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Don Tonino Intiso compie oggi 52 anni di sacerdozio, gli ultimi dei quali trascorsi nel forzato isolamento imposto dalla pandemia, ma senza arrendersi. Forte dell’insegnamento del Vangelo di Matteo, dall’inizio dell’emergenza ad oggi non è passato un giorno senza che il sacerdote originario di Troia non abbia recitato l’Angelus assieme al suo piccolo gruppo di preghiera: “Dove ci sono due o tre persone riunite nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.”
Tra le cose più importanti che don Tonino mi ha insegnato c’è che Dio si manifesta nella storia, a volte in modo imperscrutabile. Negli ultimi incontri che abbiamo avuto (non più frequenti come prima, date le necessità di distanziamento sociale), mi ha esortato a cogliere l’emergenza che stiamo vivendo come un’opportunità di riflessione, di revisione di vita e di conversione.
Confrontarsi con la realtà, per cercare di cambiarla, ma anche per cambiare noi stessi. Il cambiamento come conversione. È questo il filo rosso che annoda i 52 anni del magistero sacerdotale di don Tonino, fin da quando, assistente dei giovani di Azione Cattolica, promosse una esperienza che avrebbe scolpito il corso di molte vite: la lotta continua alla mediocrità, intensa appunto come tentativo costante di cambiamento. Del mondo secolare, ma anche di se stessi. Lo strumento essenziale della “lotta continua alla mediocrità” era la revisione di vita, il mettersi costantemente in discussione.
Eravamo agli inizi degli anni Settanta, un tempo scandito da profonde tensioni sociali e da una diffusa ansia di rinnovamento, che accomunava sia i giovani politicamente impegnati, sia quelli che militavano nelle organizzazioni ecclesiali.
Il “centro diocesano” era il punto di ritrovo dei giovani di Azione Cattolica. Don Tonino lo aprì anche ai giovani della sinistra extraparlamentare che non avevano una sede. Nonostante l’evidente differenziazione ideologica fu, comunque, un luogo di elaborazione del pensiero.
I materiali prodotti dal gruppo di “lotta continua alla mediocrità” vennero raccolti in un fascicolo. Mi è capitato di sfogliarlo e rileggerlo, qualche giorno fa. Sono rimasto profondamente colpito dall’attualità di quelle pagine; anzi direi, più precisamente, dalla necessità di quelle pagine.
Viviamo in tempi difficili, ma anche scriteriati, in cui latitano la riflessione, l’esercizio del pensiero. Si discute se aprire o meno le palestre per la fitness. Ma le palestre della mente sono chiuse da tempo immemorabile. Non a caso, uno dei sogni di Don Tonino rimasti fino ad oggi sulla carta è quel “pensatoio” che da anni va vagheggiando. Oggi più che mai ci sarebbe bisogno di pensiero: libero, critico.
Come modesto contributo mi piace offrire ai lettori di Lettere Meridiane e della pagina Facebook di don Tonino, il fascicolo in cui vennero pubblicati i materiali del gruppo di “lotta continua alla mediocrità“. È intitolato “Proposta ai giovani per un percorso autenticamente cristiano” e reca, nel frontespizio, una frase di Kierkegaard che è stata il motto che ha ispirato il lungo, importante ministero sacerdotale di don Tonino: “Non è il cammino che è difficile, ma è il difficile che è cammino.”
Leggetelo, meditatelo, ne vale la pena.
Potete scaricarlo cliccando qui.

Geppe Inserra

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