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Diego Maradona è stato un eroe civile? No, non lo è stato. Come non lo sono stati Charles Baudelaire, Paul Verlaine ed Allen Ginsberg. Ciò non toglie che il campione argentino sia stato il più grande artista del calcio, e gli altri, poeti grandissimi, che per quanto più o meno maledetti hanno sfiorato l’Assoluto.
A quanti, impegnati nella conquista di like, discettano in questi giorni sulle qualità etiche e civili del Pibe de Oro, è il caso di ricordare che, semplicemente, Maradona ha incarnato un’epoca. Nel bene e nel male.
Se n’erano accorti già, e in tempi non sospetti, i ragazzi dalla band foggiana Tavola 28, che avevano raccontato il rapporto di Maradona con il suo tempo, in una bella canzone di qualche anno fa. Più significativa e sincera, delle tante riflessioni ed elucubrazioni moralistiche che stiamo leggendo in questi giorni.
Il brano, comparso nell’album Natale Freddo e Fame, è intitolato Maradona e metadone. Diego vi è raccontato come il simbolo di una generazione senza certezze, costretta a scoprire i valori per strada, che però sognava di vedere il campione in mezzo alla sua gente, e lo eleggeva, in qualche modo, a simbolo di riscatto.
Una canzone dura, per niente consolatoria, da riscoprire e da riascoltare (ringrazio Tonio Salemme per avermela ricordata). Eccola, qui sotto.

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