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Venerdì 5 luglio scorso se ne è andato, a 78 anni, una delle persone più intelligenti e lungimiranti che abbia conosciuto. Ci ha lasciato, nel riserbo che sempre lo aveva contraddistinto, Renato Forlani.

Salernitano, una laurea in Sociologia poco utilizzata, si era trasferito a Foggia alla fine degli anni ’60, dove, a metà del decennio successivo, esplodeva, come in buona parte dell’Italia, l’avventura delle prime radio e televisioni private, per un pubblico a dimensione locale e alternativo alla RAI.

È in questo campo che Forlani vince le sue scommesse. Uso il plurale perché non fu “Teleradioerre” la sua prima “invenzione”, ma “Telefoggia”. Il sodalizio con Valverdino della Vista, lo storico primo editore della emittente oggi di proprietà dell’on. Gianni Mongiello, si scioglie poco dopo i primi approcci e alla fine del 1975 crea i presupposti per la creazione della seconda emittente televisiva foggiana, “Teleradioerre”.

Ma il plurale è necessario per aggiungere un ulteriore tassello a completamento della forza creativa di Forlani. Molti anni dopo aver smesso l’attività di imprenditore televisivo, avendo acquisito negli anni anche l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti di Puglia, crea dal nulla un sito web, di informazione e rubriche settoriali molto originale e in breve tempo abbastanza seguito.

Si chiamava “Report on Line”, sorto nel 2004 e da diversi anni gestito in famiglia. Un sito di informazione, con corrispondenti da varie parti d’Italia, e con diverse sezioni tematiche. A questo progetto Forlani si appassionò con grandi energie. Mi chiese anche di farvi parte ma seri problemi familiari me lo impedirono. Poi, suppongo a causa dei suoi affanni fisici, abbandonò progressivamente le redini e il sito, infatti, appare tuttora in disarmo.

Tornando all’avventura radiotelevisiva, con l’amico e socio Franco De Mauro – oggi decano dei farmacisti foggiani e cugino del noto linguista e politico Tullio e del giornalista Mauro, sequestrato e ucciso dalla mafia nel 1970 –, Renato Forlani dà vita nell’estate del 1976 a “Teleradioerre”.

Ma il primo vagito lo emette la costola radiofonica. La televisione, ovviamente ancora in bianco e nero, nascerà l’anno dopo, in via sperimentale. Ed è qui, nel novembre del 1976, che conosco Renato. Per il tramite del caro Michele Campanaro – scomparso da pochi mesi e al quale vorrei andasse il deferente ricordo di quanti lo hanno conosciuto – fummo contattati per lasciare “Radio Foggia 101”, di Matteo Tatarella, nella quale entrambi eravamo professionalmente nati.

Ammetto che la sua figura, con quella voce così vellutata e ammaliante, invece di rassicurarmi un po’ mi intimorì. Sapevo che quella nascente radiotelevisione incarnava i presupposti per sbaragliare il campo. Vi operavano già grandi professionalità, sia tecniche (i fratelli Palazzo oltre al citato Franco De Mauro, da poco giunti da “Radio Luna”, la prima emittente radiofonica della città) che giornalistiche e dell’intrattenimento – musicale e non – come Gioacchino Rosa Rosa, Tonia Pasquariello, Gloria Picucci, Sergio e Ciro Santoro, Ugo De Mauro, Mata Rigenerato, Dario Fares, Pio D’Orta, Pino Ciarambino (prematuramente scomparso 3 anni fa) e tanti altri. Molti di questi anch’essi frutto della fuoriuscita della citata “Radio Luna”.

Fui comunque preso e mi colpì la sua determinazione nell’accettare le mie proposte, tutte originali nei palinsesti dell’epoca. Realizzai e condussi tre programmi, uno il lunedì, l’altro il mercoledì e l’ultimo il venerdì. Si trattava rispettivamente di “Miscellanea”, una raccolta e selezione di notizie meno passate dai notiziari: attualità, curiosità, pillole di cultura; “Stampa Oggi”, una rubrìca che faceva luce sul mondo della informazione nazionale e locale. In ogni puntata era ospite un giornalista locale del quale tracciavo la biografia e che intervistavo sugli aspetti noti e meno noti del giornalismo, soprattutto di quello scritto, il mio primo amore. Infine “Radio Cultura”, titolo del programma ripreso da una delle due emittenti radiofoniche attive in Brasile nella mia cittadina di origine, Poços de Caldas. In sommario trovavano spazio articoli di attualità, resoconti di avvenimenti culturali cittadini e interviste. In uno dei primi numeri di quel programma ospitai un giovane cantautore toscano di belle speranze, che girava le radio private italiane dell’epoca. Si chiamava Enzo Ghinazzi, da tutti conosciuto come Pupo.

Fu un periodo di prova ma Forlani apprezzò le mie tre rubriche e mi propose di fare altro: la conduzione di un programma già da me curato e condotto a “Radio Foggia 101”, con Marilena Vitto (mamma di Stefano Cece, oggi un bravissimo cantautore noto a livello nazionale), dedicato alle scuole elementari, che si confrontavano in diretta su varie materie.

Contestualmente cercai di introdurmi in redazione, dove operavano sin dagli inizi Marcello Mari (all’epoca preferiva elidere la parte finale del cognome che era Mariella, oggi avvocato e attivista 5Stelle), Ciro Santoro, Gino Caserta (per lo sport), coadiuvati dal mitico direttore responsabile, il “professor” Salvatore De Angelis, che in realtà era un maestro elementare e dirigeva un piccolo settimanale di area democristiana. Era quella “officina”, cioè la redazione giornalistica, che più mi attirava. E in breve riuscii a infilarmi, sia per la duttilità del mio carattere che, soprattutto, per la innata passione per il giornalismo.

In breve Forlani diede vita ad una redazione davvero d’eccezione, sia rilevando firme prestigiose che “allevando” nuove personalità: Davide Leccese (altro fuoriuscito da RFG 101), Bruno Orsini, Emilio Benvenuto, Micky De Finis, Gianfranco Sammartino, Gabriele Arminio, Gianfranco Filauro, Tonio Sereno, Michele Maielli, e creando una rete di corrispondenti dalla provincia che quasi nessuno allora poteva permettersi. E uno speaker d’eccezione, Gino Caiafa (ancora un ex di RFG 101), voce professionale e unica per l’epoca.

Qualche anno dopo un’altra voce emulerà la bravura di Gino, il compianto Renato Tonti, alla fine degli anni ‘80 trapiantato a Roma dove arriverà a fare lo speaker in RAI, e scomparso giovanissimo all’inizio degli anni 2000. Altra speaker d’impatto – ma meno professionale – era la biondissima Mila Cavallo, personaggio estroverso fino agli eccessi, che passò nel giro di pochi anni dal leggere nei TG i fatti di cronaca a diventarne oggetto di notizia.

La televisione nacque poco dopo. È nel 1978 che avvenne il lancio definitivo, dopo mesi di prove tecniche e riempimento di alcune ore della giornata con programmi acquistati e di facile impatto.

Forlani e De Mauro studiarono il da farsi, con l’ausilio di nuove figure professionali, che vale la pena di ricordare, nelle persone di Marisa Ferrari (segretaria di redazione, scomparsa anch’essa 3 anni fa) e Claudio Taggio (oggi dirigente del Comune di Foggia).

La signora Ferrari era la classica Segretaria factotum, donna di grande coraggio, capacità e senso del dovere. Ha dato più di quanto ha ricevuto, questo è certo. Suo figlio Flavio sin da piccolo bazzicava in emittente. Dapprima come aiutante poi come fonico quindi come cameraman. La sua professionalità lo ha portato a lavorare a Roma per RAI, Mediaset e altre emittenti nazionali. Qualche anno dopo, nel 1985, poco più che maggiorenne, il giovane Ferrari fece un grande sforzo, figlio di un grande atto d’amore, rilevando da Forlani il ramo d’azienda legato alla emittente radiofonica, denominandola “Radio Erre”, poi passata in altre mani.

Tornando a Forlani e a quegli anni pionieristici, nacquero programmi di successo, sia radiofonici che televisivi, compresi quelli proposti nelle ore più tarde, con signorine che si spogliavano tenendo improbabili spettacoli porno-soft che oggi definiremmo “per educande”. Questa l’ho sempre considerata una brutta caduta di stile di Forlani, giustificata solo dal fatto che garantiva audience e introiti pubblicitari.

Politicamente Forlani (a proposito: la “Erre” deriva dalla iniziale del suo nome, Renato) non si schierò mai apertamente. Era di certo un moderato che guardava un po’ più a sinistra. Anni dopo si candiderà alle elezioni Europee, con scarsi risultati, in una piccola lista progressista. Ma la sua visione dell’informazione, come hanno osservato in passato altri commentatori e colleghi, era di una apertura a 360°.

“Teleradioerre” ospitava nei TG e negli approfondimenti gli esponenti di tutti i partiti. Solo in una occasione ricordo come Forlani decise di appoggiare in maniera netta la scelta dirompente che proprio in quegli anni (1978-79) fece l’ex Sindaco di Foggia e parlamentare democristiano, Vittorio Salvatori (oggi 90enne), rompendo con il suo partito di appartenenza per approdare – solo per qualche anno – al Partito Socialdemocratico (P.S.D.I.). Questi conduceva una rubrica di approfondimento politico le cui riflessioni – a volte autentiche bordate! – lasciavano il segno, nell’area di governo locale. Opinione diffusa era all’epoca che queste apparizioni coincidevano con un sostegno economico ma credo si trattasse delle classiche malelingue.

Tornando alle mie esperienze, ricordo che in radio ovviamente proposi altro, e con discreto successo. Come il programma “Radio Città”, inizialmente condotto in studio con Davide Leccese, e che riprendeva una trasmissione analoga, intitolata “Ore 12”, avviata inizialmente a “Radio Foggia 101” e che fu il primo tentativo in Puglia, e tra i primissimi in Italia, di mettere a contatto diretto cittadini e pubblici amministratori, specie perché – almeno a T.R.E. – prendemmo l’abitudine (oggi censurabile!) di mandare in diretta a loro insaputa, le risposte di assessori, dirigenti e funzionari; era il dazio da pagare per garantire agli ascoltatori risposte dalla fonte diretta. Una sorta di “servizio pubblico” in sedicesimo.

Questo stesso format arriverà al successo in RAI solo 20 anni dopo con “Radio Zorro”, a cura di Oliviero Beha, uno dei migliori giornalisti italiani, scomparso nel 2017, e che mi onoro di aver condotto con coraggio e determinazione ai tempi in cui la quasi totalità delle emittenti dell’epoca trasmetteva musica e veline.

Apro una parentesi per un caro ricordo legato all’amico Davide Leccese. Come si evince, sono stato creatore e conduttore di un discreto numero di programmi, quasi sempre mai copie dei precedenti. Questa mia prerogativa spinse Davide a coniare e a dedicarmi un neologismo, ad indicare la mia vena ideativa: la “Maurizite”. Una …malattia che mi porto tuttora dietro, basti vedere le testate giornalistiche cui ho dato vita e diretto.

“Teleradioerre” tra il 1976 e il 1978 raggiunse indici di ascolto – parlo della radio in questo caso – assolutamente mai toccati dalle consorelle locali. Il momento topico della giornata era tra le 13 e le 13,30 quando andava in onda il quiz. Domande che solo una mente geniale come Forlani poteva redigere, perché assommavano competenze scientifiche, grammaticali, linguistiche e soprattutto logiche. E se nessuno indovinava, il montepremi cresceva di giorno in giorno fino ad arrivare a cifre stratosferiche per l’epoca. Io, che collaboravo a volte in qualità di tecnico, posso giurare che il telefono dello studio ribolliva letteralmente e non c’era soluzione di continuità alla fila di telefonate.

Forlani colse sempre le occasioni che le grandi aziende, televisive o editoriali, lanciavano a livello nazionale. Fu per esempio il caso di un concorso importante, “Centocittà”, che volle affidarmi per la radio così come di un altro, per la televisione. I due programmi si proponevano sulla carta come di facile impatto, ma del cui successo sinceramente non eravamo certi.

Nel primo caso si trattava di un interessante concorso nazionale lanciato e prodotto dalla casa discografica RCA e pubblicizzato come inserto redazionale sulle pagine del settimanale “Sorrisi & Canzoni TV”, che intendeva cercare voci nuove per la musica, a livello locale: una sorta dell’attuale “Amici” di Maria De Filippi.

Tre dei giovani foggiani che ricordo di aver “lanciato” furono Lello Carta (diventato poi un popolare speaker e d.j. radiofonico locale), Savino Tucci (oggi apprezzato musicista e docente) e un bravo cantautore, Francesco Paolo Affatato che, dopo la laurea in Ingegneria a Roma, ha intrapreso una eccellente carriera dirigenziale al Comune di Foggia. Aveva davvero della stoffa, era molto creativo e dotato di una originale vena satirica.

L’altro programma, coincidente con il mio debutto televisivo a livello di conduzione, si intitolava invece “Bazar”. Lo conducevo in serata con la splendida Tonia Pasquariello, una ‘figlioccia’ di Forlani. Era la versione ridotta del più celebre “Portobello”, creato e portato al successo in RAI da Enzo Tortora, che noi trasmettemmo con discreto successo solo pochi mesi dopo. Non era naturalmente la riproposizione di tutte le rubriche ma riuscivamo in ogni puntata a destare attenzione, interesse, curiosità e a far concludere discreti affari.

La mia esperienza a “Teleradioerre” terminerà nel luglio del 1979. Attratto dalle lusinghe di amici che stavano ridando vita alla celebre “Radio Luna”, ma con altra gestione, lasciai a malincuore Renato Forlani, che si dispiacque di quell’interrotto sodalizio. Tra l’altro Forlani era tra i pochi a retribuire e ad assolvere sul piano pensionistico i suoi collaboratori. Ricordo che a quei tempi arrivai a percepire 125.000 lire, cifra considerevole se si pensa alla media delle retribuzioni offerte ai collaboratori dai titolari delle emittenti locali.

Di quel che avvenne dopo l’estate del 1979 c’è traccia sul web, anche se noto con grande dispiacere – invece – come di quella mia triennale pregnante esperienza non vi sia alcuna traccia. Chiesi più volte agli amici Enrico Ciccarelli ed Enzo Ciampi, oltre che a uno degli ultimi titolari, Euclide Della Vista, di far includere il mio nome tra i collaboratori di “Teleradioerre”, senza mai riuscirci.

Spero almeno che questo profilo di Renato Forlani e i ricordi che mi hanno riguardato, nel felice triennio in cui lavorai alacremente a T.R.E., dal 1976 al 1979, facciano testo per future schede aggiornate su quella grande pagina di storia radiotelevisiva pugliese.

Maurizio De Tullio

[Nella foto, tratta dall’archivio di Maurizio De Tullio, Renato Forlani (sopra) con Gabriele Palazzo]

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