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Il ritorno della Chiesa di Foggia, assieme al rinnovato impegno della Camera di commercio e del mondo dell’economia, a difesa della legalità e contro la criminalità organizzata potrebbero davvero aprire una nuova stagione per Foggia: inaugurare quel cammino di rinascita e di rigenerazione da tutte le parti auspicato nella bella manifestazioni di ieri mattina, al Teatro Giordano, alla presenza del procuratore nazionale antimafia, oberti.
Per il suo prestigio morale, per il suo radicamento nel tessuto sociale e
civile della città, la presa di posizione della Chiesa potrebbe avere
una importanza addirittura epocale, dopo anni di relativo torpore. 
Molto dipenderà dalla capacità delle diverse istanze ecclesiali, a cominciare dalle parrocchie, ma passando anche attraverso le diverse organizzazioni cattoliche, di raccogliere il coraggioso appello lanciato dall’arcivescovo di Foggia, mons. Vincenzo Pelvi.
Eccone il testo, che La Gazzetta di Capitanata ha pubblicato questa mattina in apertura, con il titolo, Foggia reagisci, accetta la sfida e non smettere di sognare.
(Nella foto di Bruno Caravella, un momento della manifestazione. Da sinistra a destra, il Presidente della Fondazione Buon Samaritano, Pippo Cavaliere, il Presidente della Camera di Commercio, Fabio Porreca, l’Arcivscovo di Foggia, mons. Vincenzo Pelvi, il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti.)

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Viviamo
in un tempo di grande difficoltà che vede nel bisogno e nella precarietà tante
famiglie e giovani, che con onestà e fatica si preoccupano di mantenere integra
la loro dignità. La nostra città non è solo abbandono e pigrizia ma patrimonio
umano, culturale e religioso, terra di integrazione e accoglienza. Non
dobbiamo, perciò, aver paura delle sfide provocate dalla società globalizzata,
né rinchiudersi nei confini gretti di un mortificante disimpegno. Dal momento che
conosciamo i nostri difetti, desideriamo rovesciare le opinioni correnti e
aprirci a orizzonti positivi di una nuova creatività.
Da
un forte bisogno di solidarietà che umanizza nello scambio di doni di cui
ognuno è portatore, e nata l’iniziativa dell’incontro di stamane con l’intento
di trasformare ciascuno in una risorsa permanente di fiducia e di coraggio da
mettere al servizio di una nuova stagione di risveglio per la città. Foggia non
crescerà se non insieme, con un instancabile sforzo comune, con l’assunzione
più netta e decisa di responsabilità di fronte all’inquietante malessere
sociale che respiriamo. Contro i condizionamenti perversi della criminalità, la
diffusione di comportamenti asociali, la nuova aggravata incidenza delle
“illegalità” diffuse, l’impoverimento del potenziale umano giovanile costretto
a emigrare e investire altrove le proprie attese e capacità, il nostro grido si fa più
eloquente: Foggia reagisci.
Il tuo futuro sarà rassicurante e luminoso se andrai oltre la miope chiusura
delle protezioni e non ti concederai alla subalternità dei privilegiati,
consapevole che sottrarre ad altri per sé e per i propri interessi danneggia il
bene comune più che la guerra e la miseria. Nelle pieghe di ogni forma di
corruzione si nasconde il disprezzo verso quell’insieme indistinto chiamato “la
gente”, non più in grado di opporre una resistenza condivisa e critica. Siamo,
infatti, testimoni della celerità con cui il sentire superficiale tende a
lasciarsi condizionare dalla moda del momento. Ne consegue, così, che ci stiamo
abituando alla parola… e ai fatti di corruzione; come se facessero parte della
vita normale della società, quasi uno stile accettabile e desiderabile nella
convivenza cittadina. Di qui l’urgenza di ripristinare la legalità nel campo
delle relazioni sociali dove l’idea che tutto sia lecito, anche arricchirsi con
ruberie, concussioni e corruzioni, illegalità piccole e grandi. Per ricostruire
una cultura della legalità occorre cominciare dal basso promuovendo un’opera di
rigenerazione collettiva di nuovi rapporti sociali, a cui tutte le componenti
della società sono chiamate a dare il loro apporto. Anche la Chiesa può dare un
contributo specifico a questo impegno di rigenerazione sociale e morale, di
mentalità e pratiche a partire dalla testimonianza concreta, per l’affermazione
del bene comune. In tutto ciò comunità cristiana e società civile devono e
possono lealmente cooperare, perché il senso religioso del nostro popolo si
accompagni a un’analoga coscienza civica e a una trasparente e attiva
partecipazione al bene comune in uno scambio fecondo di valori. Abbiamo fiducia
che la coerenza al Vangelo da parte di noi credenti serva a quell’ordinata
convivenza civile che amiamo e che ci auguriamo capace di prevalere contro ogni
degrado, corruzione o disordine. Qui ci vuole il coraggio della profezia; il
coraggio di alcuni aggettivi della fede: trasparenza, radicalismo, servizio.
Quel coraggio giovane, che spesso fa sorridere gli adulti, perché appare
ingenuità. Quel coraggio che non è volontarismo, ma dono; non è solo protesta,
ma proposta, non è presunzione ma disponibilità a spendersi per portare il
proprio mattone nella costruzione della città. Quel coraggio che cancella la
parola impossibile di fronte alle strutture di peccato, di fronte ai peccati
sociali, di fronte ad una cultura libertaria che sembra tenere saldamente la
piazza e scoraggiare ogni utopia di giustizia e solidarietà. Rinnovare è solo
difficile, non impossibile. Foggia non smettere di sognare.
Vincenzo Pelvi
Arcivescovo
metropolita di Foggia

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