Pro e contro i parchi off-shore: lo sviluppo non è mai neutrale

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Con un commento come sempre puntuale e fuori dagli schemi, Girolamo Arciuolo invita  ad essere più  cauti sulla questione dei parchi eolici off-shore, che con ogni probabilità faranno  la loro comparsa nello specchio di Adriatico che bagna la provincia di Foggia, da Chieuti a Manfredonia.
“Parlavo con un pescatore di questa questione – scrive Girolamo –  e mi diceva che le superfici con le pale eoliche diventano aree di ripopolamento ittico. Se poi consideriamo come si vedono le Tremiti dalla riva del Gargano, possiamo immaginare come si potrebbero vedere (o non vedere) le pale eoliche dipinte di azzurro, ad esempio. Da Monte S. Angelo si vedono le chiatte che riparano nel golfo quando il mare è agitato. ma sono navi gigantesche.”
“Insomma, a mio avviso andrebbe approfondita la questione”, conclude l’amico Arciuolo, e la sua tesi mi trova assolutamente d’accordo.
 Il problema è proprio questo: che quando si parla di sviluppo dell’economia, le questioni non vengono mai abbastanza approfondite, né tanto meno viene fatta un’adeguata e corretta ponderazione dei benefici e degli svantaggi che un certo insediamento comporta.

Le scelte di politica industriale e produttiva non sono mai neutre. Il petrolchimico di Manfredonia ha evidentemente condizionato lo sviluppo turistico della zona. Ma è innegabile che ha favorito un processo di industrializzazione che diversamente la città sipontina non avrebbe mai conosciuto.
Lo stesso discorso vale per quello che è passato alla storia come lo scippo del metano. Non appena venne rinvenuto nelle viscere dei Monti Dauni e vennero aperti i pozzi,  il prezioso gas naturale venne sottratto al territorio ed utilizzato per alimentare il nascente polo industriale di Taranto. Ma la Capitanata ebbe, in cambio, investimenti da parte delle partecipazioni statali che si rivelarono decisivi per il decollo dell’industrializzazione.
La differenza tra oggi e allora, è che quella stagione fu accompagnata non solo da un intenso confronto tra partiti, sindacati e governo, ma da una partecipazione popolare destinata a restare nella storia della democrazia nel Mezzogiorno. Per chiedere che il metano venisse utilizzato in loco, scesero dai Monti Dauni in trentamila, e sfilarono sul capoluogo.
Oggi, invece, il dibattito sullo sviluppo – anche quello che comporta ricadute più o meno pesanti sull’ambiente e sul paesaggio – è appannaggio esclusivo degli addetti ai lavori. I partiti non ne parlano più o quasi. Il sindacato di tanto in tanto. Mentre il paesaggio ed il territorio cambiano inesorabilmente, e forse irreversibilmente.
Non si tratta quindi di essere pregiudizialmente pro o contro i parchi eolici off-shore. Ma di discuterne. Seriamente, rigorosamente.

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Author: Geppe Inserra

4 thoughts on “Pro e contro i parchi off-shore: lo sviluppo non è mai neutrale

  1. caro Geppe , ho letto il tuo articolo circa la possibile futura localizzazione di un parco eolico in una zona prospicente le nostre coste. Se mi è possibile vorrei esprimere una mia opinione, molte volte è vero che alcune reazioni sono determinate da alcuni convincimenti precostituiti e neanche tanto corretti. Quello su cui non sono convinto è che non dovremmo discutere sul parco eolico si parco eolico no.Ma si dovrebbe discutere su quelle che sono le nostre direttive di sviluppo nel territorio. Vogliamo uno sviluppo industriale spinto ? Oppure si vuol puntare ad uno sviluppo turistico- agricolo con risvolti industriali , che badi alla salvaguardia dell'ambiente ? Una volta deciso questo parliamo d'altro. Se saremo convinti per uno sviluppo industriale dovremo in parte rinunciare ai paesaggi , come in parte abbiamo già fatto nel subappennino. Proprio per questo motivo, alla luce dei risultati in quelle zone però dovremmo chiederci , questi sacrifici ambientali è sicuro ci porteranno un vantaggio è questo sarà duraturo e compatibile con la nostra salute e quella dei nostri figli.A proposito del parco eolico nel golfo se si vorrà rinunciare all'aspetto ambientale dovremo fare in modo che almeno l'energia prodotta in loco venga usata in loco e a costi più bassi per le future aziende che vorranno venire a impiantare delle loro produzioni nel nostro territorio. dovremo investire le stesse aziende che installano o gestiscono gli impianti , della responsabilità della bonifica futura in caso di dismissione dell'impianto. Per chi parla di Horn rew 1 e 2 in Danimarca parla di un ecosistema leggermente diverso, un mare più aperto e con interessi turistici delle zone degli impianti che non hanno il pregio delle nostre coste. Orbene decidiamo prima quale deve essere il nostro futuro e poi facciamo il resto. Possibilmente in tempi brevi, qui da noi tra inceneritori, impianti a biomasse,trivellazioni e eolico, siamo già partiti con un futuro in cui vedo grossi vantaggi per altri ma non per il territorio.

  2. Condivdo molto l'approccio di Marcello Sciagura.
    Riflettevo su un paio di questioni. Di località che vivono solo di turismo, forse in Italia ve ne sono solo due o tre: forse Venezia, che però a pensarci bene non potrebbe sopravvivere senza Marghera, forse Capri, forse Cortina d'Ampezzo, qualche altra piccola località e poi basta.
    San Giovanni Rotondo, ad esempio, contrariamente alla vulgata, non vive affatto grazie al Turismo ma principalmente grazie all'industria della salute.
    del resto col turismo si vende la qualità di un territorio (come amenità dei luoghi, presenza di storia e monumenti, occasioni ricreative e di socialità e di svago, qualità dell'alimentazione e della ristorazione, cordialità delle persone …)che o ci sono oppure è difficile "produrre".
    Un produttore di scarpe può anche formare i propri dipendenti. col turismo accade invece che il ristoratore capace può pure formare al meglio i propri camerieri ma nulla può per formare i cittadini, i vigili urbani, gli esercenti attività commerciali … e quindi l'insieme dei soggetti che costituiscono una comunità.
    La cordialità e lo spirito di accoglienza e il rispetto degli altri, o sta già nelle corde di un territorio o non lo inventi in una stagione.
    è vero il Gargano è spettacolare. ma lo sono anche i suoi cittadini? oppure non è forse vero che lo spirito garganico ha un non so che di ombroso, di inospitale e, in definitiva, di inadeguato? Noi forse non siamo quelli che rubano le auto, che buttano il pacchetto delle patatine o delle sigarette a terra, lasciano le lavatrici vecchie lungo la strada per la Foresta Umbra?. Noi non siamo quelli che puntano a fregare il cliente (tanto quello è tedesco e non riconosce una scamorza industriale da un caciocavallo di pregio …?)
    ecco allora che vanno considerati alcuni elementi fondamentali:
    per un verso il turismo da solo non può far decollare un territorio largo e complesso.
    Per altro verso il Turismo è un settore ad enorme livello di complessità, in quanto vi cooperano molti attori e una molteplicità di elementi, tutti ben difficilmente coordinabili e gestibili con razionali semplici interventi di management.
    Inoltre, prima si costruisce qualità della vita, reddito e cordialità dei rapporti per i cittadini che vivono stabilmente in un territorio e solo poi si può realisticamente pensare di poter offrire un prodotto accettabile per gli ospiti.
    Per fare tutto ciò occorre produrre ricchezza e la modalità più efficiente per produrre ricchezza è la tanto vituperata industria.
    Per questo, chi pensa alla bellezza del nostro territorio e alla possibile valorizzazione turistica di quella bellezza deve rassegnarsi all'idea che l'industria sia utile e anzi necessaria. Deve rassegnarsi all'idea che servono le tecnologie, che il gasdotto è nulla o poco impattante e che comunque è necessario ecc. ecc.
    deve rassegnarsi all'idea che è meglio un territorio pulito e curato e arricchito dal lavoro semmai anche grazie alla tecnologia del termovalorizzatore o (anatema) dell'inceneritore che della "monnezza" a cumuli e maleodorante sotto casa, anche perché nessuno è mai riuscito nell'impresa di dimostrare che pugliesi o campani sono più furbi di tedeschi, danesi, bolognesi o bergamaschi che mai si sono sognati di organizzare sotto vessilli ambientalisti, presidi di nonne, donne di casa, pregiudicati in vespino, a difesa del territorio perla monnezza maleodorante e contro gli impianti a norma comunitaria, per lo smaltimento dei rifiuti.
    (sono andato forse fuori traccia. ma in definitiva forse meno di quanto sembri)

  3. volevo solo aggiungtere che condivido t o t a l m e n t e, il tema della partecipazione come forma della Politica (così come la intendono Cuperlo o Vendola, ad esempio). La cd politica che delega le scelte alla tecnica e si concentra sulla "intermediazione impropria", è invece l'espressione tipica del politicismo debole, becero e ignorante di questi anni.

  4. Egregio Girolamo, ho letto attentamente ciò che hai riportato nel commento. Condivido pienamente quella che è la descrizione quasi antropologica che ne fai della nostra gente ,però spero che condividerai di permettere anche a chi ha queste caratteristiche , che poi chiaramente non sono la maggioranza, di poter partecipare ad una decisione sul futuro suo e dei suoi discendenti,con coscienza e conoscenza. Perdonami ma devo anche essere stato poco chiaro nel mio commento, ma non ho mai detto che dovremo vivere solo di turismo. Dovremo però indirizzare la nostra scelta di futuro in una direzione di rispetto ambientale, anche da un punto di vista industriale.Quello che dici sui danesi, inglesi, tedeschi, bolognesi e bergamaschi ti assicuro non è mica vero. Anche loro protestano e stanno rivedendo degli errori di sviluppo industriale, fatto con qualche scelta errata. A tale proposito ti invito, se avrai la possibilità di vedere due bei film documentario uno è " Sporchi da morire" l'altro è "trashed" te li consiglio saranno chiarificatori per alcune scelte , così come per me.Se non dovessi averne la possibilità vedremo come fare, mi puoi contattare alla mia e-mail "info@marcellosciagura.it" anche perchè ci darebbe la possibilità di parlarne di persona.

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