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Rare volte il mio amico Franco Antonucci è riuscito a sorprendermi, come in occasione dell’articolo che pubblico di seguito. Vi si parla di un progetto che fece molto discutere negli anni Settanta: la costruzione della tangenziale che avrebbe dovuto collegare, sopraelevandosi dal suolo, lo svincolo della superstrada Candela-Foggia sulla circumvallazione, con il casello autostradale sulla Bari-Bologna.
La stampa dell’epoca si appassionò molto sul tema, che divise partiti politici e opinione pubblica. Per amore di verità, preciso che erano tra quanti non vedevano di buon occhio il progetto, per le evidenti ripercussioni che la sua realizzazione avrebbe avuto sul futuro urbanistico della città.
In effetti, il progetto non fu approvato e solo dopo diversi anni, grazie alla lungimiranza dell’allora presidente della Provincia, Michele Protano, si optò per realizzarne soltanto un lotto, dalla circumvallazione a viale degli Aviatori, altrimenti la superstrada da Candela non sarebbe neanche mai giunta fino a Foggia.
L’articolo di Antonucci, però, mi ha fatto molto riflettere. Perché rievoca una stagione di grande e sincera discussione sul futuro della città e perché da allora, paradossalmente, non si è più discusso veramente di urbanistica, trincerandosi dietro strumenti urbanistici che, se da un lato non hanno espanso la città, dall’altro hanno considerevolmente abbruttito il centro, affidando lo sviluppo edilizio a varianti, furbate, Gozzini e via discorrendo.
Interessante quanto Franco sostiene a proposito alla mancata riflessione sulla possibilità di uno sviluppo a nord. Verissimo, e non ci avevo mai pensato. Leggete l’articolo, perché lo merita davvero. Come pure meritano di essere ricordati gli ingegneri Checola e De Seneen.
E dite la vostra. (g.i.)

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PEPPINO CHECOLA E VITTORIO DE SENEEN. CIAO!

Mi risulta antipatico prendere anche solo per un attimo la veste di memoria storica nei confronti di un evento ormai passato da tempo, ma soprattutto per ricordare due Amici scomparsi, Peppino Checola e Vittorio De Seneen. Uno smemorato come me, ha sempre cercato di far prevalere il meccanismo del ragionamento, in questo unico modo ricostruendo la memoria passiva. Però qualche volta riaffiorano ricordi che spingono forte.
Parlo della prima metà anni ‘70 quando, da Funzionario del settore urbanistico del Comune di Foggia, ho assistito ad un appassionato dibattito in Consiglio comunale sulla opportunità di realizzazione di una cosiddetta “Muraglia cinese”, altrimenti detta “Sopraelevata”, una strada tangenziale peri-urbana, a margine sud della città di Foggia, tra lo svincolo della Superstrada Foggia-Candela e il settore nord verso il Casello Foggia A14, via Ospedali Riuniti. Con finanziamento della Cassa per il Mezzogiorno, su iniziativa dello Studio degli Ingegneri Peppino Checola e Vittorio De Seneen di Foggia.
Strutture tra le più attive, allora, non solo nel circuito cittadino foggiano, ma anche in ambito esterno, compresi interventi oltre provincia.
Uno Studio tra i più affermati, grazie all’iniziativa dei due Titolari. Peppino Checola molto bravo nelle relazioni pubbliche a vasto raggio, Vittorio De Seneen un topo di Studio (in senso buono, ovviamente, data la sua particolare versatilità tecnica).
Il nuovo asse viario tangenziale viaggiava su terrapieno, con opportuni sottopassi nelle varie posizioni radiali trasversali strategiche. Attraversando la vasta Area immediatamente all’esterno delle tre corsie sud (chiamate “Tangente meridionale”) e per una consistente profondità verso campagna (allora), tra la via degli Aviatori a Tiro a segno e l’area poi divenuta la nuova Provincia. Area interamente destinata a “Verde pubblico attrezzato” a scala territoriale peri-urbana.
Il nodo della discussione era incentrata sul rischio di creare una futura barriera alla espansione sud della città (erano i tempi delle logiche urbanistiche essenzialmente espansive di tipo razionalista – zoning). Un ulteriore timore parallelo era quello che vi fosse una malcelata intenzione di voler incanalare il futuro espansivo della città di Foggia a sud-est, verso la via per Bari.
Nessuno parlava, allora e poi in seguito, delle direttrici di sviluppo verso nord. È stata quasi un’abitudine tipicamente meridionale, o costante in senso assoluto, quella di considerare le direttrici espansive verso Sud assolutamente privilegiate. Il nord sembra non esistere nell’immaginario collettivo come alternativa “per espandere” (un antico DNA forse mediterraneo, che guarda sempre a sud).
Il territorio meridionale foggiano verso Sud così si è così più densificato, mentre quello verso Nord è il deserto dei Tartari.
Checola e De Seneen si infervoravano a difendere la loro ipotesi progettuale, soprattutto sottolineando il grande respiro dell’iniziativa in termini di nuovo impulso per la grande mobilità peri-urbana. Quindi quella di creare un grande polmone verde, proprio dove serviva. De Seneen ripeteva simpaticamente che i vari interventi in merito del Consiglio comunale sembravano sproloqui da “Professori di violino”. Tutto sommato non aveva torto, in particolare per come le cose erano dette, travisando l’urbanistica propriamente detta.
È stata una battaglia accorata, che è durata per un considerevole tempo. Poi ha prevalso la tesi della potenzialità espansiva libera della città futura (il prof.Benevolo ha poi propugnato, invece, la teoria del contenimento della città all’interno del suo “Orlo urbano”. Anche questa mal digerita).
Il progetto Casmez di Checola-De Seneen è così finito in qualche cassetto, poi dimenticato.
Mi impressiona ancora oggi come la decisione a maggioranza dell’allora politica locale sia stata accettata molto democraticamente, senza strascichi di polemiche successive, come invece troppo spesso accade oggi, con prosegui interminabili e sempre più velenosi. Un altro senso di democrazia di allora? (senza valutazioni politiche specifiche in merito).
E così la grande Area di Verde attrezzato dalla zona Tirassegno fino alla attuale nuova Provincia è rimasta solo un grande sogno, visto che il destino attuale e recente è stato quello di utilizzarla disordinatamente per nuclei residenziali a favore di improbabili Dipendenti della pubblica sicurezza e residenza di altro tipo, e/o per interventi medio-commerciali e direzionali vari, e tra loro potenzialmente incoerenti e concorrenti.
La “Sopraelevata” di Cechola e De Seneen (che poteva anche essere a raso, ovvero su viadotti, come loro stessi proponevano in alternativa) è diventata, in altra veste, l’attuale Orbitale, di cui dovrebbe essere iniziata la prima fase di realizzazione. Senza nessuna “Orbitale Verde”, come il sottoscritto sta da tempo proponendo (difesa verde a cintura di una città a conca geomorfologica, e in aggiunta ventosa).
I tempi successivi, sia pure in veste più moderna, spesso danno ragione agli antichi propugnatori.
L’ultima meraviglia è che gli Ingegneri Checola-De Seneen siano spariti nella memoria della città (e dei loro Ordini professionali). Eppure sono stati Tecnici di grande valore e soprattutto brave persone…….. Ciao Peppino e Vittorio!
Eustacchiofranco Antonucci

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