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Nel giorno in cui il Gargano festeggia la riapertura della ferrovia che era stata duramente danneggiata dall’alluvione del settembre 2014, Teresa Maria Rauzino, intellettuale ma anche pasionaria di un Gargano che crede in se stesso e nelle sue energie umane per costruire il suo futuro, pubblica una lettera indirizzatale da una giovane imprenditrice di Vico Garganico, che ha scelto di restare nella terra dei suoi padri, ma che sarà probabilmente costretta ad andare via. Lo stesso aveva fatto nel suo blog, Amara terra mia, Domenico Sergio Antonacci. Eccone il testo
“Ciao Teresa,
mi dispiace molto dire cose tristi a chi come te cerca sempre di mettere in mostra le bellezze del nostro Gargano, ma purtroppo è proprio vero che questa terra è… amara, a me fa tanto soffrire, dopo che in questi anni ho dato tutto il massimo e il meglio per lei, per pura passione, credendo di poter portare avanti la tradizione contadina dai miei nonni, passando per mio padre, aprendo all’innovazione, biologico, permacultura, turismo rurale, dopo tanti debiti con le banche che devo ancora pagare per gli investimenti che speravo potessero portare un po’ di reddito, tanto quanto basta per vivere e mantenere quello che ho, e in un anno, il 2015 che doveva essere l’avvio… mi ritrovo da maggio con due furti di attrezzature (forno, panchine, illuminazione) per 6.000 euro di danni, dopo 10 gg un’altra incursione, rubata la cucina industriale dell’agriturismo che avrei dovuto aprire. Ho cercato di farmi passare il magone, avendo la famiglia numerosa, 5 figli, avevo fatto l’orto biologico, ieri sera vado per innaffiare e trovo che mucche vaganti, (ma con proprietari gonfi di soldi che ricevono dall’Europa) hanno mangiato tutto, e poi… cacciatori che vengono in proprietà privata e recintata, sparano anche se c’è il raccolto e una casa a pochi metri, anche se è zona SIC O ZPS, anche se c’è un parco avventura per bambini…ho voglia di scappare via e mi pento amaramente di aver creduto di poter realizzare qui il mio sogno di vivere a stretto contatto con la natura…scusami per lo sfogo, ma mi sento tanto “sciocca ed ingenua ” nel non aver “visto” prima quello che mi dicevano altri: qui non esiste quel minimo di legalità e non ci può essere né sviluppo né futuro! eppure le leggi ci sono, ma nessuno sa farle rispettare.

Vorrei qualcuno che mi dicesse che mi sbaglio…
Un abbraccio”.

 Commenta Teresa Maria: “No, non e’ affatto giusto infrangere così i sogni di chi ha deciso di restare sul Gargano. Non si può tradire così chi ha deciso di creare innovazione nella terra dei propri avi.  Il caso denota che i giovani garganici che hanno deciso di intraprendere attività imprenditoriali nel settore agro-turistico e commerciale sono molto preparati e svolgono con competenza il loro lavoro. È il contesto esterno che tarpa loro le ali. Parlerei piuttosto di mancata sicurezza (specie nelle campagne e nelle zone isolate, ma non solo) e di aiuti regionali che si rivelano spesso un boomerang, se chi fa i progetti non ha alle spalle una solida posizione finanziaria. Molti investimenti vanno anticipati e il finanziamento arriva con molto ritardo.”
Da parte mia aggiungo solo che è la stridente, dolorosa contraddizione che da anni tarpa le ali allo sviluppo di questa terra. Non solo del Gargano, ma della Capitanata, della Puglia, del Mezzogiorno. Da un lato c’è il cuore, quello che ha permesso agli operatori turistici e agli imprenditori del Gargano di riaprire i battenti risollevandosi da soli dai danni procuratori dall’alluvione, che ha consentito alle Ferrovie del Gargano di ripristinare a tempo di record una ferrovia la cui mancanza avrebbe tagliato fuori Peschici. Dall’altro il contesto: i contributi che vengono promessi e che non arrivano; i finanziamenti che vengono stanziati e accordati ma non erogati, per le pastoie burocratiche, lo scarso controllo del territorio, la mancanza di sicurezza.
All’anonima autrice della lettera pubblicata da Teresa vorrei tanto poter dire che si sbaglia. Ma direi una bugia. Dico soltanto coraggio, non arrenderti. E vorrei non essere solo. Vorrei essere in un coro di centinaia e migliaia di voci.

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