Finché c’è cinema c’è speranza

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Una terra ha bisogno di raccontarsi per comprendersi. La narrazione è uno specchio del sé. Svela l’identità profonda. Per questo una terra ha bisogno di autori.

Se dovessi dire qual è l’autore che più profondamente ha raccontato la nostra terra, rappresentandola nei suoi pregi e nei suoi diretti, nel suo passato e nel suo presente, non avrei esitazioni. È Angelo Casto, il cui cinema e la cui scrittura raccontano l’aspetto identitario della Capitanata più vero, ma anche più dimenticato: la terra, il lavoro.

Allievo di Ipotesi Cinema, la scuola-laboratorio di Ermanno Olmi, Casto ha dedicato tutta la sua filmografia, che copre ormai più di trent’anni, alla terra, alla trasformazione della civiltà e della cultura contadina, al difficile rapporto tra la terra e il lavoro, ai complessi equilibri tra agricoltura e industria. Per capire il presente della Capitanata, i suoi film sono molto più efficaci di tante analisi sociologiche o studi economici.

Era il 1990 quando uscì la sua opera prima, Ipotesi Francesco (produzione Raiuno/IpotesiCinema, selezionato Oscar Scuole di Cinema), cortometraggio che denunciava i guasti sociali dell’industrializzazione fallita nell’Italia meridionale degli anni ’60, girato con la supervisione del maestro Ermanno Olmi.

La storia era ambientata nelle campagne del Tavoliere, a Orta Nova, cittadina natale del regista. Orta Nova è anche la location dell’ultima opera di Angelo Casto, presentata qualche giorno fa al Foggia Film Festival, il documentario A tre chilometri dalla rivoluzione, che racconta i sogni e le speranze di tre giovani (Lino Gaeta, Donato Ciletti e Andrea Di Dedda) , tempratisi nel clima del ’68, e tornati al loro paese “per progettare un futuro in grado di sottrarre questo luogo alla sua letargia atavica”. Tre chilometri sono la distanza che separa il centro abitato ortese dalla statale 16 Adriatica, che nel diario-epistolario di Lino Gaeta, che scandisce il racconto, viene eretto a simbolo di modernità, progresso, futuro.

Pur essendo autoprodotto, il documentario è tecnicamente ineccepibile. Ha un’anima, e non a caso sta riscuotendo un notevole successo ai festival in cui viene presentato (vincitore del mese come migliore film italiano al Reale Film Festival,  finalista al Liff-Sweden, selezione ufficiale al Festival Internazionale di Salerno e al Varese International Film Festival).

Il contesto in cui la storia si snoda, nel racconto dei protagonisti della vita civile ortese, è intrigante, perché, politicamente parlando, Orta Nova non un paese qualunque: è stato un laboratorio politico, vi nacque la prima giunta Dc-Pci quando di compromesso storico ancora non si parlava. L’esperimento venne posto in essere per spezzare l’egemonia di un sindaco socialista che governava il paese da decenni, ma non fece molta strada, così come non fecero strada le giunte di sinistra che coinvolsero i comunisti nell’azione di governo. Interessi di potere, giochi politici e beghe di partito tarparono le ali e i sogni di cambiamento di quei giovani, che furono costretti alla resa.

A tre chilometri dalla rivoluzione non è però soltanto un documentario sulle particolari vicende politiche ortesi. Orta Nova diventa ombelico della Capitanata, della Puglia, del Mezzogiorno, emblema delle contraddizioni che ne hanno frenato lo sviluppo e che ne avvelenano il futuro.
La storia di Lino Gaeta, Donato Ciletti e Andrea Di Dedda è la stessa di tanti altri giovani sognatori costretti ad arrendersi al realismo duro e spietato di una politica, di una classe dirigente incapaci di guardare agli interessi generali.

Raccontando dei suoi tre concittadini, Angelo Casto racconta anche un po’ se stesso. Se volete capire di più il personaggio, vi suggerisco la visione dell’omaggio che l’associazione di promozione sociale NoiAltri gli ha tributato in occasione della uscita del suo libro L’ultimo respiro a Mezzogiorno (lo trovate sotto il trailer del documentario): un filmato delizioso che sintetizza con rara efficacia sia il cinema che il modo di pensare di Angelo.
Per un cineasta, tanto più per uno “che ha studiato”, come lui, la rivoluzione sta sempre nel cinema. A un certo punto della sua vita, come Lino, Donato e Andrea, anche Angelo si è lasciato tentare dalla politica, ad essa affidando le speranze di cambiamento. E come loro, è stato costretto ad alzare le mani.

Però gli resta il cinema, che lui sa fare benissimo. E finché c’è cinema, c’è speranza.

Geppe Inserra

[Nella foto che illustra il post, Lino Gaeta]

A TRE CHILOMETRI DALLA RIVOLUZIONE, IL TRAILER

NOIALTRI RACCONTA ANGELO CASTO

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Author: Geppe Inserra

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