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Senza la Gazzetta del Mezzogiorno, la Puglia non è più la stessa. Anzi, non è più nemmeno una regione. Perché una Regione non è soltanto un’espressione geografica o l’istituzione che la governa. E’ prima di tutto una comunità di persone, che per essere tale ha bisogno ineludibile di una voce che la rappresenti, che la racconti, che ne esprima l’identità.

Tutto questo è stata, da 134 anni, la gloriosa testata, che da lunedì 2 agosto non sarà in edicola, dopo la decisione della Ledi, di non accettare la proroga del fitto concesso dalla curatela fallimentare. L’inevitabile conseguenza della scelta della società editrice è la sospensione della pubblicazioni e il ritorno dei 144 dipendenti del giornale (in parte giornalisti, in parte poligrafici) alla Edisud, in fallimento.

La Ledi contesta i ritardi con cui il Tribunale fallimentare e le diverse curatele interessate hanno proceduto all’assegnazione definitiva della testata (in corsa c’è anche un’altra società, l’Ecologica). Senza entrare nel merito dell’intricata vicenda, è il caso di sottolineare che un bene collettivo com’è la Gazzetta del Mezzogiorno, non può essere trattato alla stregua di un salumificio o di un salottificio. Sarebbero state necessarie una mobilitazione più diffusa, una sensibilità più profonda.

Lo hanno ben compreso i lavoratori della testata, che da anni si stanno sacrificando per garantire la continuità della pubblicazioni, che – va ricordato – è direttamente proporzionale al valore stesso del giornale. Hanno lavorato per mesi senza stipendio, hanno accettato di vedersi ridotte le retribuzioni, pur di garantire l’uscita quotidiana nelle edicole. Sacrifici che corrono adesso il rischio di essere vanificati da ritardi, pastoie burocratiche,  e dai tempi biblici delle procedure fallimentari.

Il forzato silenzio della Gazzetta del Mezzogiorno riduce al silenzio tutta la Puglia. Facciamo nostro (e invitiamo amici e lettori di Lettere Meridiane a fare altrettanto) l’appello del direttore, Michele Partipilo: “Sento il dovere di fare appello a chiunque possa intervenire di farlo senza indugio, senza calcoli, senza interessi. La Gazzetta, come ogni giornale, non appartiene all’editore che la gestisce o alla redazione che lo realizza. Essa è patrimonio di tutti e identità collettiva di un territorio.”

 

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