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Giampiero Boniperti è stato un esempio di sportività e di stile, qualità che stanno purtroppo diventando sempre più rare nel mondo del calcio.
Il compianto presidente bianconero fu però protagonista di un episodio, sulle tribune dello Zaccheria, che per poco non sfociò in una rissa. Ci piace ricordarlo e raccontarlo come esempio di un calcio d’altri tempi, caratterizzato più dalla passione che non dalla finanza.
Accadde il 12 settembre del 1993, durante una partita destinata a restare negli annali del calcio, perché segnò l’esordio in maglia juventina di Alex Del Piero. Sulla panchina dei satanelli c’era il mitico Zdenek Zeman, su quella dei bianconeri, l’altrettanto leggendario Giovanni Trapattoni.
Era la quarta giornata di campionato. Il match, tirato e contrassegnato da diversi errori arbitrali, finì 1-1. Il Foggia andò in gol al secondo minuto con Brian Roy ma la rete fu inspiegabilmente ed ingiustamente annullata dall’arbitro, il povero Angelo Amendolia scomparso piuttosto giovane, qualche anno fa.
I satanelli non si persero d’animo e passarono in vantaggio al 18′ del secondo tempo con un gol segnato ancora una volta dall’olandese Brian Roy, ma furono raggiunti cinque minuti dopo grazie a Fabrizio Ravanelli, che ribatté in rete dopo che Mancini aveva per due volte miracolosamente salvato la rete, con altrettante strepitose parate.
Al 29’ della ripresa, il Trap fece entrare un ragazzino dalla folta chioma, che veniva dalle file della primavera, ma di cui si diceva fosse un predestinato. Era Alex Del Piero, che iniziò così, a Foggia e allo Zaccheria, la straordinaria carriera che lo avrebbe portato a diventare uno dei più grandi calciatori italiani di tutti i tempi, e a vincere praticamente tutto.
La partita finì in parità, 1-1. Per la cronaca, il migliore in campo fu il compianto numero uno di Zeman, Francesco Mancini, che stregò letteralmente Roby Baggio negandogli almeno tre palle gol.
Al termine dell’incontro, riferendosi alle discutibili scelte arbitrali, Zeman se ne uscì con un’affermazione che sarebbe divenuta proverbiale: “Qualche vorrei vorrei essere trattato da Juve.”
Il comportamento di Amendolia suscitò polemiche e contestazioni da parte dei tifosi sugli spalti, che non risparmiarono Giampiero Boniperti, che sedeva nella tribuna riservata alle autorità. L’incidente si verificò poco prima dell’intervallo tra il primo e il secondo tempo, mentre il presidente stava lasciando la tribuna, com’era sua abitudine.
Giovanni Cataleta, giornalista e scrittore, storico del calcio rossonero, fu testimone oculare dell’episodio, che racconta così: “Ero seduto a pochi metri da Boniperti. Mentre il presidente della Juve stava abbandonando la tribuna, pochi minuti prima della fine del primo tempo, un noto commercialista foggiano lo apostrofò gridandogli: “Marisa, te ne vai già ?” Il dirigente bianconero, notoriamente, si irritava molto quando lo chiamavano con quel nomignolo, affibbiatogli da Benito Lorenzi, il popolare “Veleno”. Il soprannome “Marisa” era riferito ai boccoli biondi che caratterizzavano la capigliatura del presidente quando ancora calcava il rettangolo verde. Fu un gustoso siparietto specie per la reazione di Boniperti, che senza mezzi termini invitò il professionista foggiano ad accompagnarlo fuori, per regolare i conti in separata sede.”
Confermo tutto quanto afferma Giovanni Cataleta, perché quel giorno in tribuna stampa c’ero anche io. Boniperti s’incazzò di brutto, come documentano inequivocabilmente le immagini che illustrano il post, estratte dagli highlight della Domenica Sportiva di quel giorno (che potete guardare alla fine del post). Altro calcio, ed altra umanità…
L’episodio ebbe una rilevanza nazionale.
Beppe Capano, che curava il servizio televisivo per la Rai, commentando le immagini della sfuriata del presidente bianconero affermò: “Qualche gazzata in stile tutt’altro che inglese deve combinarla qualcuno in tribuna quando Giampiero Boniperti, come al solito, decide di continuare a soffrire via radio. È il primo juventino a mettere fuori la grinta giusta…”
Per i più giovani: gazzata si riferisce alle intemperanze di cui si rendeva spesso protagonista il grande Paul “Gazza” Gascoigne, che giocava in quegli anni in Italia e che sarebbe stato allenato, di lì a poco, proprio da Zeman, alla Lazio.
Sulla genesi del nomignolo Marisa circolano diverse versioni. La più diffusa è quella fornita da Giovanni Cataleta. Il diretto interessato, però, non è d’accordo. Nel libro Una vita a testa alta, scritto con Enrica Speroni (Rizzoli, 2003) Boniperti così racconta l’origine del soprannome che lo accompagnò per tutta la sua carriera: “Nel precampionato un’amichevole Novara-Juve c’era sempre. La rivalità era grandissima con l’aggiunta di un po’ d’astio nei miei confronti, novarese traditore che aveva scelto Torino. Erano sfide che richiamavano tanto pubblico. La popolarità della Juve era enorme e il Novara non era una squadretta, giocava in serie A e si faceva rispettare. Fu in una di quelle amichevoli che all’ingresso in campo delle due squadre si presentò anche Marisa, avvenente miss Piemonte, pure lei in calzoncini e maglietta bianconera. Mi porse un mazzo di fiori, ero il capitano, ci fu lo scambio di baci e il pubblico cominciò a urlare: Marisa, Marisa. Il coro poi cambiò destinatario e con cattiveria continuò; ogni volta che toccavo palla i tifosi mi beccavano: Marisa, Marisa”.
Che sia stato per la sua capigliatura o per gli sfottò novaresi, “Marisa” è stato uno dei più grandi personaggi che il calcio italiano abbia mai avuto.
Ci mancherà, presidente.

Geppe Inserra

Gli highlights di Foggia-Juventus

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