. Ma va da sé che è difficile, anzi praticamente impossibile imporre ai lettori comportamenti specifici. 
E allora?
Per uno che come me è affetto dal morbo di Gutemberg e che ha una dannata nostalgia dell’odore acre dell’inchiostro delle tipografie di una volta, dei caratteri di piombo, e del profumo discreto della carta, di quella impagabile sensazione di piacere che ti dà stringere tra le dita un giornale appena sfornato (pardon, stampato) è innegabile che l’idea di affiancate al blog uno strumento di carta stampata è intrigante.
Perciò giro la questione agli amici e ai lettori di Lettere Meridiane: che ne pensate?
[La bella immagine che illustra il post è tratta da un libro che mi piace moltissimo, e di cui un giorno mi riprometto di parlarvi diffusamente: Editori e tipografi in Capitanata del bravo Michele Ferri (cui si deve la definizione del morbo di Gutemberg…) , pubblicato da Claudio Grenzi Editore per conto della Provincia. Un libro preziosissimo che racconta con la stessa passione di un romanzo le tipografie di Foggia e provincia,  e la loro attività. Tra queste c’era il Premiato Stabilimento Tipografico fondato nel 1908 a Lucera da Raffaele Lepore, cui si riferisce le sciccoso annuncio pubblicitario che vedete nella foto]. 
Geppe Inserra

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