Print Friendly, PDF & Email

Le amicizie con Savino Russo e con don Tonino Intiso sono tra quelle che hanno scolpito la mia vita. Ci conoscemmo, tutti e tre, contemporaneamente. Io e Savino frequentavamo il liceo classico, e don Tonino era il nostro professore di religione. Entrambi partecipavano ai campi scuola dell’Azione Cattolica di Foggia, e frequentavamo il “centro diocesano”. L’uno successe all’altro quale responsabile dell’Azione Cattolica giovanile della diocesi di Foggia, il cui assistente spirituale era don Tonino. Eravamo all’inizio degli anni Settanta, e don Tonino era fresco di ordinazione sacerdotale.

Voglio ricordare questa lunga, intensa amicizia, che dura tutt’oggi nonostante Savino non faccia più parte del mondo dei vivi, perché la morte separa i corpi, ma non le anime, regalandovi, in questo percorso di avvicinamento a Pasqua, un disegno di Savino che don Tonino ama particolarmente, tanto da utilizzarlo spesso come copertina delle “schegge” che compone nel suo eremo di via del Risorgimento.

Savino lo realizzò in occasione del campo scuola dei giovani dell’Azione Cattolica diocesana che si svolse presso il Santuario della Madonna dell’Incoronata, dal 7 al 10 settembre del 1979. È un’opera che forse più di ogni altra svela ciò che Savino è stato, i valori in cui ha creduto, la fede, la speranza, la cultura che lo hanno sorretto, fino all’ultimo respiro.

Dopo il 1979, Savino sarebbe diventato uno dei più apprezzati grafici e disegnatori della nostra terra. La mostra Vi confesso che ho disognato, voluta dalla Fondazione Banca del Monte, compendia con un’efficacissima sintesi la sua poderosa opera artistica, che spazia dal celebratissimo e premiatissimo logo del Foggia di Zeman, allo stemma della Provincia di Foggia, ai suoi libri, alle sue ricerche iconografiche e storiografiche, alla collaborazione prestata a testate come Pagine ed Area, nelle quali abbiamo collaborato fianco a fianco.

In realtà, Savino Russo – come dimostra in modo esemplare la Pasqua che vedete sopra –  non è stato soltanto un grafico, come pure amava definirsi, consapevole che l’arte grafica è artigianato per eccellenza, ovvero arte di far bene le cose. È stato un pensatore, un intellettuale a tutto tondo, che riusciva a tenere assieme la sua
dimensione laica con quella di credente, attraverso l’indefettibile collante di una coerenza morale ed ideale che ho ritrovato in poche altre persone.

Ad insegnarci il piacere e l’arte di far bene le cose (più precisamente lo sforzo di far bene le cose, la consapevolezza che ogni cosa terrena è perfettibile, e che tendere alla perfezione è ricerca di verità) è stato proprio don Tonino Intiso.

Non deve dunque stupire che Don Tonino abbia adottato il disegno, dandogli quale titolo “la Pasqua di Savino”, ed utilizzandolo quale copertina di numerose
pubblicazioni.

Le annotazioni a fianco alle figure raffiguranti i tre diversi stati del Cristo (“corpo accolto”, “corpo spezzato”, “corpo donato”) sono di pugno dello stesso don Tonino. Qualche anno fa, durante l’omelia della messa del suo 77° compleanno, che il sacerdote ha voluto dedicare al suo amico scomparso, don Tonino ha sottolineato come la mirabile evoluzione, plastica e cromatica, della raffigurazione di Gesù voluta da Savino esprima una vera e propria teologia, dentro la quale c’è tutto il senso della Pasqua.

Secondo don Tonino, il movimento delle braccia, dal Cristo accolto a quello spezzato, fino a quello donato, svelano quasi un batter d’ali, un volo verso l’alto. Il senso della Pasqua di Savino è che la resurrezione è donazione. Donazione assoluta. Senza donare, senza donarsi, non c’è resurrezione, non c’è Pasqua. È questa la grande eredità morale che ci lascia Savino.

Qui potete scaricare la Pasqua di Savino Russo, in alta risoluzione.

Facebook Comments