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Nel 1961, Giorgio Bocca – mentre si avviava a diventare uno
dei giornalisti più apprezzati d’Italia – scrisse per il quotidiano L’Avanti un
articolo su Foggia. Il pezzo faceva parte di una serie di reportage firmati da
Bocca, inviato dall’organo del Partito Socialista nel Mezzogiorno con lo scopo
di capire e raccontare se e cosa stesse cambiando a Sud, alla vigilia del boom
economico.
Gli articoli furono successivamente raccolti nel libro
Miracolo all’Italiana, e pubblicati dalla casa editrice del quotidiano
socialista.
La scelta di Foggia quale tappa del viaggio di Bocca è tutt’altro
che casuale. All’epoca la Capitanata cominciava ad esibire – nonostante le
ferite della guerra tutt’altro che rimarginate e la situazione di endemica
povertà – indicatori che la rendevano una delle aree meridionali più dinamiche
e dalle paggiori potenzialità, sul fronte della riduzione del divario con il
Nord.
Allora, la questione meridionale passava per Foggia, soprattutto
per Foggia.
L’articolo di Bocca è stato quasi del tutto dimenticato. Lo ha
riscoperto Giuseppe Trincucci, intellettuale e storico di Lucera, che lo ha
pubblicato nell’ultimo numero di Capitanata, la rivista della Biblioteca
Provinciale di Foggia.

Di seguito la bella introduzione di Trincucci, particolarmente
attento nel descrivere il contesto politico, economico e culturale di quegli anni.
Domani pubblicheremo l’articolo di Bocca.
* * *
Sono forse
in pochi a ricordare un articolo che Giorgio Bocca scrisse nell’ormai lontano
1961. Intitolato Spider bianca per statale pugliese, fu pubblicato su L’avanti e ripubblicato l’anno successivo per le Edizioni Avanti in un pamphlet intitolato Miracolo all’ italiana.
Giorgio
Bocca (1920 – 2011) è ricordato per la sua presenza nella cultura italiana del
Novecento, per i molti suoi apprezzati libri e per le sua testimonianza di
giornalista.
Bocca ha
raccontato l’Italia da Nord a Sud con uno stile e un carattere inconfondibile, un
misto di rabbia e di dolore. La scrittura di un uomo deluso dai fatti e nei
fatti da quanto gli era capitato e di vedere e di commentare. La sua scrittura appare
spesso violenta e anche faziosa, sicuramente ingenerosa nei confronti delle regioni
meridionali, come certi passaggi del suo libro più famoso L’inferno, dedicato interamente al Sud e ai suoi atavici
problemi.
A un
critico illustre proprio di questa opera rispose candidamente: «Ma sì, certo,
tutto il mio libro nei suoi dolori e nei suoi furori è la dichiarazione di un piemontese
che, giunto all’età dei bilanci e della sincerità, riconosce che i legami fra
gli italiani sono antichi e profondi quanto le loro diversità. Ed è perché
siamo nazione, perché siamo il paese dove il sì suona, che al nord come al sud
si sente incontenibile il bisogno di gridare, di imprecare, di chiamare inferno
un modo di vivere che infernale è».
Si riconoscono
in questa dichiarazione le caratteristiche fondamentali della sua attività:
l’indipendenza dal potere assoluta e incondizionata e la sua idea di nazione italiana
che per lo scrittore è unita solo nei fatti e non nella realtà. Insofferente di
tutto, disilluso dal boom del benessere, dai governi di centrosinistra, critico
della prima repubblica e poi deluso dalla seconda che gli sembrò una fotocopia
pessima della prima, nemico dei brigatisti, degli accattoni della politica, del
berlusconismo, Bocca fu sempre coerente e vigile.
Nei suoi
scritti dedicati al Sud, e principalmente alle sue due città simbolo, Napoli e
Palermo, Bocca non tralascia alcuno spiraglio per la possibilità di un miglioramento
e di un possibile cambiamento della situazione politica e civile del Sud; è una
persona profondamente delusa, uno scrittore e un giornalista che lascia   va poco spazio al colloquio e alla critica. Antonio Ghirelli, un altro
grande protagonista del giornalismo italiano, lo accusava di essersi fermato
alle conseguenze e non alla cause della questione meridionale e del divario tra
Nord e Sud. E in effetti questa è un’analisi condivisibile.
Miracolo all’italiana è uno dei primi libri di Giorgio Bocca e raccoglie in tre
parti alcune sue corrispondenze relative ai “miracoli” in provincia e a Milano
e profili di “miracolati”, bellissime descrizioni di alcuni personaggi
emblematici di quegli anni appartenenti al mondo della cultura, dello
spettacolo, dello sport. È significativo che nel libro la città visitata e descritta
più a Sud, “nel profondo Sud”, sia Foggia, l’unico luogo meridionale del libro.
Bocca
arriva a Foggia nei primi giorni dell’anno a ridosso delle festività natalizie.
La città è ancora addobbata con gli abeti decorati e che dominano i cerri del corso,
allora smilzi e polverosi.
Trova una
città in fermento, soprattutto edilizio, con case e palazzi costruiti disordinatamente
“palazzi di otto piani su strade di quattro metri” e affrettatamente per la
mancanza di piano regolatore e per la necessità di coprire le brutture e le lacerazioni
della guerra. I nuovi quartieri, costruiti in quegli anni, non convincono Bocca;
per lui sono il trionfo del kitsch e dell’approssimazione architettonica, in cui quasi
nulla si salva.
Ad
accompagnare Bocca nella sua visita alcuni personaggi politici locali, che fanno
da battistrada e descrivono la città, tra questi un giovanissimo Vincenzo Russo,
che sostiene che il nuovo corso “ha spezzato il clientelismo e rinnovato la classe
dirigente”. Bocca dà un’altra interpretazione della nuova situazione politica e
sociale: “il clientelismo non è più l’unico strumento del potere politico e che
il sottogoverno non è più l’unica condizione dei buoni affari economici”.
Ma sa che
tutti aspettano che per l’economia locale finalmente “salti il tappo”. Bocca si
chiede se a farlo saltare saranno le aziende pubbliche, quelle che cercano metano
e idrocarburi, o quelle private che stanno sorgendo come funghi nel territorio
o l’acqua della diga del Fortore che renderà irrigua la pianura siticolosa. L’articolista
vede possibile in definitiva la prospettiva di un rilancio economico e morale
della provincia, anche se i dati sulla cultura locale, sui lettori di libri e
riviste, sui musicofili sono in definitiva deludenti.
Bocca ha
simpatia per l’imprenditore fallito, ma che si è messo in gioco e ha messo in
gioco i suoi capitali mentre odia i cauti risparmiatori che non mettono in discussione
se stessi e non fanno nulla per far crescere l’economia di questi luoghi. Bocca
a distanza di anni sembra aver colto nel segno e cambiando qualche nome e
qualche situazione, questo articolo sulla storia e sulla vita a Foggia e nella sua
provincia non ha perso di attualità.
Giuseppe Trincucci
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