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Giornalista e guida turistica di Serracapriola, Teresa Silvestris mi ha inviato l’interessante contributo che segue, sulle critiche rivolte da Flavio Briatore all’organizzazione turistica pugliese. Terese è autrice del bel blog I Vagabonviaggi di Teresita che si occupa di turismo locale e mete “minori”, quelle un po’ fuori dai circuiti noti. Consultatelo, perché Teresa scrive davvero bene ed offre un sacco di spunti per intriganti scoperte.
Prima di diventare giornalista, Teresa si è laureata in lingue orientali e ha lavorato nel campo del “turismo di lusso”. A Capri si occupava della clientela giapponese di un punto vendita di cammei e coralli: una clientela che, oltre a essere ricca era estremamente raffinata. Il ricordo di questa esperienza ha ispirato le sue riflessioni su cos’è il turismo di lusso, e cosa serve affinché possa dirsi tale e quali potrebbero essere le reali prospettive del modello Briatore. Leggete, perché si tratta di un punto di vista particolarmente stimolante.
* * *
È oramai trascorso qualche giorno da
quando, a Otranto, l’imprenditore Flavio Briatore ha bocciato a pie’ pari
l’offerta turistica pugliese definendola inadeguata alle richieste di una
classe che esige il lusso e che non bada a spese. Le reazioni sono state
immediate e del tipo che ci si aspettava: storia e cultura non possono essere
soppiantate da un turismo totalmente disimpegnato. Per non parlare poi del
dubbio gusto di chi lo pratica, i famigerati “ricchi”. Alle reazioni sono seguiti
gli esami di coscienza, è saltato fuori qualche mea culpa, si è cercato di individuare l’intoppo, la ragione per
cui dei ricchi, da queste parti, non se ne vede neppure l’ombra.
Il giornalista Maurizio Tardio e l’architetto Rosa Totaro, yacht designer di Manfredonia, hanno offerto due interessanti
riflessioni da due osservatori diversi. Il primo si chiedeva perché Briatore
avesse scelto il Salento e non il Gargano e perché in Giappone i tifoni non
fanno paura mentre sul promontorio due gocce d’acqua generano disastri; la
seconda, facendosi interprete del flaviopensiero,
stenta a credere che ci facciano schifo altri posti di lavoro legati al mondo
del super lusso.

Non so se essere scelti da Briatore
significhi propriamente qualcosa, ma è chiaro che il lusso e ciò che ne deriva
non possono fare schifo a nessuno. Solo che di modelli a cui ispirarsi ce ne
sono tanti e quello dell’imprenditore piemontese non è universale. È con tutta
evidenza un modello esclusivo, nel senso di “escludente”, che nonostante si
appelli al concetto di sviluppo del territorio tende a creare dei compartimenti
stagno all’interno di esso. È un modello che alza barriere fisiche, sottraendo
al territorio gli spazi migliori per trasformarli in paradisi di difficile
accesso, che non comunicano con l’esterno. Questa tipologia di turismo,
sperimentata “con successo” (e io a questo punto mi chiederei col successo di
chi) in posti che ben conosciamo, ha prodotto solamente fratture. Non è un
progetto che si propone di fare da traino a tutto il resto né di coinvolgere le
energie locali, con il risultato di creare estraneità tra gli ospiti e la terra
che li accoglie. Siamo proprio sicuri che sia questa la vocazione della nostra
regione?
Altro dettaglio importante è il target
al quale ci si vuole rivolgere. Nessuno, nel dibattito di questi giorni, ha
condannato il “turismo dei ricchi”, anche se nel glossario del turismo questa
espressione è priva di senso. Esistono gli standard qualitativi, espressi in
numero di stelle, che tengono conto di diversi fattori. Uno standard elevato
dipende non solo dalla qualità dei servizi, ma anche da quello della clientela.
Prove oserei dire scientifiche ci permettono di smentire Briatore quando dice
che i ricchi qui non vengono, perché in Puglia i ricchi non solo vengono ma
scelgono anche di viverci. Si tratta di persone che sanno bene cos’è il lusso,
lo apprezzano, lo ricercano, lo riconoscono, non lo ostentano. Gli altri, hai
voglia di spalmare glitter sul mega
yacht: chi non brilla, non brilla e neanche dà lustro.
Tornando alla domanda di Tardio: perché
Briatore ha scelto il Salento e non il Gargano? Forse perché è lontano anni
luce dall’affrontare le catastrofi naturali nel modo in cui, per esempio, fanno
in Giappone? Forse perché nel Salento sono più bravi e sanno fare rete? Il
motivo preciso non so dirlo. Certamente ha scelto in base alla sua convenienza.
Impariamo da lui e scegliamo in base alla nostra.

Teresa Silvestris
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