Print Friendly, PDF & Email

“Qui intorno tutto è sommerso dal sonno. Pochi punti del globo offrono, come questo, lo spettacolo d’una grande desolazione succeduta attraverso i secoli ad una floridezza”. È passato quasi un secolo da quando Alfredo Petrucci così descriveva il paesaggio tra il Tavoliere e le falde del Gargano, davanti alla Chiesa di San Leonardo, ma non molto è cambiato.
Vanamente lo sguardo dello scrittore cerca le tracce dell’antico splendore: nulla è rimasto dei macigni presi dalle mura di Troia, che Diomede avrebbe portato con sé ed usato per delimitare le città che avrebbe fondato, nulla dei tetti di Siponto, satis opulentum nelle parole di Paolo Diacono, e ancora nulla delle molte, imponenti chiese che agli albori del cristianesimo il santo vescovo Lorenzo fece erigere in questi posti.
A testimoniare gli antichi fasti, in tutto il suo fascino e in tutta la sua magia, c’è però San Leonardo, cui l’artista, scrittore e storico dell’arte originario di Sannicandro Garganico, dedica un appassionato e approfondito articolo, che comparve sul primo numero del 1922 de Le vie d’Italia, il settimanale del Touring Club.
Al raro scritto di Petrucci è dedicata la puntata odierna di Memorie Meridiane, la rubrica del nostro blog che regala ad amici e lettori gadget digitali del nostro passato. Potete leggere e scaricare l’articolo – intitolato “Italia ignota, San Leonardo del Gargano” e impreziosito dalle belle foto di Alinari – utilizzando il collegamento che trovate alla fine del post.
La prosa è intensa, e raggiunge livelli di notevole lirismo quando l’autore raffronta il grande passato con quanto si presentava allora al suo sguardo di umanista, innamorato della bellezza. È il caso di ricordare che un secolo fa San Leonardo era poco più di un rudere, e che solo successivamente sarebbe stato restituito alla sua originaria bellezza, da importanti lavori di restauro. Il che rende tuttavia ancora più coraggiosa ed interessante la scelta editoriale del settimanale del Touring Club, di affidare a Petrucci il racconto di quest’autentica gemma di arte e di architettura.
L’autore non dimentica di essere uno storico dell’arte, e dopo aver descritto la peculiarità di San Leonardo quale splendido esempio di “chiesa a cupola” pugliese, si cimenta con la questione della datazione, contestando quella attribuita da due studiosi di primissimo piano quali Emilio Bertaux e Arturo Haseloff che l’assegnarono all’epoca di Federico II, quando la Badia venne ceduta ai Templari.
Petrucci si sofferma in particolare sulla porta che ritiene “per armonia d’insieme e finezza di dettaglio”, “uno degli esemplari di decorazione architettonica più belli di tutto il periodo romanico”.
Circa la datazione, Petrucci sostiene che se Bertaux e Haseloff “avessero visitata la Chiesa di Pulsano, anteriore di oltre un secolo all’Imperatore svevo, vi avrebbero trovato alcuni pezzi come la decorazione dell’architrave del portale superstite e quella dello sguancio dell’archivolto di una porta secondaria – così somiglianti ad altri di S. Leonardo, da ravvisarvi il lavoro del la stessa mano più che della stessa bottega, e sarebbero certamente tornati sulle loro affermazioni.”
Memorabile la “chiusa” dell’articolo: “Chi compì questo miracolo? Chi vestì di tanta bellezza la pietra da cui ancor oggi, in un paesaggio di morte, si sprigiona una parola di vita?”
È il caso di leggerlo integralmente, e di ammirare le splendide fotografie di Alinari.
Potete scaricare qui l’articolo. Se volete invece dare uno sguardo alle precedenti puntate di Memorie Meridiane, potete farlo cliccando qui.

Facebook Comments