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Vazapp, numeri e link utili
Il sito: http://vazapp.it/, 15.848 like
Il format: Contadinner: cene itineranti di ascolto per una filiera colta

La storia

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La storia di Vazapp e di Giuseppe Savino è tra i casi più straordinari ed esemplari di innovazione in provincia di Foggia: ha creato praticamente dal nulla una comunità di agricoltori attenti all’innovazione sociale e culturale.
Anima spirituale e fondatore morale della sua iniziativa è stato il compianto don Michele De Paolis creatore a sua volta della comunità Emmaus. Qualche giorno fa, il 31 gennaio, il ministro Martina è sceso a Foggia per partecipare all’agorà della condivisione (uno dei format che Vazapp promuove).
Giuseppe Savino racconta se stesso e la sua iniziativa in questa intervista.
Come nasce Vazapp?
“Guarda che voi avete una terra che è la più grande opportunità che vi è stata data, è la terra giusta dove potete realizzare i vostri sogni”. Queste furono le parole profetiche di Don Michele.

Questo spazio è ancora oggi casa mia: io apro le porte ai giovani che fanno innovazione sociale in agricoltura.
Non avendo altri spazi, siamo partiti da un piccolo locale di venti  metri quadri, dove anche il ministro Martina è venuto a prendere il caffè.
Gli agricoltori li hanno sempre chiamati a raccolta da qualche parte, molto spesso con orari scomodi, nessuno si è mai curato dei loro bisogni andando a bussare direttamente alla loro dimora. Noi abbiamo cercato di cambiare il paradigma, andando direttamente a capire quali sono i loro bisogni. Promuovendo incontri, contest, cene e momenti di socialità e di discussione.
Siamo noi che entriamo nella casa degli agricoltori, che chiediamo loro di aprire casa ai loro confinanti.
Che ruolo ha avuto Don Michele De Paolis?
VaZapp nasce da un’idea condivisa con Don Michele De Paolis. Don Michele mi chiamò per far si che fosse registrato il marchio.
“Registra questo marchio, un giorno diventerà importante. Se spiegate quello che state facendo non vi capirà nessuno, provate a farlo e tutti vi verrano dietro.”
VaZapp si ispira ai valori cristiani di accoglienza, di opportunità e di non giudizio. Quello che vogliamo fare è anche ridare lustro al lavoro di agricoltore. La dignità la puoi acquisire solo se non ti senti più solo
Cosa significa per te la parola innovazione?
Partiamo da un punto: noi ereditiamo una cultura in cui all’altro non facciamo vedere di cosa abbiamo bisogno, che cosa stiamo facendo. Invece noi stiamo mettendo in campo un nuovo concetto: se non condividi, muori.
L’idea tua non te la ruba nessuno. Noi invece vogliamo creare una rete, ma occupandoci dei nodi. I nodi sono l’elemento essenziale per creare una rete.
Cioè mettiamo al centro le persone, e cerchiamo di metterle in relazione tra di loro. Perché si possano accorgere che l’altro è un’opportunità.
In Italia siamo tra le migliori best practice in agricoltura, proprio perché abbiamo messo in campo un metodo dell’ascolto innovativo.
Non più luoghi dove gli agricoltori vengono messi in ascolto passivo, ma giovani di un territorio che vogliono restare, a dire la loro.
Il fatto che loro siano in cerchio e non in platea, promuove un processo che crea e innesca relazioni.
Io osservavo mio padre quando mi diceva che era arrivata una comunicazione: “è arrivata una lettera bianca e nera”.
Questo mi sembrava molto triste, non annunciava una cosa bella, annunciava una cosa fredda, sulle lettere c’era scritto dobbiamo parlare dei tuoi problemi non parlaci dei tuoi problemi. Quello che veniva detto non veniva compreso, sono pratiche che non danno frutti. Ora invitiamo gli agricoltori ad accogliere in casa i loro confinanti. Quando questa cosa succede, spesso si accorgono che hanno sprecato un’occasione.
Cosa si sta facendo per l’innovazione in agricoltura in provincia di Foggia?
C’è un fermento diffuso, quello che noi vediamo è che ci sono tante singole realtà che provano a fare qualcosa. Quello che noi stiamo provando a fare, e far diventare questo fermento diffuso un momento condiviso, perché se ognuno fa da sé, non va lontano.
Come pensi l’università possa facilitare questo processo?
Ha una grande opportunità . Abbiamo tra noi docenti universitari. Un gruppo di giovani che studia la terra dal profondo.
E guarda, questa roba se la sognano in molti, in altre parti del Paese.
Dalla provincia di Foggia vengono prodotti migliaia di dati. Il ministro Martina è rimasto entusiasta di questo territorio, una parte di questo lavoro prodotto è stato scritto da Vazapp.
VaZapp, Contadinner, Oliday: c’è una tua indubbia capacità di creare nomi innovativi a progetti innovativi, qual è il segreto?
La cultura ti permette di far entrare innovazione. Il nome nasce da una consapevolezza, data anche dal mio percorso di fede. In principio era il Logos La parola crea.
Se la parola è esatta, dà una direzione, questo è già un buon passo in avanti. Se la parola fa fare un sorriso, fa venire un sussulto.
Credo molto nelle parole perché parole e terra possano andare insieme.
Crediamo che le parole abbiano una strada,  perché le parole possono indicare la strada. Come se la parola ti aprisse una porta, per indicarti ciò che stai per fare o ciò che stai facendo. Una strada che dobbiamo percorrere.
Adesso stiamo lavorando su un format per ascoltare 2000 giovani agricoltori.
Si chiamerà o la va o la zappa!!!
Scegliere un nome è creatività, è il momento in cui ti arriva l’illuminazione. Ad esempio filiera colta. Però ti arriva sempre quando stai in circolo e non quando stai a poltrire, a rinchiuderti nei tuoi problemi. Più cerchi di proteggerti e più muori.
Carlo Inserra





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