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Salvatore Bucci mi segnala un post che ha pubblicato sulla bacheca del gruppo Amici della Domenica, con preghiera di farne oggetto di una lettera meridiana. Lo faccio volentieri, perché condivido molte delle tesi che l’amico Salvatore sostiene nella sua riflessione.
“Come ogni giorno ascolto – si legge nel post – il telegiornale regionale su RAI3 alle ore 14.00. Anche oggi, COME TUTTI I GIORNI, c’è stato il servizio sulle ferie che parla solo e soltanto del Salento. Oggi hanno fatto un servizio sulla sicurezza in mare e sulle spiagge con l’intervista ad un Ufficiale della Capitaneria di Porto. Naturalmente si è parlato solo del Salento e la cosa da non credere è che anche questo Pubblico Ufficiale ha concluso il suo intervento lodando la bellezza dei luoghi e dei paesaggi del Salento. Io sono una persona normale che non ha particolari conoscenze ed ha solo la possibilità di segnalare questo uso distorto della televisione pubblica sulla pagina di questo Gruppo. Ma so, per certo, che tra i membri di questo gruppo ci sono persone che possono farsi sentire dalle istituzioni ed è a loro che mi rivolgo perché si facciano interpreti di questa mia lamentela.”
Le tesi di Bucci mi trovano quasi del tutto d’accordo. Premetto che il suo sfogo non mi pare né una recrudescenza di foggianite (neologismo coniato dal governatore Vendola per stigmatizzare la tendenza dei foggiani a lamentarsi sempre), né una pura rivendicazione campanilista.
Il Salento è una terra bella, anzi bellissima. La sua classe dirigente è stata protagonista, negli ultimi anni, di importanti azioni di marketing territoriale che l’hanno reso noto in tutto il mondo, con enormi effetti di ricaduta tanto in termini di immagine, quanto di indotto produttivo ed occupazionale.
Grazie a queste premesse, il Salento ha strappato da un paio d’anni alla Capitanata lo scettro di area pugliese con il maggior numero di arrivi e di presenze turistiche.

Per amor di verità, va detto pure che il sorpasso è stato provocato anche dal gap infrastrutturale della Puglia settentrionale (la mancanza di un aeroporto, le oggettive criticità logistiche del Gargano) e dalla scarsa attitudine che la classe dirigente dauna ha manifestato nel promuovere iniziative di marketing del territorio altrettanto efficaci.
Premesso tutto questo, non si può tuttavia nascondere che l’overdose di Salento che ci viene quotidianamente propinata dalle televisioni e dai giornali non è un bene. Soprattutto quando per sostenerla vengono utilizzati soldi pubblici, che dovrebbero essere spesi  meglio, per mettere tutti i territori pugliesi nelle condizioni di poter competere, con pari opportunità.
Non è un fenomeno nuovo. Ma quest’anno ha raggiunto veramente l’apice.
Non è un bene non solo per la provincia di Foggia, ma per l’intera Puglia. La regione sta investendo fiori di quattrini per consolidare sui mercati turistici nazionali e internazionali il brand Puglia. L’impressione è che l’aggressività delle politiche di marketing territoriale del Salento possa alla lunga nuocere proprio al brand Puglia, ovvero ad un’idea di Puglia unitaria e integrata.
La Puglia è anche il Salento, ma non solo il Salento. I governi regionali presieduti da Vendola, a parte le non sempre felici battute del governatore sulla foggianite  si sono spesi molto per rilanciare un’identità pugliese univoca, che possa far superare una volta per tutte l’antico toponimo plurale, quando la nostra regione era “le Puglie”.
Non è facile, perché la politica deve fare i conti a sua volta con una crescente competizione tra i territori, rispetto alla quale stanno diventando sempre più difficile ed efficaci gli interventi dall’alto.
Quanto a noi, dobbiamo avere il coraggio e l’onesyà intellettuale di fare autocritica e di cercare gli opportuni antidoti al dilagante salentinismo.
Un’identità non si improvvisa. C’è o non c’è.
Il marketing territoriale pro Salento è stato affiancato da un ritrovato orgoglio di appartenenza, da una consapevolezza identitaria che in Puglia settentrionale son tutti là da venire. Nel caso del Salento, tre territori (le province di Lecce, Brindisi e Taranto) sono riusciti a far nascere una sola terra, una sola identità.
Nel caso della Capitanata tre territori (Gargano, Tavoliere e Monti Dauni) non riescono neanche a sentirsi provincia. E la Provincia stessa che questa identità dovrebbe tutelare e cosolidare, sta per chiudere i battenti. Che tristezza.

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