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Quella di oggi è una giornata amara, amarissima per la cultura foggiana e pugliese. È infatti l’ultimo giorno di apertura della sezione dell’Archivio di Stato ubicata in viale Francia, a Foggia. Non stiamo parlando di un magazzino in cui vengono custodite inutili carte, ma di uno dei più qualificati Archivi di Stato d’Italia, frequentato da moltissimi studiosi per l’importanza della carte e dei documenti conservati.
La chiusura è dovuta alla mancanza di personale. Gli uffici apriranno una sola volta alla settimana, grazie al personale impegno della direttrice, dott.ssa Grazia Battista, peraltro prossima al pensionamento, in programma nel prossimo mese di febbraio. Se l’organico non verrà rinforzato, la sede di viale Francia diventerà praticamente inaccessibile.
L’istituzione foggiana è unica nel suo genere, in quanto è depositaria del ricchissimo Archivio della Dogana. Se queste carte si trovano, per fortuna, nella sede centrale di piazza XX settembre, e restano pertanto consultabili, l’elenco degli archivi conservati nella sede sussidiaria di via Francia che non saranno più disponibili alla pubblica fruizione è impressionante. Per citarne alcuni, l’archivio del Consorzio per la Bonifica, gli archivi storici di numerosi comuni della provincia di Foggia e degli enti comunali di assistenza, l’archivio della Prefettura e del Tribunale Civile di Foggia, gli archivi delle Preture di Foggia, Ascoli Satriano, Candela, Cerignola e Monte Sant’Angelo, le carte del Distretto Militare, importantissimi documenti dell’Intendenza di Capitanata, alcuni archivi privati di notevole valore…
Che un Archivio di Stato così rilevante come quello di Foggia sia costretto a ridimensionare in modo così drastico i servizi offerti al pubblico è un’assurdità, che dovrebbe far riflettere il Ministro Franceschini.
La crisi degli Archivi di Stato non riguarda solo Foggia, ma è generalizzata in tutto il Paese. Ad una cronica carenza di organico si sono aggiunti i pensionamenti derivanti dall’applicazione di “quota 100” che hanno portato la situazione oltre il livello dell’insostenibilità. Lo scorso anno si registrava una carenza di 1.202 unità di personale, cui si aggiungeranno altre 386 nel 2021-2022. In sintesi, negli archivi, che attualmente contano 2.784 unità di personale, si registreranno carenze pari a 1.588 unità.
Numeri che si commentano da soli, e che certificano lo stato di crisi profonda che angustia i servizi archivistici nazionali, che pure vengono annoverati tra i servizi pubblici essenziali.
È così, caro ministro Franceschini, che intende ripartire dalla cultura?

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