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Centotrenta anni fa, il 22 gennaio del 1891, ad Ales, piccolo comune sardo in provincia di Oristano, nasceva Antonio Gramsci, grande pensatore e uomo politico, che dal 1924 al 1927 fu segretario del Partito Comunista Italiano. La ricorrenza è stata celebrata dall’Anpi di Capitanata con la deposizione di un mazzo di fiori davanti alla lapide che ricorda il breve ed amaro soggiorno foggiano di Gramsci, detenuto nelle carceri del capoluogo dauno per cinque giorni, dal 13 al 18 luglio 1928. Alla fine del post, un’immagine della cerimonia promossa dall’Anpi di Capitanata. Sono visibili, da sinistra a destra, Orazio Montinaro, Michele Galante, Mimmo Di Gioia, Franca Fulgaro e Angelo Rossi.

Quella foggiana rappresentò la penultima tappa del lungo e doloroso viaggio di traduzione dal carcere di Roma a quello di Turi. Gramsci era stato processato dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato del regime fascista, con l’accusa di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato ed incitamento all’odio di classe, accuse inconsistenti che gli derivavano dalla sua condizione di dirigente del Partito Comunista.
L’allora segretario del Pcdi venne condannato a 20 anni, 4 mesi e 5 giorni di reclusione. “Già il viaggio di traduzione si presenta come un’anticipazione dell’inferno carcerario” racconta Angelo Rossi, autore di diversi saggi sul pensiero gramsciano e promotore dell’epigrafe che ricorda la permanenza gramsciana a Foggia, in via Malvadi, in un documentato articolo sulla detenzione foggiana di Gramsci, che potete leggere e scaricare integralmente cliccando qui).
In una lettera alla cognata Tania, scritta il 20 luglio, cioè due giorni dopo l’arrivo nel carcere di Turi, lo stesso Gramsci scrive: “Il viaggio Roma-Turi è stato orribile. Si vede che i dolori da me sentiti a Roma e che mi sembravano un mal di fegato, non erano che l’inizio dell’infiammazione che si manifestò in seguito. STETTI MALE IN MODO INCREDIBILE. A Benevento trascorsi due notti e due giorni infernali; mi torcevo come un verme, non potevo stare né seduto, né in piedi, né sdraiato. Il medico mi disse che era il fuoco di sant’Antonio e che non c’era da far nulla. Durante il viaggio Benevento-Foggia il male si calmò e le bolle di cui ero ricoperto nella vita destra si seccarono. A FOGGIA RIMASI 5 GIORNI e negli ultimi 3 giorni ero già a posto, potevo dormire qualche ora e potevo sdraiarmi senza essere trafitto dai dolori.”

Il segretario del Pcdi, nonché filosofo e intellettuale, venne rinchiuso nel vecchio carcere di Foggia, che sorgeva, come si vede dalla riproduzione Pianta Mongelli (che risale al 1839), tra le attuali via Fuiani e vico Saraceno. La struttura è contrassegnata dalla lettera C sulla pianta, e indicata nella legenda quale “Trib.comm. e carcere.”
Nel luogo della detenzione di Gramsci, nel 2011, la Provincia di Foggia e l’Associazione “Per la sinistra” apposero una epigrafe, il cui testo venne elaborato dal prof. Biagio De Giovanni.

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