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Nell’era delle videocamere digitali, dei telefoni cellulari
che scattano fotografie e fanno riprese,  dei selfie e di youtube, girare un film e perfino
farlo vedere al pubblico è divenuto più facile che nel passato. Alla portata di
tutti, o quasi. Naturalmente, il cinema resta un’arte che, per essere espressa
nel migliore dei modi, presuppone una dimestichezza con una serie di tecniche, e
qui il discorso si fa più serio.
Scrivere un romanzo è un’operazione virtualmente
alla portata di tutti, ma è innegabile che postuli, se non altro, una certa
padronanza della grammatica, della sintassi, oltre che una buona dose di
creatività e soprattutto implica che si abbia qualcosa da dire. 
Lo stesso è per il cinema. Anche utilizzando il cellulare o la videocamera, soltanto per raccontare una serata tra amici o per documentare una festa di addio al celibato, c’è modo e modo di farlo.
La rivoluzione digitale ha prodotto un fenomeno interessante e fino ad oggi poco investigato (in quanto fenomeno, appunto). Si tratta dell’emersione
di una nuova dimensione del cinema, che 
mi piace definire cinema laboratorio: una via di mezzo  tra l’aspetto industriale e artistico del
cinema creato ad hoc per il vasto pubblico, e quello puramente amatoriale realizzato
per la famiglia e degli amici.

Aspiranti cineasti di piccoli borghi o quartieri che mettono
mano alle videocamere per raccontarsi, così come ho visto fare all’incredibile
e bellissimo CineFortFestival di San Giorgio La Molara; scolaresche che
realizzano i loro cortometraggi per parlare della scuola e della condizione giovanile, associazioni come l’Auser, che attraverso la
fotografia e la documentazione video, raccolgono memoria e la trasmettono. Ecco cosa intendo
per cinema laboratorio.  Si tratta di
prodotti a volte sorprendenti, come quelli di San Giorgio La Molara, altre
volte un po più ruspanti e naif ma che costituiscono una nuova, interessante frontiera per l’audiovisivo.
Con alcuni amici e con l’appoggio dell’Auser, abbiamo
pensato di dare vita ad una iniziativa, assolutamente sperimentale, che si
rivolge proprio a quanti operano in seno al laboratorio cinema, e
vogliono migliorarne la qualità, o più semplicemente intendono utilizzare in
modo più consapevole gli strumenti e le tecniche del cinema.
Assieme a  Lorenzo
Sepalone
, giovane regista foggiano, e ad 
Antonio Di Bitonto, esperto direttore della fotografia, daremo vita a
quattro incontri sul cinema e sul suo linguaggio, le sue tecniche, la sua
sintassi. All’insegna, prima di tutto, del divertimento e dell’emozione
condivisa. Non un corso di cinema, ma piuttosto un percorso, un viaggio dentro
il cinema, da un punto di vista diverso da quello del semplice spettatore.   
Si comincia venerdì 16 gennaio alle ore 18, e si prosegue per i tre
venerdì successivi (23 e 30 gennaio, 6 febbraio), nel Saloncino dell’Auser-Spi
Cgil in via della Repubblica 72 a Foggia.
La partecipazione è gratuita. Al termine del ciclo di
incontri ai partecipanti verrà rilasciato un attestato di frequenza. Non
mancate. Invitate gli amici.
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