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Palazzo Trifiletti è un simbolo di Foggia. Nel bene e nel male. Per essere uno dei suoi palazzi più belli ed antichi, rappresenta quello che Foggia avrebbe potuto essere, se avesse saputo custodire e valorizzare con maggiore attenzione le sue bellezze. Per come si è ridotto oggi, colpito da un inesorabile degrado, a rischio di crollo, rappresenta ciò che Foggia è: una città senza memoria, senza attenzione al proprio passato e alla propria identità, che sta perdendo progressivamente ogni attrattività.
Le iniziative per strappare Palazzo Trifiletti da un destino che sembra ormai segnato si sono moltiplicate, aggregando – c’è da sottolinearlo – un numero crescente di cittadini. Particolarmente significativa quella promossa qualche giorno fa da Loredana Russi, brillante scrittrice, autrice del romanzo “Corso Garibaldi / Quando la Resistenza parlava foggiano”. La storia, basata sul diario del partigiano foggiano Pasquale Balsamo, parte proprio da Palazzo Trifiletti.
Loredana Russi ha promosso una petizione che si rivolge soprattutto alle istituzioni, sollecitandole ad intervenire per evitare la perdita di un così importante bene architettonico e culturale.
L’iniziativa ha il merito di individuare e proporre una precisa road map, per cercare di salvare Palazzo Trifiletti.
Dopo aver ricordato che “si tratta di un edificio settecentesco, ubicato a Foggia in corso Garibaldi, fatto costruire dalla nobile famiglia Giovene dei duchi di Girasole secondo lo stile barocco dei palazzi progettati dall’architetto napoletano Ferdinando Sanfelice”, Loredana scrive: “Il palazzo, dichiarato bene storico dalla Sovrintendenza nel 1984, versa da tempo in stato di abbandono e di grave degrado, essendo stato devastato dal tempo e dall’incuria umana, più volte depredato di importanti elementi decorativi e da ultimo utilizzato perfino come rifugio dai senzatetto.”
Da gioiello del passato, Palazzo Trifiletti è diventato simbolo del degrado in cui versa il capoluogo dauno, “a pochi passi – puntualizza la petizione – dal Comune di Foggia e nel più assoluto silenzio delle Autorità che dovrebbero invece tutelare il decoro del patrimonio storico e culturale della città nell’interesse dei suoi cittadini.”
È una questione culturale, ma anche un problema di sicurezza: “La indifferibile necessità di un intervento di recupero – si legge nel documento – deriva inoltre dalla pericolosità dello stabile sotto il profilo della sicurezza di tutta l’area circostante, considerato il rischio di crollo.”
Lo stabile è di proprietà privata, ma è impensabile che i proprietari possano farsi carico del restauro, considerando che attualmente la proprietà risulta estremamente frazionata, essendo suddivisa fra 48 soggetti, nel tempo moltiplicatisi per discendenza, e le quote sono peraltro rientranti in diverse categorie catastali.
Che cosa si può fare? “In passato – ricorda Loredana Russi – si è tentato più volte di sensibilizzare le Autorità sul problema, anche attraverso appelli di cittadini e petizioni sui social, che però non hanno sortito alcun risultato concreto. Di recente la prestigiosa rivista Artedossier ha dedicato al palazzo bellissime pagine corredate da un servizio fotografico, auspicando una adeguata ristrutturazione, in considerazione del valore storico ed artistico dell’immobile.”
Obiettivo della petizione e di quanti la stanno sottoscrivendo (200 in poche ore, ma si può e si deve fare di più) è “accendere i riflettori su questo palazzo che si sta depauperando ogni giorno di più, invitando le Autorità, ciascuna in relazione alle proprie competenze, ad intervenire con la massima urgenza, prima che la situazione precipiti inesorabilmente ed il palazzo non sia più recuperabile, attraverso l’adozione di procedure ai sensi degli artt. 32, 33, 34 e 95 del codice dei beni culturali e del paesaggio, nonchè nel rispetto di ogni altra normativa vigente.”
Il documento individua una precisa prospettiva per il futuro dell’immobile: “L’intervento pubblico, supportato anche da recenti provvedimenti legislativi finalizzati al rilancio dei centri storici, dovrebbe consentire poi di affidare a professionisti qualificati la redazione di un progetto per la riqualificazione e valorizzazione dello stabile, al fine di realizzare un’opera da utilizzare per scopi culturali, sociali o comunque di pubblica utilità. Ulteriori aiuti economici potrebbero derivare da varie istituzioni a livello locale e nazionale.”
Si spera inoltre che “i 48 proprietari possano fornire la loro collaborazione per una tempestiva ed efficace soluzione della questione: in tal modo questo gioiello architettonico, finalmente restituito ai foggiani, potrebbe vivere una nuova vita e tornare a risplendere nel cuore di Foggia come ai fasti di un tempo, a testimoniare la bellezza della nostra città. ”
Testimoniare la bellezza della nostra città. Ha del tutto ragione, Loredana Russi. Dare vita nuova a Palazzo Trifiletti andrebbe al di là dello stesso, pur meritorio recupero di una bellezza a rischio. Aprirebbe una stagione nuova per Foggia. Forse getterebbe le basi per un nuovo Rinascimento.
Per favore, firmate la petizione. Potete farlo cliccando qui:

https://www.change.org/p/al-ministro-dei-beni-culturali-e-del-paesaggio-salviamo-palazzo-trifiletti

Potete anche votare Palazzo Trifiletti tra I luoghi del cuore promossi dal FAI, nell’ambito del censimento dei luoghi italiani da non dimenticare, cliccando qui:

https://www.fondoambiente.it/luoghi/palazzo-trifiletti?ldc

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