Il fatidico e prodigioso 1731 foggiano (di don Michele Pistillo)

Lettere Meridiane pubblica un documento di notevole interesse storico e religioso. Si tratta di un raro articolo scritto dal sacerdote Michele Pistillo sulle apparizioni della Madonna dei Sette Veli. Non sono in grado di dire se, quando e su quale testata l’articolo sia stato pubblicato. Quello in mio possesso, regalatomi da don Tonino Intiso, è un dattiloscritto di cinque cartelle, corretto dall’autore.
Il lavoro di Pistillo riveste un interesse particolare perché riporta, virgolettati, alcuni brani tratti dalla Memoria storica dell’Iconavetere di Francesco Ricciardi, libro andato perduto nell’incendio che distrusse l’archivio comunale.
Pistillo ha lavorato su una copia del volume che ha rinvenuto nella biblioteca privata di una famiglia foggiana. La testimonianza di Ricciardi ha un valore particolare, perché vi si apprende che la prima apparizione della Vergine patrona di Foggia non sarebbe stata il 22 marzo 1731, come si ritiene, ma il 21, ovvero il giorno stesso del terremoto che rase al suolo il capoluogo dauno.  (g.i.)

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La cappella della famiglia Celentano presso il Convento dei Cappuccini dove si verificò l’apparizione

Il sisma del 20 marzo 1731 arrecò non pochi danni alla Chiesa Collegiata e alla stessa cappella della Iconavetere. Secondo la narrazione del can. Manerba, verso la sera di quel funesto giorno il sacerdote d.Nicola Tedesco liberò la sacra immagine dalla nicchia. Poco dopo l’Iconavetere fu portata al convento dei Cappuccini. “Quivi stette tutta la notte delli venti, e ventuno”.
L’arciprete e capo del Capitolo d. Nicola Guglielmone nel testimoniare la verità delle apparizioni non fa alcun riferimento al gesto dello spericolato sacerdote, e per di più asserisce: “Per liberarla (la sacra Immagine) dalle rovine, stimai bene, come capo del Capitolo, farla trasportare il giorno appresso del flagello nella chiesa de’ RR.PP.Cappuccini, sita fuori le mura di questa città, meno patita delle altre chiese”.
Rilevata questa piccola dissonanza di tempo, narriamo le storiche apparizioni della Madonna che ebbero inizio il 22 seguente. Fanno da guida le testimonianze giurate di sacerdoti e laici rilasciate al Luogotenente don Nicolò Tafuri, canonico, incaricato per l’occasione dal vescovo di Troia Mons. Giampietro Faccolli. Sono riportate nel recente libro del can. d. Michele Di Gioia dal titolo La Madonna dei Sette Veli, in ordine di comparizione dei testi davanti all’incaricato vescovile dal 24 aprile al 2 maggio. È bene però raggrupparle in ordine alle diverse apparizioni.
La prima apparizione avvenne, come è risaputo, la mattina del 22 marzo, giovedì santo. La Madonna fa vedere il suo volto dall’ovale nero del Sacro Tavolo non ad una  persona ma a molte. Di questa apparizione (stando a quelle riportate dal Di Gioia)  abbiamo appena due testimonianze giurate: quella dell’arciprete Guglielmone e quella del Guardiano del Convento dei Cappuccini P. Bernardino da Serracapriola. Sostanzialmente concordano e qualche espressione addirittura sembra concordata ad litteram pur essendo state rilasciate le due testimonianze a due giorni di distanza l’una dall’altra (24 aprile quella del Guglielmone e 26 quella di P.Bernardino).
Come si svolsero i fatti. Il sacro Tavolo dell’Iconavetere era stato collocato nella cappella gentilizia di Giuseppe Celentano situata a sinistra della porta d’ingresso e fatta costruire nel 1728 dal medesimo come tomba di famiglia. La mattina del 22, essendo la chiesa aperta si vedevano sempre fedeli che sostavano in preghiera davanti all’altare della Madonna. Frattanto fuori l’arciprete ed il guardiano erano intenti a preparare sia l’altare per celebrare la S.Messa all’aperto, sia un tavolo dove porre l’immagine della Madonna.
Ci fu chi si avvicinò con un fare convulso all’arciprete e gli sussurrò che i fedeli che sostavano nell’interno della chiesa avevano visto apparire dall’ovale il volto della Madonna. Narra p. Bernardino: “fui chiamato frettolosamente per parte di detto Arciprete, da cui accorso, dal medesimo mi fu detto che fussimo andati nella suddetta chiesa, dove stava essa sagra Imagine poiché d’alcuni divoti cittadini Imagine l’era stato detto che Nostra Signora era apparsa e faceva vedere il suo volto nel suddetto tondo”.
Fatta sgombrare la chiesa, i due anzidetti e P. Stefano da S.Remo Pennese calarono la sacra immagine dall’altarino, la posero sopra un banco per poterla osservare più da vicino.
Il reggimentario avvocato Antonio Francesco Ricciardi scrisse nel 1749 una Memoria storica dell’Iconavetere che entrò a far parte del Libro Rosso della città ma che andò distrutta assieme ad altri documenti facenti parte del detto Libro Rosso nell’incendio del Comune provocato da alcuni rivoltosi i1 28 aprile 1898. Per caso mi è capitato di vedere una copia di detto manoscritto, non completa in tutte le parti e gelosamente custodita da una famiglia di Foggia. Dalla narrazione il Ricciardi fa capire che non pochi devoti abbiano avuto la grazia di vedere il volto della Madonna anche il giorno prima, cioè il 21. “Se ne pubblicò subito la fama, ma molti credettero che dalla frettolosa maniera di levarla dalla nicchia, e trasportarla si fossero lacerati, e rotti gli antichi veli, e dall’apertura fatta si scuoprisse il sagro volto”. Indi continua con il racconto dell’apparizione del giovedì santo. Trascura il particolare dell’apparizione all’interno della chiesa e continua: “ed attente le voci precorse dell’apparizione di N.S. riconosciuti (l’arciprete) li veli antichi, e ritrovato non essere rimossi in menoma parte, e così gli altri sopraposti coll’altra veste di drappo, fece trasportarla (l’immagine) sopra il nuovo eretto altare all’aperta campagna”.
Vi fu quindi una preoccupazione da parte dell’arciprete Guglielmone di esaminare bene se i veli fossero stati manomessi. Più che ad una visione si pensava ad una parziale scopertura del volto della Madonna, causata dallo strappo delle vesti e dei veli. Invece, egli racconta: “vidi chiaramente il volto di Maria SS.ma con distinzione di tutte le sue parti insieme con detti Padri, nonostante l’impedimento dei veli negri, che ci cagionò somma tenerezza, devozione e lacrime per un tal prodigio giammai in tanti secoli accaduto.”
L’arciprete iniziò la celebrazione della S.Messa solenne durante la quale tenne l’omelia. Vi fu la comunione generale. Ma durante la celebrazione il volto della Madonna frequentemente appariva al popolo.


Delle apparizioni del sabato santo, 24, abbiamo testimonianze dirette di tre sacerdoti: l’arciprete Guglielmone, il can.D.Francesco Antonio Garzillo e P.Giovanni di S.Antonio, guardiano del convento alcantarino S.Pasquale, e di quattro laici qualificati per la loro carica: Niccolò Maria De Carolis, Mastrogiurato (cioè capo dell’amministrazione civica), Luca Bruno, Reggimentario ed Eletto (cioè consigliere ed assessore di oggi), Francesco Antonio Ricciardi, Reggimentario ed avvocato e Antonio Ziccardi, Reggimentario ed Eletto. Deve aggiungersi la relazione circostanziata che il Presidente e Governatore della R.Dogana, D.Carlo Ruoti inviò al vescovo di Troia Mons.Faccolli, come testimone dei prodigi.
Gli anzidetti notabili e il Preside e Governatore dell‘Armi della Provincia di Lucera, oltre ad altri Gentiluomini si riunirono la mattina di sabato per esaminare la cosa e decisero di recarsi  tutti sul piazzale antistante il convento dei Cappuccini “dove stava eretto l’altare colla detta sacra icona.”
Frattanto si snodava intorno alla città (non si potevano attraversare le vie interne per il pericolo ancora incombente) una processione di penitenza da parte di sacerdoti e religiosi “scalzi e coverti di cenere” specifica il can.Garzillo che vi partecipò di persona.
Le apparizioni si verificarono già prima dell’inizio della S. Messa e ripetutamente durante la celebrazione. Il Garzillo, P. Giovanni e il Bruno asseriscono di aver visto prima del volto della Madonna una nuvoletta. Il can. Garzillo: “alle prime non vidi se non che li soliti veli negri, e continuando a guardare vidi pian piano comparire in esso tondo una nuvoletta bianca e consecutivamente cominciai ad osservare un volto bianco e delicato distinguendolo bene nelle sue parti che si moveva in esso tondo ed in atto di mirare tutti noi ed il popolo orante, e a tal veduta intesi gridare tutti gli altri presenti: “Eccola, eccola”, e ricolmi  di tenerezza e consolazione grondavano tutti continue lagrime dagli occhi….” Questo prima della celebrazione della S.Messa; così anche narra P. Giovanni: “mentre il Rev.Arciprete e Capo del Capitolo diè principio alla Messa ed io avendo alzato gli occhi al suddetto tondo(del quadro) alla prima non vidi se non che li soliti veli negri, e dopo vidi pian piano comparire una nuvoletta, nella quale osservai un volto oscuro, che a poco a poco divenne bianco, discernendo in esso volto fra gl’ altri membri gli occhi e la bocca ed in cantarsi l’Alleluia e nell’elevazione dell’Ostia osservai allegro e più distinto, girando ora da una parte ora da un’altra del tondo, ed alle volte nascondendosi, ritornando poco dopo di nuovo a comparire…”.  Il Bruno: “guardando nel detto tondo non vidi alla prima senonché li
soliti veli negri e continuando lo sguardo vidi pian piano dal di sotto di detti veli uscire come una nuvoletta, la quale accostatasi vieppiù alli veli, vidi più distintamente la sagra testa e vidi Nostra Signora movibile e distinguendo via più esso sagro volto nelle sue parti, l’osservai girare da un lato all’altro di esso tondo in atto di mirare presenti….”

Durante la settimana di Pasqua si verificarono altre apparizioni. Ci attesta P.Guglielmo Maria Tarallo dell’ordine eremitano di S.Agostino di Foggia che si tenevano in quei giorni varie processioni penitenziali che avevano come meta il sacro Tavolo della Madonna “ed esso sagro volto si compiaceva farsi vedere quasi da tutti…; coll’occasione che andavo predicando per questa città ed al popolo la penitenza un giorno della settimana di Pasqua di Resurrezione, non mi ricordo distintamente, avendo io con gli altri religiosi del nostro convento di S.Agostino di questa città formato una processione di penitenza, portando con noi la statua del glorioso S.Nicola da Tolentino con gran sequela di popolo, dopo aver girato la città predicando ed animando il popolo a ricorrere alla protezione di Nostra Signora giunti nella detta chiesa de’PP.Cappuccini e posti tutti ad orare a’ piedi d’essa sagra Immagine, dopo d’averle posto dirimpetto la suddetta statua di S.Nicolò, cominciai a predicare senza che si facesse vedere il sagro volto, ma solo nel tondo suddetto si vedevano i veli negri e nel mentre rappresentava il fatto accaduto in Cordua in una consimile processione di detto Santo col Crocifisso, alzai gli occhi al suddetto tondo e “vidi chiaramente comparire il sagro volto di Maria movibile….”. Il suddetto padre attesta che egli personalmente ha visto altre volte la faccia della Madonna recandosi a venerarla nella chiesa di S.Giovanni.
Il canonico D.Giuseppe Ziccardi attesta di aver vista l’apparizione la mattina del 27 marzo nella chiesa dei Cappuccini.
La domenica in Albis, l’Icona venne trasferita alla chiesa di S.Giovanni Battista officiata dalla confraternita della SS.Annunziata. Detta chiesa era comoda sia per il popolo che ormai, cessato il pericolo, era rientrato del tutto in città, sia per il Capitolo che la doveva officiare essendo chiusa al culto la Collegiata. Anche in questa occasione vi fu una solenne e lunga processione lungo il perimetro cittadino. Il S.Tavolo veniva fatto fermare ad ogni porta della città. Ad essa processione parteciparono tutti i sacerdoti del clero secolare e regolare, le autorità cittadine e della Dogana.
Sul piazzale antistante la chiesa di S.Giovanni l’arciprete rivolge al popolo un breve discorso. “Ed in atto che da me si sermoneggiava, racconta il detto arciprete, si fe’ nuovamente vedere detto sagro volto specialmente da’ detti Regi Ministri e Governanti.”
Il Guglielmone attesta che in detta chiesa il volto della Madonna  s’è fatto ancora vedere “da tempo in tempo da ogni ceto di persone così cittadine come forestieri, portatosi a venerare essa sagra Imagine, e così tuttavia va continuando, siccome è notorio in tanto a’ cittadini, quanto a’ forestieri.”
Il canonico d.Giuseppe Tortora di anni 42 non sappiamo per quale motivo non fu presente alle diverse apparizioni. Ne fu informato dai confratelli e da altre persone dai quali fu esortato a recarsi a venerare la Madonna “ed osservare il gran prodigio, io li risposi che tutto credeva e non avevo necessità di vedere (bell’atto di fede!, n.d.r.)”. Ma ogni giorno, da quando il quadro della Madonna fu portato a S.Giovanni, egli si recava in quella chiesa per l’Ufficio Divino.
Il 25 aprile evidentemente si dovette ripetere il prodigio perché il Tortora attesta che si recò in chiesa coi canonici D.Giuseppe Ziccardi e D.Francesco Antonio Garzillo e mentre con loro recitava l’Ave Maria Stella, alle parole “Montra te esse Matrem “alzai umilmente gli occhi, egli dice, al sagro tondo di N.ra Sig.ra non vidi alla prima senonché i veli negri, e  continuando lo sguardo vidi pian piano in esso tondo come una nuvoletta che s’accostava alli veli e guardando via più, cominciai a vedere la figura di una testa e questa più da me mirata vidi con distinzione il volto di Nostra Sig/ra muovere e girare per esso tondo…
La domenica seguente 29 aprile il medesimo canonico stando a pregare davanti all’altare dove in quel momento si celebrava la S.Messa vide con chiarezza che “esso sagro volto si chinò a venerare la sagra Ostia e Calice.”


Il Priore del Convento dei Domenicani di Foggia, P.Nicola Pandolfelli, si assentò subito dopo il terremoto per affari urgenti della comunità e perciò non potè assistere alle apparizioni. Di ritorno, conobbe il grande evento e il 20 aprile si recò nella chiesa di S.Giovanni per venerare il sacro Tavolo. Durante la preghiera alzati gli occhi verso l’ovale oscuro ripetutamente vide che il volto della Madonna compariva e sparita si ritirava dietro i veli, “per lo che mi confermai, egli attesta, nel credere tutto quanto mi era stato detto da persone qualificate e di ogni ceto sopra la verità di  tal apparizione, che tutta via continua”.
E penso che sia opportuno fermarsi a questo punto, perché è tutto quanto avvenne in quel fatidico anno 1731.
Una osservazione di chiusura. Ce la suggerisce il Ricciardi nella citata sua Memoria. Egli scriveva nel 1747.

“È benvero però che dopo qualche tempo dalle prime apparizioni non a a tutti, né tutti hanno la stessa sorta di vederla di una stessa maniera, ma chi più chi meno  distinta e chiara, chi più vaga chi meno, chi di color vermiglio, chi bruna, e in un tempo medesimo, chi in modo e chi in un altro, o siccome la disposizione, la divozione e fede di chi l’adora, o come N.S. degnasi, e compiacesi; e questo è maggior portento.”

È lecito pensare che la Madonna abbia concesso anche prima del 1731 ad alcuni santi e pii sacerdoti o vescovi il dono dell’apparizione dall’ovale del sacro Tavolo. Sono grazie private che gli interessati si sono guardati bene dal propagare. Appartengono alle intimità spirituali ed anche mistiche.
Le apparizioni del 1731 hanno una notorietà storica perché erano una tangibile prova della materna protezione di Maria in una pubblica calamità.
Sono apparizioni che interessano tutta la città perché con esse la Madonna ha voluto premiare la fede dei foggiani, che per sette secoli l’avevano onorata senza vedere l’immagine.
Michele Pistillo

Il De Carolis: “osservai qualche cosa più dei de’ veli, come dal di dentro del tondo uscisse in fuori una nuvoletta bianca e poi appresso viddi più distintamente una testa che si moveva ecc…”.
Michele Pistillo

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Autore: Geppe Inserra

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