Estate 1943: a Foggia non solo bombe, ma anche mitragliamenti

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Il racconto di Luciano Bianciardi che abbiamo pubblicato qualche giorno fa per ricordare l’80° anniversario del più atroce bombardamento su Foggia è prezioso non soltanto per il suo ragguardevole valore letterario, ma anche quale testimonianza in presa diretta della morte schifosa che quel giorno si abbatté su Foggia.

Non è un mistero che soprattutto da parte inglese, venne teorizzato il cosiddetto bombardamento strategico, il cui fine andava oltre quello tattico di distruggere le infrastrutture del nemico utili alla guerra, ma di terrorizzare la popolazione civile, minandone il morale.

Secondo uno dei maggiori esperti di quella tragica estate, il particolare colore dei cadaveri descritti dallo scrittore toscano potrebbe far pensare all’uso di bombe incendiarie (se volete approfondire, leggete questa lettera meridiana, che ospita un intervento di Palermo sul tema).

Quel che il racconto di Bianciardi conferma senza ombra di dubbio è la particolare ferocia dei bombardamenti su Foggia, come scrive, commentandolo, Antonio De Cosmo, intellettuale e scrittore foggiano, che racconta, traendolo da una testimonianza oculare, un episodio analogo a quello riferito dall’autore de La vita agra, nel suo bel libro Cronache da Macondo. Più precisamente, De Cosmo si riferisce ad un aspetto di quei bombardamenti strategici, mai del tutto chiarito: il ricorso a mitragliamenti a bassa quota. Ecco il testo del commento e il brano tratto dal libro.

“Francamente.  Quando leggo le notizie dall’Ucraina, al confronto con i bombardamenti di Foggia, per le macerie mi ci ritrovo – scrive De Cosmo – , ma per le vittime, quando sento cose come 3 morti e 2 feriti, mi viene di pensare a una scala di gravità da incidente stradale.

A Foggia c’è stata anche un’aggiunta di crudeltà ingiustificata. Che prima e dopo i bombardieri arrivassero i caccia a mitragliare la popolazione civile, oltre la contraerea, non mi pare un atto di eroismo bellico di quelli che oggi chiamiamo alleati.

Un episodio come quello ricordato da Bianciardi mi è stato riferito da un testimone diretto. L’ho inserito in “Cronache di Macondo”.

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In quel momento Esterina uscì di casa, salutò da lontano ed entrò in casa di Sisina.
“Quando arrivai io il bombardamento era iniziato. La chiesa sembrava gonfiarsi e ricadere su sé stessa. Non sapevo più se era meglio stare fuori o dentro. I boati erano terribili. Il fumo era acre. Una puzza terribile e polvere senza fine che entrava dalla porta spalancata”.
“E non era meglio chiuderla?”, chiese Valleverdina, che dai monti non aveva visto quella morte da vicino.
“No. No. Lo spostamento d’aria avrebbe fracassato le porte, come aveva fracassato i vetri. I banchi erano sottosopra. Non c’era niente da fare. In quei momenti non c’è niente da fare”. Si fermò sovrappensiero: “La guerra stava per finire e gli alleati…”
“Gli alleati, gli alleati…” lo interruppe Giulio, il salumiere, mettendo da parte una volta tanto la prudenza imposta dal mestiere e che per lui ormai era una seconda natura, perché non si sa mai come la pensano i clienti; ma d’altra parte sugli alleati tutti sapevano che i pareri erano divisi. “Quelli sono solo dei pezzi di mhmmhh…” e fermò la bocca con una mano, come usa, “…Non mi fate dire parole”: intendeva “parole sconce”. “Ci sono le donne. Scusatemi tutti”. Tacque un momento per ricomporsi. Poi continuò, voleva spiegarsi o sfogarsi, voleva trovare consensi o convincere qualcuno: ”Tutte chiacchiere! Dicevano che gli alleati avevano di mira gli aeroporti e la ferrovia per tagliare i rifornimenti prima ai tedeschi e poi alla marina fino a Taranto. Così dicevano tutti. Chiacchiere! Si è visto e si è capito. E come l’ho visto io, lo hanno visto tutti. All’alleato verrebbe da dirgli: ehi, amico! se sbagli mira da mille metri, o da due o tre chilometri di altezza, ti posso pure capire. Ma, se voli quasi raso terra, non lo vedi che quello sulla strada non è un carro armato, ma un povero cristo su un carretto con un cavallo spaventato che corre verso la campagna? Che spari? Che spari?! Altro che alleato. Alleato… Tu non sei neanche un soldato. Sei solo un pezzo di mhmm…. Lasciamo stare. Scusate. E comunque Peppuzzo il cicoriaro, che abitava qua dietro, così è morto. Ma lasciamo stare”.

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Author: Geppe Inserra

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