La verità sulle antiche mura di Foggia

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Il passato è immutabile. Ma può cambiare, eccome, la conoscenza che ne abbiamo, rendendolo in qualche modo diverso. A questo servono le ricerche degli storici e degli studiosi: a produrre una nuova relazione con ciò che siamo stati, e di conseguenza a renderci più consapevoli di ciò che siamo.
Ho la fortuna di avere tra gli amici e i lettori di Lettere Meridiane Claudio Grenzi, coraggioso editore foggiano il cui catalogo è molto ricco di preziose narrazioni del passato. Qualche giorno fa, Claudio mi ha chiamato per commentare gli articoli che il blog aveva dedicato all’esatta denominazione di Porta Grande.
“Ti ricordi Foggia Sotterranea?”, mi ha detto. “Nel libro c’è un capitolo straordinario, forse il contributo più importante del volume, scritto da Pasquale di Cicco, che parla proprio delle porte e delle mura delle città, chiarendo una volta per tutte la questione.”
Foggia Sotterranea è un libro importante, decisivo per la conoscenza di quel tesoro nascosto della città rappresentato dagli ipogei, ma purtroppo sfortunato. Avrebbe dovuto essere presentato a marzo del 2020. La data era già stata fissata, quando sopraggiunse il lockdown. E non se ne fece più niente. (Però il libro è in commercio, quindi compratelo e leggetelo, lo trovate in libreria o qui).
Nel caso di Foggia Sotterranea, Claudio Grenzi non è stato solo l’editore, ha progettato i contenuti del volume, ha messo assieme la squadra degli autori, per valorizzare gli ipogei, ma anche per far il punto sul palazzo imperiale di Federico II: “dalla fondazione medievale e sulle presenze materiali ancora visibili nel centro storico e nei musei, attraverso un ricco apparato iconografico e nuove ricerche, viene presentata una antologia delle attuali conoscenze storiche ed architettoniche della città antica”, si legge nel colophon. Obiettivo ambizioso, ma perfettamente raggiunto.

Ma torniamo a Pasquale di Cicco. Gli amici e i lettori di Lettere Meridiane lo ricordano bene perché firmarono la petizione e sostennero l’iniziativa che il blog portò avanti con Maurizio De Tullio per chiedere al Comune di Foggia il conferimento  della cittadinanza onoraria all’illustre studioso, cosa che avvenne in una bella cerimonia a Palazzo di Città, il 30 ottobre 2017. Impareggiabile archivista, di Cicco ha diretto per decenni l’Archivio di Stato, collazionando, approfondendo e pubblicando documenti che hanno permesso di far tornare alla luce pezzi altrimenti dispersi della storia di Foggia.

Nel capitolo di Foggia Sotterranea segnalatomi dall’editore Grenzi (grazie per la preziosa dritta, Claudio) di Cicco fa il suo mestiere come meglio non potrebbe. Compulsando i documenti di quel prezioso testo che è il Libro Rosso di Foggia riscriver la storia delle mura e delle porte della città, facendo giustizia anche di molti luoghi comuni.
La prima parte del capitolo di Foggia Sotterranea affidato alla penna di Pasquale di Cicco (A metà 500 nel Libro Rosso di Foggia “SOPRA LA CONSERVATIONE DE L’ALTRE MURA CHE CIRCONDANO DICTA TERRA”) è appassionante come un racconto di Borges. Vi si racconta la controversa storia del Libro Rosso, che si riteneva fosse andato irrimediabilmente perduto nell’incendio del municipio del 1898, fino a quando, nel 2003, la Provincia non acquistò da un antiquario una copia del manoscritto redatto da Saverio Coda risalente al 1738.
Ma veniamo a noi. È proprio il Libro Rosso che consente, come scrive Di Cicco, “di fare definitiva chiarezza su dibattute questioni quali quelle riguardati le mura urbane, la porta grande, il palazzo del Capitano.”
Ci occuperemo oggi delle mura. Domani, degli altri argomenti affrontati dallo studioso.
Come afferma di Cicco, le prime attestazioni circa l’esistenza delle mura si rinvengono in documenti del 1125 e del 1157. Dunque le mura sono molto antiche, praticamente coeve alla nascita della città.
I documenti non ci dicono di che materiali fossero fatte, però il fatto che l’abitato fosse protetto da mura denota che Foggia era già da allora una città. Mantenerle per i cittadini era un privilegio, ed anche un onere finanziario di non poco conto. “Alla fine del XII secolo – scrive di Cicco – stavano per essere abbattute, ma tale pericolo fu schivato poiché l’università (si chiamava così l’amministrazione che a quei tempo governava la città, n.d.r.) corrispose all’imperatore Enrico VI la somma di 8000 once d’oro; “perite per l’incuria di Marco Gualdo, generale tedesco e governatore di Foggia al tempo della minore età di Federico II.”
Fu proprio Federico II, indispettito dal tradimento della città nei suoi confronti a farle abbattere, nel 1230. Vennero tuttavia ricostruite, non si sa bene quando. Sta di fatto che nel suo documentato studio, di Cicco, documenti alla mano, ne attesta l’esistenza nel 1362 e nel 1407.
Un’ulteriore testimonianza si riferisce al 1465, quando il re Ferrante I d’Aragona, “tra le varie concessioni fatte, dispone che l’università dopo aver corrisposto con i suoi proventi la provvisione al capitano distribuere debear ipso proventus pro reparatione murorum dictae terrae Fogiae (deve investire tale provento per la sistemazione delle mura della detta città di Foggia.”
Le mura necessitavano spesso di essere riparate. Il 18 agosto del 1541, il viceré di Napoli, Pietro di Toledo concede una significativa somma “per riparazione de ditte muraglie”. Anche allora i lavori non dovevano procedere proprio speditamente, se è vero che qualche anno più tardi, nel 1547 lo stesso Pietro di Toledo chiede al governatore di Capitanata, Ferdinando Cornegio a che punto fossero i lavori.
Il Governatore nomina un commissario che viene incaricato anche della sistemazione della porta Grande e della costruzione del palazzo del capitano, di cui ci occuperemo domani.
Di interesse particolare è un altro documento citato da di Cicco, e datato 1550, da cui si evince che le mura comprendevano anche un torrione.
L’ultimo documento che parla delle mura di Foggia risale al 1632 quando ai cittadini foggiani viene chiesto di contribuire alla riparazione di “muraglie e torri.”
“Nei primi anni del Settecento – conclude di Cicco – Foggia è detta città senza mura oppure con pozioni di mura.”
La presenza di mura è attestata anche da piante dell’epoca come quella, celebre, dell’Angelica ed una carta custodita nella sezione lucerina dell’Archivio di Stato di Foggia, pubblicata per la prima volta proprio nel volume edito da Claudio Grenzi. Potete ammirarle entrambe nel post (in alto la carta di Lucera, qui in basso quella dell’Angelica).
Geppe Inserra
(1. Continua)

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Author: Geppe Inserra

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