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Commentando i risultati del sondaggio sulle opere pubbliche in Capitanata promosso da Lettere Meridiane, Enrico Ciccarelli, svolge alcune considerazioni importanti. Premetto che non entrerò nel merito della questione dell’aeroporto, peraltro diffusamente trattata dal blog. 
Lo scopo del sondaggio era cercare di capire cosa pensi l’opinione pubblica foggiana a proposito delle opere pubbliche programmate nel futuro più o meno prossimo, dando ai lettori la possibilità di esprimersi a riguardo. Che il Lisa sia percepito come un’opera utile, importante, prioritaria mi sembra un dato di fatto. 
Del resto, Lettere Meridiane è in buona compagnia. Il successo dell’aeroporto nei desiderata dei partecipanti all’iniziativa è perfino più misurato di quello ottenuto nel sondaggio promosso qualche settimana fa dal Corriere del Mezzogiorno, che chiedeva ai suoi lettori di dire se sia giusto o meno fare l’allungamento della pista. Il 96,1 per cento ha detto sì, mentre più del 45,6 dei partecipanti al sondaggio di Lettere Meridiane ha indicato nell’allungamento della pista l’opera più importante tra quelle in corso di realizzazione o di progettazione.
Scrive Ciccarelli: “È decisamente una fortuna che i lettori del tuo blog non abbiano alcuna influenza sulle scelte in materia di infrastrutture. Personalmente credo che ad essere sbagliato in radice sia il sondaggio in sé: nessuna “opera pubblica” può essere considerata “per sé”; ha senso rispetto al modello di sviluppo che si vuole perseguire. È inevitabile che in un’indagine così inconsistente e fuorviante prevalgano le suggestioni, specie nel contesto drogato dell’online.”
Sono sufficientemente d’accordo con Enrico circa il fatto che la valenza strategica di un’opera pubblica possa essere valutata solo in riferimento al più ampio contesto del modello di sviluppo nel quale si inscrive (o rispetto al quale è avulsa). Concordo pure sul fatto che l’online non sempre consente adeguate riflessioni (ma una cosa è il social network, un’altra l’informazione on line). 

Non sono d’accordo, invece, con il passaggio che si riferisce alla scarsa o nulla influenza che i lettori del blog avrebbero sulla scelte in materia di infrastrutture. Dal momento che immagino che gli amici lettori siano tutti cittadini di questa terra e non del Liechtenstein, perché mai non dovrebbero avere influenza sulle scelte di futuro che li riguardano? 
È vero che lo sviluppo non si progetta né si persegue a colpi di sondaggi e di opinione pubblica. Ricordo la durissima battaglia di amministratori provinciali come Teodoro Moretti e Matteo Fusilli per l’istituzione del Parco Nazionale del Gargano, che pochissimi cittadini volevano e che la stragrande maggioranza contestava. Il Parco si fece, dopo una discussione difficile, sofferta, a tratti perfino drammatica. 
Lo sviluppo non può mai essere calato dall’alto. Non può essere decretato con una delibera di giunta. Per funzionare, per riuscire a costruire veramente il futuro, dev’essere dialettico, e deve fondarsi sulla partecipazione, sul confronto, sulla comparazione tra tesi diverse.

La Capitanata è stata fino agli anni Ottanta terra di grandissime progettualità. In quel decennio si affrontavano e si confrontavano altissime idee di futuro, come il progetto Masterli di Assindustria, il progetto Anni Ottanta della Federbraccianti Cgil, il progetto Tecnagro del Consorzio di Bonifica, il progetto Capitanata della Provincia guidata da Kuntze. 
La discussione coinvolgeva – e seriamente – imprese, sindacati, tecnici, partiti. La discussione produceva quella cultura dello sviluppo di cui oggi s’avverte un deficit pauroso. Senza confronto, senza dialettica non c’è neanche opinione pubblica. Bisognerebbe ripartire da qui: dal coraggio di confrontarsi, di ragionare, di pensare, di discutere.
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