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Qual è la causa dello “sviluppo diseguale” della Puglia? Con la lettera meridiana, Foggianesimo e baricentrismo: la crisi non si supera con le contrapposizioni, che abbiamo pubblicato ieri, Franco Antonucci ha gettato il classico sasso nell’acqua stagnante, sollevando, tra l’altro, il problema dell’assenza di una visione unitaria nell’opinione pubblica dauna.
Nel confronto che si è aperto interviene Vincenzo Concilio, presidente del Comitato referendario “Daunia chiama Molise” che, com’è noto, sogna la cosiddetta Moldaunia, ovvero il distacco della Capitanata dalla Regione Puglia e la sua annessione al Molise, attraverso un referendum che sta tuttavia incontrando non poche difficoltà politiche e burocratiche. Ecco il testo dell’interessante intervento di Concilio.

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IL BARICENTRSIMO, FORZA COLONIZZATRICE TERRITORIALE DA RIDURRE AI MINIMI TERMINI ESTROMETTENDOLO, NON E’ UNA QUESTIONE CHE SI ESAURISCE NELLA LOTTA AVVERSA TRA DUE TEORICI “PARTITI” AVVERSI TRA LORO IN TERRA DI CAPITANATA…
Gli interrogativi che lo stesso Antonucci si pone, lo confermano…

“Ma le Regioni non dovevano essere le Istituzioni che, oltre ogni incombenza territoriale vasta, dovevano essere le garanti di riequilibrio territoriale, in senso paritario sia pure nelle sue differenze?
Evitando, viceversa le disparità economiche-strutturali, in ragione delle rispettive ed effettive risorse e vocazioni delle sue parti componenti?
Soprattutto escludendo la marginalizzazione dei territori periferici, o anche perché meno strutturati sotto tutti i punti di vista?”.

EMERGE QUI LA FIGURA DELLA REGIONE MATRIGNA…
Matrigna è la madre ostile, non amorevole ma matrigna è pure la sorte che ci ha costretti in questa regione la cui azione (riprendendo le considerazioni di Antonucci) non sviluppa una “azione riequilibratrice” che dovrebbe tendere “ad una politica essenzialmente pacificatrice e talvolta surrogatrice per livellare le criticità di sviluppo disparato”.

“Venire meno a questa essenziale funzione regionale significherebbe tradire l’essenza stessa dell’Istituto regionale”.

È qui la sintesi di tutto!
I centri di potere politico regionale presenti su Bari, hanno tradito l’essenza stessa dell’istituto regionale concentrando lì la maggior parte degli investimenti e contemporaneamente sottraendo alla nostra terra ogni possibilità di crescita economica che si tradurrebbe anche in una crescita culturale e sociale.

“Tra l’altro, sminuendo la massimizzazione delle stesse prerogative delle Aree più forti, che per eccesso di accentramento non utilizzano al meglio le risorse che derivano comunque anche dai territori più marginali. La contestualità organica è di per se forza che si aggiunge”.

L’ASSENZA DI SVILUPPO ECONOMICO CHE DERIVA DA UNA FEROCE SOTTRAZIONE DETTERMINA NEL TEMPO LA MORTIFICAZIONE DI OGNI POTENZIALE RISCATTO E L’ASSOGGETTAMENTO ALLA FORZA PREVALENTE…
A chi non è capitato di sentire affermare che i “baresi ci sanno fare” più di noi?
È manifesta la nostra incapacità ad ottenere, a pretendere ciò che ci tocca, almeno la quantità degli investimenti proporzionali non solo alla popolazione ma, al deficit infrastrutturale che definisce lo stato di arretramento nel quale siamo stati costretti.
È percepibile la tracotanza, la superbia con la quale, il potere politico e decisionale incentrato su Bari, irridendoci ci cucina con fiamma lenta nella vana speranza da alcuni reclamata di lottare in questa regione piuttosto che ipotizzare un cambio di territorio amministrativo pur previsto dalla Costituzione.
SE IL FIUME HA DUE SPONDE È PUR VERO CHE L’ACQUA CHE SCORRE VA SEMPRE IN UNA DIREZIONE…
Allora, seguiamo il corso e riprendiamo nelle nostre mani il nostro destino lasciando che l’acqua fluisca nella giusta direzione, quella di sottrarre ai baresi ogni potere amministrativo e politico del nostro territorio impedendo loro di nuocerci ulteriormente.
LA CAPITANATA TUTTA HA AVUTO E PUÒ ANCORA OGGI AVERE NELLE PROPRIE MANI IL PROPRIO DESTINO MA DOVRÀ LOTTARE CONTRO IL POTERE POLITICO PROVINCIALE LOCALE CHE HA IMPEDITO AL NOSTRO COMITATO, CON STRATAGEMMI VARI TRA IL 2012 ed il 2013, DI ANDARE AL REFERENDUM PER USCIRE DALLA REGIONE PUGLIA!
Ci saremmo riusciti se non ce lo avessero impedito prima con la scusa della riforma Monti sulle province, attendendo poi che la parola “provincia” fosse cancellata dalla Costituzione ed infine MODIFICANDO IL REGOLAMENTO DEL REFERENDUM PROVINCIALE COSI’ DA RENDERLO IMPOSSIBILE!”
Vincenzo Concilio
Presidente del Comitato referendario “Daunia chiama Molise”

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